Mentre i cieli nel Golfo tornano a riaccendersi, Islamabad si prepara a blindare la propria difesa aerea con la nuova acquisizione del HQ-17AE di Pechino. Una mossa pianificata da tempo, maturata anche dalle lezioni apprese dall’Operation Sindoor del maggio 2025, che ha segnato un punto di svolta nella traiettoria del conflitto India-Pakistan, con la transizione da un conflitto prevalentemente terrestre a uno aereo. Attraverso il supporto di Pechino, il Pakistan punta a potenziare la propria capacità di negazione dello spazio aereo nazionale.
I programmi di difesa aerea dell’Esercito pakistano sono organizzati secondo un’architettura di difesa articolata su quattro livelli: sistema di difesa aerea ad alta-media quota (HIMADS), sistema di difesa aerea a bassa-media quota (LOMADS), difesa aerea a corto raggio potenziata (E-SHORAD) e difesa aerea a corto raggio (SHORAD). Nel loro insieme, tuttavia, non costituiscono un unico sistema integrato di difesa aerea (IADS) posto sotto un comando congiunto.
L’Esercito pakistano organizza infatti i propri sistemi missilistici terra-aria nell’ambito di una difesa aerea completa, integrata e stratificata (Comprehensive Layered Integrated Air Defence – CLIAD). Si tratta di un modello in cui le diverse forze armate mantengono sostanzialmente architetture di difesa aerea separate, articolate su più livelli e concepite per coprire differenti fasce di ingaggio, dal corto al lungo raggio.
Il Pakistan potenzia le capacità di difesa aerea di punto
L’architettura di difesa aerea dell’Esercito pakistano comprende il sistema cinese HQ-9/P nello strato HIMADS, il LY-80 nel livello LOMADS e il FM-90 nello strato E-SHORAD. La componente SHORAD si distingue invece per la maggiore varietà di sistemi impiegati.
Oltre ai sistemi spalleggiabili Anza Mk II e Anza Mk III, con una gittata di circa 5.000 metri, il sistema svedese RBS-70 NG di Saab, a guida laser e con una gittata di 9.000 metri, nonché i sistemi spalleggiabili cinesi FN-6 e FN-16, entrambi con una gittata di circa 6.000 metri, sia aggiunge ora il sistema terra-aria mobile HQ-17AE.
Come si apprende da Jane’s Defence, la notizia è stata resa nota dall’aeronautica militare pakistana lo scorso 6 settembre, attraverso un video promozionale ufficiale. Si tratta di un sistema installato su un telaio Dongfeng 6×6, che integra radar di rilevamento e di guida con otto missili a lancio verticale, in grado di tracciare fino a ventiquattro bersagli e di ingaggiarne contemporaneamente quattro.
Assieme ai sistemi turchi Korkut da 35 mm e Şahin da 40 mm, il HQ-17AE contribuirà a costituire lo strato missilistico più esterno di una nuova architettura di difesa di punto, estesa fino a circa 15 km.
Al di là della differenziazione per quota di ingaggio, portata e responsabilità operative, il tratto comune dell’architettura di difesa aerea pakistana è la forte presenza di sistemi di origine cinese.
La difesa guarda alla Mecca, il procurement a Pechino
Come riportato dal Global Times, il HQ-17AE può contribuire a colmare una lacuna nella difesa aerea a corto raggio rafforzando la capacità del Pakistan di contrastare le minacce UAV. Ma le conseguenze vanno al di là del piano tattico-militare.
L’acquisto si inserisce in una cooperazione strategica tra Cina e Pakistan, sviluppata nel corso di decenni e progressivamente estesa a numerosi settori della tecnologia della difesa – dagli aeromobili da combattimento ai sensori aviotrasportati e altre tecnologie – che hanno fatto parlare di una partnership strategica “all-weather” tra i due Paesi.
I legami con il Dragone, in ambito di cooperazione militare e di esportazione dei sistemi d’arma, costituiscono una leva diplomatica per Pechino, soprattutto in contesti regionali caratterizzati da forte instabilità. Come rivelano i dati SIPRI, la Cina ha ulteriormente consolidato la propria posizione di principale fornitore di armamenti del Pakistan, passando dal 74% delle importazioni pakistane nel periodo 2015–2019 all’81% nel periodo 2020–2024.
Mentre il patto di difesa tra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita ha segnato un rafforzamento dei legami militari tra i Paesi sunniti, il recente rifiuto pakistano di attivarlo nel contesto del conflitto tra Arabia Saudita e Yemen riflette probabilmente la pazienza strategica di Pechino nei confronti dell’Iran, principale sponsor statale dei ribelli yemeniti.
L’incontro tra il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar Dar e l’omologo cinese Wang Yi a Pechino, nel marzo di quest’anno, rientrava esplicitamente nel programma di “coordinamento strategico” per promuovere una soluzione condivisa al conflitto in Iran. Un coordinamento che passa non soltanto attraverso i canali diplomatici, ma anche attraverso il procurement e la cooperazione militare, rafforzando l’interdipendenza tra Islamabad e Pechino.
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