Skip to content
Difesa

Pentagono: costretto alle dimissioni anche il generale Donahue, l’ultimo soldato Usa a lasciare l’Afghanistan

Il generale Donahue, comandante delle Forze Usa in Europa e Africa, e ultimo soldato americano a lasciare il suolo dell’Afghanistan, ha lasciato l’Esercito degli Stati Uniti. Perché?

Il generale di brigata Chris Donahue, comandante delle Forze Usa in Europa e Africa, e ultimo soldato americano a lasciare il suolo dell’Afghanistan, dopo 20 anni di sanguinosa e devastante lotta al terrorismo, ha lasciato l’Esercito degli Stati Uniti. “Ufficialmente” Donahue va in pensione anticipata, ma secondo alcune voci è stato “silurato” dal segretario alla Guerra Pete Hegseth per dei contrasti interni. E non è il primo.

Tutti ricordano l’immagine ripresa da un visore notturno: il comandante dell’82ª Divisione Aviotrasportata e dell’intero XVIII Corpo d’Armata Aviotrasportato, allora generale di divisione, sale a bordo di un aereo da trasporto strategico C-17 Globemaster in fase di rullaggio sulla pista dell’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul, in Afghanistan, la tomba degli imperi. Una partenza che segnò la fine della missione statunitense di evacuazione dei cittadini americani, dei richiedenti del visto speciale per immigrati afghani e degli afghani vulnerabili mentre i talebani avanzavano alle porte della città. Il poster di un fallimento che ricorderà a molti i giorni più turbolenti di un’altra evacuazione, quella di Saigon. Era il 30 agosto del 2021; gli Stati Uniti, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, avevano messo i boots on the ground in Afghanistan appena una settimana con le prime formazioni miste di forze speciali e operativi della CIA per dare la caccia a Bin Laden e riportare la sua “testa in cesta”. Poi i piani e la complessità dello scenario sono mutati, prolungando un’operazione di vendetta in un braccio di ferro contro un avversario inafferrabile ma persistente, durata 20 lunghi anni.

La richiesta di lasciare il suo incarico di generale a quattro stelle e vertice delle forze statunitensi in Europa e Africa e del Comando terrestre alleato della NATO il 2 luglio è stata avanzata da Pete Hegseth, che, secondo quanto riportato in precedenza da Fox News, ha “avviato una riduzione del numero di generali in servizio”. Il generale Donahue, ultimo di una ventina di comandanti militari che hanno annunciato o anticipato il ritiro sotto la gestione dell’attuale capo del Pentagono, ha risposto alle pressioni del segretario della guerra di Trump presentando le proprie dimissioni, anticipando la decisione – evidentemente inaccettata o inaccettabile – di “declassare il comando USA in Europa e Africa da quattro a tre stelle”.

Meno soldati Usa in Europa

Cadetto di West Point, Donahue è sempre stato considerato una delle stelle nascenti dell’US Army; comandante di carriera dei Ranger e della Delta Force, ha prestato servizio in Iraq, Afghanistan e Siria. Era tra i principali candidati per il ruolo di capo di Stato maggiore dell’esercito o vertice del Joint Chiefs of Staff, essendosi distinto in tutti i conflitti a cui hanno preso parte gli Stati Uniti negli ultimi due decenni, ricoprendo posizioni apicali e decisive nella “caccia alle reti terroristiche” e nella preparazione delle forze armate statunitensi nell’affrontare conflitti contro nuove tipologie di avversari, nella guerra asimmetrica che ha interessato i primi 25 anni di questo XXI secolo. Negli ultimi anni il generale Donahue ha ricoperto un ruolo di primo piano in Europa, mentre il Pentagono “applicava le lezioni apprese in Ucraina e in altri scenari di guerra moderni”, uno scenario in cui lui stesso ha contribuito, di fatto, a sostenere attivamente e parallelamente l’Ucraina nella sua lotta per respingere l’invasione russa.

Ciononostante, il segretario Pete Hegseth avrebbe deciso di “estrometterlo”, come “chiunque non corrisponda alla sua idea di leader militare”. Secondo gli analisti, Hegseth vuole “rimodellare i vertici militari” secondo la visione “meno generali, più soldati”, ma le ragioni potrebbero essere altre, più legate alla sfera politica e ai legami tra il generale e la precedente amministrazione del presidente Joe Biden che a visioni strategiche. Il ritiro di Donahue coincide non soltanto con il declassamento del USAREUR-AF, ma con l’intenzione di rivedere l’intera presenza militare statunitense in Europa. Un’ipotesi che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a paventare come “risposta” o “minaccia” nei confronti dei governi europei che ritiene non essere abbastanza accondiscendenti con le decisioni militari e di politica estera degli Stati Uniti, laddove non intendano assumersi un maggiore onere per garantire la difesa della NATO che, secondo il suo punto di vista, dipende interamente dall’America.

Nelle scorse settimane, il segretario Hegseth ha comunicato agli alleati dell’Alleanza Atlantica che avrebbe condotto una “revisione del Pentagono della durata di sei mesi sulle forze americane in Europa, concepita per garantire che la NATO si muova rapidamente e irreversibilmente verso un ruolo guida dell’Europa, assumendosi la responsabilità primaria della difesa del continente“. Secondo il segretario della guerra statunitense “alcuni Paesi non la supereranno, mentre altri la supereranno brillantemente“. Vedremo in che posizione si troverà l’Italia dopo la bagarre del G7 e le antipatie malcelate dal tycoon.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.