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Russia e Cina hanno dato il via al secondo pattugliamento navale congiunto nel Pacifico Occidentale tra il 15 e il 16 settembre. Navi da guerra della Voenno-Morskoj Flot e della People’s Liberation Army Navy, dopo le esercitazioni Vostok-2022 guidate dalla Russia effettuate all’inizio di questo mese nel Mare di Okhotsk e in quello del Giappone, si sono riunite ancora una volta nell’ambito dell’attuazione del programma di cooperazione militare.

La formazione navale condurrà manovre tattiche congiunte ed esercitazioni che prevedono tiri di artiglieria a fuoco e missioni di elicotteri imbarcati, come riporta un comunicato stampa del ministero della Difesa russo.

La marina cinese ha inviato il cacciatorpediniere Type 055 “Nanchang”, la fregata missilistica Type 054A “Yancheng” e la nave da rifornimento Type 903A “Dongpinghu” che si sono accompagnate alle unità russe: la Vmf ha schierato il cacciatorpediniere della classe Udaloy “Marshall Shaposhnikov”, le corvette classe Steregushchiy “Aldar Tsydenzhapov”, “Sovershennyy” e “Gromkiy” insieme alla nave cisterna “Pechenga”.

L’ultima pattuglia navale congiunta è la seconda effettuata dai due Paesi: lo scorso ottobre Russia e Cina hanno effettuato l’esercitazione navale Joint Sea-2021 che ha interessato le acque del Mar del Giappone, del Pacifico Occidentale e del Mar Cinese Orientale facendo segnare anche la circumnavigazione dell’arcipelago nipponico.

Secondo quanto riferito dal media cinese di Stato Global Times, “il pattugliamento congiunto rafforzerà in modo pragmatico le capacità delle due marine nell’affrontare congiuntamente le minacce marittime tradizionali e non tradizionali e mostrerà la responsabilità delle due maggiori potenze nel contribuire alla pace e alla stabilità nella regione”. A gennaio di quest’anno le marine militari dei due Stati si erano ancora una volta riunite per l’esercitazione Peaceful Sea-2022, effettuata nel Mare Arabico. Secondo quanto riportato allora dal Ministero della Difesa di Mosca, la Russia era rappresentata da un gruppo di navi della Flotta del Pacifico, tra cui l’incrociatore Varyag, il cacciatorpediniere classe Udaloy “Admiral Tributs” e la nave cisterna “Boris Butoma”, che poi hanno fatto rotta per il Mediterraneo passando dal Canale di Suez prima dello scoppio del conflitto in Ucraina. Le forze navali cinesi includevano il cacciatorpediniere Type 052D “Urumchi” e la nave rifornimento “Taihu”.

A giugno scorso abbiamo invece assistito a una dimostrazione di forza navale, se pur non congiunta, di Cina e Russia intorno alle isole giapponesi quando diverse unità navali delle due marine hanno ripetutamente attraversato gli stretti nipponici e circumnavigato il Giappone. Le forze di autodifesa giapponesi fanno registrare numerosi interventi – quasi quotidiani – per scortare il naviglio militare cinese o i cacciabombardieri di Pechino che si avvicinano alle coste nipponiche ormai da mesi, ben prima della recente escalation per Taiwan, a dimostrazione della maggiore assertività cinese in quel settore del Pacifico Occidentale.

Tornado al pattugliamento congiunto che sta avendo luogo in queste ore nel Mare di Okhotsk, esso poco ha a che fare con il recente vertice di Samarcanda tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo cinese Xi Jinping, in quanto si tratta di manovre prefissate da tempo. Va inoltre aggiunto che la maggiore cooperazione in ambito militare tra Cina e Russia è qualcosa di stabilito quasi più di un anno fa e che possiamo, idealmente, far cominciare all’inizio di agosto 2021 quando Mosca e Pechino hanno partecipato all’esercitazione Zapad/Interaction 2021 presso la base di addestramento tattico dell’esercito cinese nella città di Qingtongxia, nella regione autonoma di Ningxia Hui, che ha visto la partecipazione di un nutrito distaccamento di cacciabombardieri russi.

Cina e Russia continueranno sicuramente a svolgere attività di cooperazione militare in futuro, ma la loro amicizia non è, e molto probabilmente non sarà mai, una vera e propria alleanza: per parlare di alleanza, infatti, è necessario che tra due Stati si instauri un rapporto di reciproco aiuto militare vincolante in caso di conflitto, cosa che non esiste tra Russia e Cina, in quanto non voluta da entrambe le parti. Anzi, da quest’ultimo punto di vista risulta molto illuminante quanto accaduto proprio a Samarcanda, dove il presidente Xi Jinping ha mostrato tutti i malumori e le perplessità cinesi per l’agire di Mosca in Europa, determinando il pubblico riconoscimento, da parte di Vladimir Putin, delle “preoccupazioni” di Pechino sulla guerra in Ucraina.

Si tratta di un’ammissione notevole, anche se criptica, che fa ritenere che Mosca non abbia il totale sostegno del suo più grande e potente partner sulla scena mondiale per quanto riguarda la visione e la gestione della politica estera e soprattutto delinea, forse una volta per tutte, il cambiamento dei rapporti di forza tra i due “amici”, con la Russia costretta quasi a “chiedere scusa” al gigante asiatico per la sua condotta.

Il 2022 si candida quindi a essere un anno storico che, molto probabilmente, aprirà un secolo all’insegna della Cina: Pechino, grazie alle risorse del suo “scomodo vicino” che ora è stato costretto dall’Europa e dagli Stati Uniti a guardare a oriente, potrà, quando saranno pronte le nuove vie di trasporto delle risorse energetiche, rilanciare la sua economia in recessione e sfidare la potenza globale statunitense.

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