Mercoledì 15 luglio l’Amministratore Delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha ricevuto nella sede dell’azienda italiana leader del settore difesa e aerospazio l’ambasciatrice del Giappone in Italia Hikari Ono. L’incontro, come riferisce lo stesso Mariani, “ha ribadito la solidità del partenariato strategico tra Italia e Giappone, una relazione che sta raggiungendo un nuovo livello grazie al Global Combat Air Programme (GCAP) e a una crescente gamma di opportunità di cooperazione industriale che coinvolgono aziende giapponesi leader”.
Proprio per quanto riguarda la cooperazione italo-nipponica nel settore difesa, che beneficia del partenariato strategico siglato dall’attuale governo, l’AD riferisce che è stata discussa la collaborazione per quanto riguarda le capacità di sorveglianza marittima con il velivolo Kawasaki P-1 e le future opportunità di supportare i requisiti di addestramento avanzato dei piloti dell’aeronautica militare nipponica attraverso il velivolo M-346. Lorenzo Mariani ha tenuto a sottolineare anche che già otto piloti della JASDF (Japan Air Self Defense Force) hanno completato con successo l’addestramento presso l’International Flight Training School (IFTS) dell’Aeronautica Militare Italiana a Decimomannu (Ca), realizzata da Leonardo in collaborazione con CAE, a dimostrazione della fiducia e dell’impegno condiviso che sono alla base della partnership italo-nipponica.
Sembra quindi compiersi uno sviluppo che avevamo pronosticato ma soprattutto auspicato: la collaborazione tra Leonardo e Kawasaki per il pattugliatore marittimo P-1 e la possibilità di vedere l’M-346 con le coccarde nipponiche. Com’è noto, l’Aeronautica Militare Italiana soffre di una carenza capacitiva nel settore del pattugliamento marittimo da quando i Dassault Atlantic sono stati radiati dal servizio nel 2017: da allora, infatti, l’Arma Azzurra non ha più un velivolo armato nel ruolo Antisom. L’Atlantic, ormai obsoleto, era un aereo concepito per la lotta ASW (Anti-Submarine Warfare), oltre che per la ricerca e soccorso e la sorveglianza marittima, mentre a oggi i velivoli che lo hanno sostituito, i P-72A non hanno questa capacità di attacco.
Questo divario era noto alla Difesa al punto che nel Documento Programmatico Pluriennale del 2022 era comparsa la voce per un generico “programma di acquisizione di velivoli equipaggiati con speciale sensoristica allo scopo di dotare lo strumento militare di una piattaforma multi-purpose per la sorveglianza marittima (M3A) a lungo raggio sotto e sopra la superficie”, ma il requisito non era stata messo a bilancio e non veniva individuato nemmeno quale tipo di velivolo si potesse acquisire. Il progressivo e rapido deterioramento della situazione internazionale ha trasformato questa lacuna in una vera e propria emergenza, e finalmente nel DPP 2025 è comparso l’avvio del programma congiunto tra Marina e Aeronautica che mira a colmare l’attuale lacuna capacitiva attraverso l’acquisizione di 6 Maritime Multi Mission Aircraft (M3A), destinati a soddisfare l’esigenza nazionale di disporre di una capace piattaforma aerea in grado di condurre operazioni ASW, ASuW, AWW (Above Water Warfare), MW (Mine Warfare), e attività di ISTAR ed EW, dopo che a maggio dello stesso anno Leonardo aveva confermato l’avvio dei colloqui con Kawasaki per integrare la propria sensoristica a bordo del P-1.
La soluzione Kawasaki P-1
In quel documento veniva singolarmente riferito che il programma sarà finanziato a partire dal 2027 per un totale di 1,136 miliardi di euro ma ancora una volta non veniva indicata la piattaforma da finanziare, lasciando aperte speculazioni su quale potesse essere. Sebbene allora su InsideOver avessimo ipotizzato, basandoci sui costi della singola macchina, che potesse trattarsi del Boeing P-8 “Poseidon” – il cui unico pregio è quello di essere già integrato in ambito NATO – la soluzione Kawasaki P-1 ci era apparsa ancora una volta quella più auspicabile, in quanto il velivolo è in servizio dal 2013 nell’aviazione della marina giapponese in 33 esemplari (e altri 3 in ordine), quindi si tratta di una macchina ampiamente già rodata. Il quadrimotore a getto nipponico ha un raggio d’azione di 2500 km, ma soprattutto nei suoi punti di attacco e nelle stive può trasportare siluri, missili antinave, mine, cariche di profondità oltre a tutto il necessario per la lotta ASW.
A farci guardare con favore alla soluzione P-1 sono anche i legami militari-industriali sempre più stretti tra Italia e Giappone – come dimostrato proprio dal programma GCAP – che potrebbero facilmente portare a un possibile accordo di produzione/fornitura secondo il formato G2G (Government to Government). Come già suggerito a gennaio, in questo accordo di collaborazione potrebbe trovare posto anche la vendita al Giappone dell’addestratore T-346, in considerazione della ricerca nipponica per un nuovo velivolo avanzato per addestrare i piloti e del fatto che il personale di volo giapponese si è già addestrato su quella macchina proprio all’IFTS.
L’annuncio dell’Amministratore Delegato di Leonardo è un ottimo segnale verso la finalizzazione dell’acquisizione del P-1 e verso la possibile vendita del T-346 al Giappone, ma è ancora presto per parlare di un accordo vero e proprio, sebbene tutti i segnali sino a oggi portino in questa direzione. Quali ostacoli potrebbero palesarsi? Il primo è rappresentato dalla politica interna nazionale: in periodo di campagna elettorale è sempre meglio evitare di “spendere soldi” per la Difesa dato un elettorato molto “sensibile” al tema armamenti; il secondo è di natura politica esterna ed è rappresentato dagli Stati Uniti che potrebbero, in qualche modo, mettersi di traverso nei rapporti italo-nipponici che sappiamo essere mal visti da Washington per quanto riguarda il caccia di sesta generazione.
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