Dal 1949, anno di fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la parata del 3 settembre di quest’anno vede per la prima volta insieme a Pechino i leader di Cina, Russia e Corea del Nord. Una parata che ha mostrato non soltanto i legami diplomatici del Dragone con i propri alleati regionali e globali, ma anche il suo nuovo hard power su scala globale.
I nuovi ICBM ipersonici cinesi
Da sempre la “diplomazia visiva” delle cerimonie militari ha rivelato dettagli importanti sulla postura di sicurezza regionale o globale degli attori. E la parata di quest’anno, a Pechino, ha destato particolare interesse tra gli analisti di intelligence militare.
Nella pletora di nuove armi sfilate a piazza Tienanmen alcune tipologie di armi a lungo raggio avrebbero rappresentato la “sorpresa principale”, a detta di Hans Kristensen (Federation of American Scientists), per gli osservatori occidentali.
In modo analogo all’URSS, che con Kruscev optò per una strategia di deterrenza con missili balistici terrestri rispetto ad altri vettori (aerei o navali), anche la RPC ha tradizionalmente privilegiato sistemi di lancio da terra per la propria proiezione strategica e deterrenza nucleare. Una scelta dettata, in parte, anche dall’assenza di una rete globale di basi militari per dispiegare assetti a lungo raggio o rispondere ad attacchi lanciati da grandi distanze.
Tre nuove classi di missili balistici a gittata intercontinentale (ICBM), in particolare, testimoniano dei recenti sforzi della RPC nell’innovare e rafforzare le proprie capacità di deterrenza globale: i sistemi DF-5C, DF-31BJ e DF-61.
DF-5
La Cina iniziò a lavorare sui suoi sistemi missilistici Dong Feng (DF) negli anni Cinquanta, realizzando e rendendo operativo il proprio primo sistema ICBM nella metà degli anni Settanta: il DF-4. Da allora, il DF conobbe più o meno fortunate evoluzioni, a partire dal successivo DF-5 entrato in servizio nel 1981, e che ha costituito il modello del più recente DF-5C sfilato a Pechino.
Secondo il professor Yang Chengjun tale versione avrebbe apportato sei caratteristiche significative: un tempo di preparazione al lancio ridotto rispetto al precedente missile della serie DF-5; una portata massima capace di superare i 20.000 chilometri; una maggiore versatilità nell’impiego dei sistemi di lancio rispetto ai predecessori; una velocità di 10 Mach (circa 12.000 km/h); la possibilità di portare veicoli di rientro multipli con bersaglio indipendente (MIRV); infine, una precisione guidata simile a quella dei missili a medio e corto raggio della serie DF.
DF-31J
Il DF-31J è l’evoluzione del DF-31, un missile mobile su strada entrato in servizio per la prima volta a metà degli anni 2000. Per le sue caratteristiche fisiche (l’estremità mozza del contenitore del missile e il vano del personale, che comprende solo il lato sinistro per il conducente), nonché per la “J” inclusa nella sua denominazione (che solitamente per il EPL cinese indica la base del silos, poiché il carattere “井”o “jing” significa “pozzo”) è possibile che il veicolo mostrato si tratti di un caricatore di missili e il DF-31BJ sia la designazione dell’ICBM assegnato ai tre grandi giacimenti di silos nella Cina settentrionale.
DF-61
Ma questa parata ha visto la presentazione di un’altra nuova classe di missili balistici intercontinentali, il DF-61, che probabilmente ha sostituito il precedente DF-41 esibito durante la parata del 2019. Trasportato su un camion trasportatore-erettore-lanciatore (TEL) a 16 ruote, per rendere il missile “mobile su strada” e offrire maggiore flessibilità tattica, il DF-61 si stima possa raggiungere oltre 12.000 km.
È anche probabile che le tre classi di missili possano beneficiare anche dell’utilizzo di nuove generazioni di tecnologie per veicoli plananti ipersonici (HGVs), impiegate per trasportare le testate in fase di rientro.
Possibili scenari
Difficile fare pronostici sull’impiego operativo del nuovo arsenale cinese. È chiaro che, per il tramite di questi nuovi ICBM, la capacità di iniziativa cinese risulterebbe notevolmente avvantaggiata. In primo luogo, il Dragone si avvicinerebbe al traguardo del “Global Reach”, con sistemi d’arma competitivi (per raggio d’azione, velocità e precisione) con quelli statunitensi.
In secondo luogo, su scala regionale, tali armi potrebbero dissuadere forze armate straniere dall’intervenire in un conflitto con Taiwan o altri competitor nel sud-est asiatico. Infine, l’esibizione di nuovi veicoli ipersonici (HGV) suggerisce che la Cina potrebbe essere la prima superpotenza in grado di schierare una simile tecnologia in grandi numeri e su scala operativa.