Un’esclusiva di Politico rivela un’importante svolta nella strategia militare della superpotenza americana: il Pentagono intende dare priorità alla protezione del territorio nazionale e dell’”emisfero occidentale” (la Dottrina Monroe), un drastico cambiamento rispetto al mandato degli ultimi anni che vedeva la Cina come principale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. Secondo tre fonti informate su versioni preliminari del documento, una bozza della nuova National Defense Strategy (NDS), consegnata la scorsa settimana al Segretario alla Difesa Pete Hegseth, pone le missioni interne e regionali al di sopra del contrasto a potenze rivali come Pechino e Mosca.
Le nuove priorità del Pentagono
Da parte dell’amministrazione Trump si tratterebbe di una presa d’atto realistica del nuovo ordine internazionale “multipolare”. Questo cambiamento segnerebbe una svolta epocale rispetto alle amministrazioni democratiche e repubblicane degli ultimi anni, incluso il primo mandato del presidente Donald Trump, che aveva indicato la Cina come il principale rivale degli Stati Uniti. L’amministrazione Trump intende dare massima priorità all’emisfero occidentale, il “cortile di Casa” degli Stati Uniti. Come abbiamo rilevato su InsideOver, le affermazioni Trump, che hanno esplicitato le mire degli Stati Uniti su Panama, Groenlandia e sul Canada, non sono affatto, come qualcuno crede, le farneticazioni estemporanee. Rientrano invece in una visione del mondo radicata nella tradizione politica a stelle e strisce, dalla Dottrina Monroe al Corollario Roosevelt.
I segnali del cambio di rotta
Come nota Politico, sebbene la NDS venga generalmente pubblicata all’inizio di ogni amministrazione e Hegseth possa ancora apportare modifiche, i segnali di questa nuova strategia sono già evidenti. Il Pentagono ha recentemente attivato migliaia di truppe della Guardia Nazionale per supportare le forze dell’ordine a Los Angeles e Washington e ha dispiegato navi da guerra e caccia F-35 nei Caraibi per contrastare il traffico di droga verso gli Stati Uniti.
Inoltre, un attacco militare statunitense in acque internazionali avrebbe ucciso 11 presunti membri della gang venezuelana Tren de Aragua, segnando un passo significativo nell’uso delle forze armate contro non combattenti. Il Pentagono ha anche istituito una zona militarizzata lungo il confine meridionale con il Messico, autorizzando le truppe a trattenere civili, un compito tradizionalmente riservato alle forze di polizia.
Gli Usa cambiano rotta sulla Cina
Queste azioni indicano un cambiamento già in corso, che ribalta la strategia del 2018 del primo mandato di Trump, che poneva il contenimento della Cina al centro degli sforzi del Pentagono. Quel documento sottolineava che “è sempre più chiaro che Cina e Russia vogliono plasmare un mondo coerente con il loro modello autoritario”.
La nuova strategia sembra in contrasto con la retorica aggressiva di Trump nei confronti della Cina, che include l’imposizione di dazi elevati e accuse al presidente cinese Xi Jinping di “cospirare contro” gli Stati Uniti. A guidare questa strategia è Elbridge Colby, capo delle politiche del Pentagono, che aveva già contribuito alla stesura della NDS del 2018. Nonostante la sua reputazione di falco anti-Cina, Colby si allinea al vicepresidente JD Vance nel promuovere una politica incentrata sul realismo, riducendo gli impegni internazionali degli Stati Uniti e prendendo atto della realtà. Vale davvero la pena impegnare risorse e uomini in un contenimento altamente dispendioso?
Il timore degli europei
Gli europei temono questo possibile cambiamento della postura globale degli Stati Uniti. Secondo un rapporto del Financial Times, confermato da un funzionario del Pentagono e da un diplomatico europeo, l’Iniziativa di Sicurezza Baltica, che fornisce centinaia di milioni di dollari a Lettonia, Lituania ed Estonia per rafforzare le loro difese, subirà importanti tagli di risorse quest’anno. Il diplomatico ha sottolineato l’importanza di questi fondi per l’acquisto di sistemi americani come gli HIMARS. Un funzionario europeo ha dichiarato al giornale che l’iniziativa mira a spingere le nazioni europee ad assumersi una quota maggiore del sostegno alla sicurezza per gli stati in prima linea lungo il fianco orientale della Nato.
Le reazioni
In un post su X, Arnaud Bertrand ha commentato il significativo cambio di rotta nella strategia militare statunitense, citando la bozza della nuova National Defense Strategy del Pentagono. “Ciò è ancora più sorprendente considerando che la redazione della Strategia di Difesa Nazionale è stata guidata da Eldridge Colby” considerato da molti un “falco” anti-Cina. In effetti, osserva, il focus sul territorio nazionale nella nuova Strategia di Difesa Nazionale indica che gli Stati Uniti “non si stanno solo ritirando dall’Asia, ma stanno implementando un ritiro strategico su tutti i fronti“.
“Il fatto è che, come continuo a sostenere, si possono negare le realtà strutturali solo per un certo periodo ed è un’impresa folle pensare di poter proiettare potenza indefinitamente a 7.000 miglia da casa, nel cortile di nazioni che sempre più ti superano in tutte le metriche che contano” sottolinea. “Agli occhi della storia, Trump non sarà sicuramente ricordato per aver reso “l’America di nuovo grande”, ma potrebbe essere ricordato per aver reso l’America di nuovo realistica, costringendola ad accettare il suo posto come una potenza tra le tante“. Ma attenzione: questo significa che gli Stati Uniti si ritireranno completamente dai diversi scacchieri globali? No. Come avverte lo stesso Bertrand, “ciò non implica necessariamente il ritiro delle truppe o di altre risorse dalla regione: mantenerle a livelli costanti, come hanno fatto gli Stati Uniti, è di fatto un ritiro, su base relativa, data la crescita della forza militare cinese“.
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