L’Italia sul caccia di sesta generazione Global Combat Air Program (Gcap) contribuisce, assieme a Regno Unito e Giappone, a segnare un’avanguardia globale. La firma a Londra dell’accordo a tre per la joint venture tra Leonardo, Bae System e Japan Aircraft Industrial Enhancement rappresenta un caposaldo per industrializzare il progetto il cui accordo è stato concluso nel 2022 dai governi di Roma, Londra e Tokyo.
L’accordo Italia-Regno Unito-Giappone
Ora ci siamo: il caccia di sesta generazione è pronto a diventare realtà e a sviluppare, con un possibile futuro allargamento all’Arabia Saudita delle partecipazioni di capitale, E l’italiana Leonardo e la filiera ad essa legata contribuiranno a rendere Roma un’avanguardia mondiale in un progetto di rafforzamento del comparto della difesa nazionale e dell’alleanza occidentale che non prende le mosse da un’innovazione statunitense o dalla risposta a una novità militare promossa dai principali competitor di Washington, Russia e Cina.
L’aereo, che ha il nome provvisorio di “Tempest”, dovrebbe entrare in operatività attorno il 2035 e secondo il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa avrà un costo complessivo di 7,7 miliardi di euro nella fase di sviluppo, progettazione e realizzazione. Non sarà solo un aereo da guerra quello che entrerà in scena. Il caccia di sesta generazione sarà una piattaforma in volo mai slegata dal contesto circostante.
Potrà operare in sinergia con le altre apparecchiature aeronautiche, operare su terra e su mare, svolgere operazioni di guerra elettronica e cyber e muoversi in combinazione con i futuri cloud center satellitari a cui, in particolare, la Difesa italiana sta lavorando. E non finisce qui: l’intelligenza artificiale sarà applicata in forma nativa sul Gcap/Tempest, come strumento capace di rendere scalabili e virtuose le tecnologie operative, i sistemi di puntamento, i radar di ultima generazione, trasmettendo e generando informazioni in tempo reale.
Leonardo e l’Italia al centro
In tutto questo campo, la tecnologia italiana sarà centrale e abilitante: è l’Italia a possedere le eccellenze chiave per abilitare il salto dalla quinta alla sesta generazione. E inoltre l’avanguardia della joint venture, che sarà basata a Reading, sarà anche di stampo industriale, perché la scala industriale del progetto dovrà evolversi in rapporto agli obiettivi convergenti di tre economie legate non solo dal filo rosso dell’eccellenza tecnologica ma anche dalla necessità di far convivere sistemi operativi complementari.
Come riporta StartMag, “le principali aziende italiane che saranno coinvolte nel programma sono Mbda Italia, Elettronica e Avio Aero: le industrie nazionali, secondo quanto indicato il mese scorso fa dal ceo di Leonardo Roberto Cingolani nel corso dell’incontro con gli analisti finanziari, si occuperanno dell’integrazione del sistema di volo, dell’integrazione dei sistemi d’arma e dell’integrazione dell’addestramento”. Sarà una grande prova per i Paesi coinvolti, anche per capire la robustezza delle nuove filiere produttive di piattaforme operative di ultima generazione. E in futuro non è da escludere che a guardare da vicino l’avanzamento del programma Gcap non siano solo i “rivali” franco-tedeschi al lavoro sul parallelo progetto Fcas ma anche gli Usa e i rivali russi e cinesi. Tutti, per una volta, a inseguire sul fronte aeronautico un’innovazione che, nella fase di più imponente corsa alle armi del post-Guerra Fredda, vede per una volta l’Italia al centro.

