Difesa /

Domenica 3 ottobre è stato un giorno storico per il Giappone: per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale un caccia è atterrato su una “portaerei”, la Izumo, prima dell’omonima classe formata da due unità.

La Japan Maritime Self Defense Force (Jmsdf) ha deciso per le sue due portaelicotteri, formalmente definite cacciatorpediniere (Ddh), di effettuare lavori di conversione per poter utilizzare i caccia F-35B in dotazione alle forze armate nipponiche. Le due unità (Izumo e Kaga), non saranno però dotate di uno ski-jump per facilitare le operazioni di decollo corto del Lightning II, come accade per le unità da assalto anfibio (Lhd) dei Marines della classe Wasp.

Le due navi vedono quindi la sezione di prua del ponte di volo, che attualmente è trapezoidale, modificata in una forma quadrata, similmente alle unità statunitensi. Questa modifica consentirà di operare in sicurezza con gli F-35B, mitigando la turbolenza durante i decolli e consentendo all’aereo di decollare e atterrare sul lato sinistro del ponte di volo, mantenendo una distanza adeguata dall’isola della nave.

Domenica il primo F-35B dei Marines degli Stati Uniti ha effettuato operazioni di volo dal ponte della Izumo, dando così il via al periodo di certificazione, per l’unità navale, che la metterà in grado di poter operare coi caccia Stovl (Short Take Off Vertical Landing) della Lockheed-Martin. Il Giappone, così, rientra nel club delle “portaerei” grazie all’F-35B, diventando il terzo Paese al di fuori degli Usa a poterlo utilizzare nel ruolo imbarcato dopo Regno Unito e Italia. Il nostro Paese aveva inviato nave Cavour negli Stati Uniti lo scorso marzo per effettuare le prove in mare per l’impiego operativo dell’F-35B, utilizzando i velivoli dei Marines. Successivamente, a fine luglio, abbiamo assistito al primo appontaggio di un Lightning II della Marina Militare mentre la portaerei incrociava nelle acque del Golfo di Taranto.

Le due Izumo misurano circa 250 metri di lunghezza per un dislocamento di 27mila tonnellate, dimensioni paragonabili a quelle di nave Cavour, e sono in grado di ospitare un massimo di 28 velivoli che vanno dagli elicotteri SH-60 Seahawk sino ai Boeing V-22 Osprey e naturalmente gli F-35B.

Già in fase di costruzione le unità sono state pensate con ascensori rinforzati e ponte di volo dotato di patina protettiva per sopportare i getti incandescenti dei motori del velivolo Stovl americano, ed inoltre, da specifica originale, era prevista la possibilità di installare uno ski-jump per facilitare il decollo degli F-35B, opzione, quest’ultima, che come abbiamo visto è stata accantonata da Tokyo, probabilmente sia per contenere i costi di adeguamento sia per poter disporre in tempi brevi dell’unità insieme ai cacciabombardieri.

Il Giappone, che possiede il secondo stabilimento di costruzione degli F-35 all’infuori degli Stati Uniti (a Nagoya) insieme al Faco (Final Assembly and Check Out) italiano di Cameri (Novara), originariamente prevedeva di dotarsi esclusivamente della versione standard del caccia, la A, successivamente ha deciso di aumentarne il numero a 100 velivoli circa di cui 40 della versione B. L’anno scorso, a luglio, la Defense Security Cooperation Agency (Dsca) statunitense aveva approvato l’aumento del numero di macchine per le forze di autodifesa nipponiche: il Dipartimento di Stato aveva approvato la vendita al governo del Giappone di 105 aerei F-35 e relative attrezzature per un costo stimato di 23,11 miliardi di dollari. In particolare Tokyo aveva chiesto di acquistare 63 velivoli F-35A e 42 F-35B e 110 motori Pratt & Whitney F135 (inclusi cinque di ricambio). Quest’ultimo ordine ha così portato il totale di F-35 giapponesi a 147 esemplari, facendolo diventare il primo caccia del Paese e la commessa estera più numerosa per la Lockheed-Martin.

Crescono le tensioni tra Pechino e Tokyo

Già la decisione di trasformare le Izumo in navi portaerei aveva provocato la dura reazione diplomatica di Pechino: il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, a dicembre del 2018 aveva affermato che se il Giappone avesse proseguito nella modificazione delle sue due unità navali i rapporti tra i due Paesi avrebbero subito un raffreddamento senza precedenti.

Pechino in quella occasione aveva fatto sapere attraverso il proprio dicastero degli affari esteri tutta la propria piccata preoccupazione per il possibile recupero della politica espansionistica del Giappone, evidenziata dalla decisione di modificare le due classe Izumo. Secondo analisti dei media cinesi la mossa del Giappone era da considerarsi aggressiva e foriera della volontà di ripetere la sua storia militaristica, pertanto i rapporti tra i due Paesi, che erano da tempo in fase di distensione sottolineata anche dalla visita di ottobre di quell’anno dell’allora Premier giapponese Shinzo Abe a Pechino, avrebbero potuto deteriorarsi.

In realtà i rapporti tra Tokyo e Pechino sono sempre rimasti tesi: i due Paesi hanno un contenzioso territoriale che riguarda l’arcipelago delle Senkaku, su cui la Cina rivendica la sovranità, e a tal fine sta intraprendendo azioni di “disturbo” sempre più aggressive tramite le sue unità navali della Guardia Costiera, che in più di una occasione hanno interferito con l’attività di pesca giapponese in quelle acque.

Il Giappone, a fronte dell’assertività cinese, di rimando sta conducendo sempre più esercitazioni congiunte coi suoi alleati – in particolare gli Stati Uniti – oltre ad aver inaugurato una campagna di riarmo mai vista nella sua storia post secondo conflitto mondiale che ha portato al record di stanziamenti per la Difesa: questa estate è stato approvato un budget che ammonta a 51,7 miliardi di dollari (42,4 miliardi di euro). È il primo bilancio della Difesa sotto il nuovo primo ministro Yoshihide Suga teso proprio a rafforzare i finanziamenti per sviluppare missili da crociera a lungo raggio e caccia stealth – di cui uno casalingo – per contrastare potenziali minacce provenienti da Cina e Corea del Nord. Una mossa che si pone in continuità col suo predecessore, Shinzo Abe, il cui mandato di quasi otto anni ha visto il Giappone espandere il ruolo internazionale delle sue forze armate.