Lockheed Martin ha annunciato che sta sviluppando un missile LRMF (Long Range Maneuverable Fires) per l’esercito degli Stati Uniti. La società statunitense che produce diversi sistemi per la Difesa, tra cui missili (anche ipersonici), velivoli e lanciarazzi multipli è stata selezionata dallo U.S. Army’s Aviation and Missile Center per sviluppare un nuovo vettore a propulsione avanzata.
Secondo un comunicato stampa, il LRMF può essere usato dagli attuali strumenti di lancio presenti nell’esercito Usa per colpire minacce a distanze che superano significativamente quelle dei requisiti emanati per il Precision Strike Missile (PrSM), ovvero del vettore che sostituirà l’ATACMS e che dovrebbe avere una portata compresa tra i 60 e i 500 chilometri e anche oltre, ora che le limitazioni stabilite dal Trattato INF sono decadute con la fine dello stesso.
Quello del LRMF è un progetto appena varato, e pertanto dovrà seguire il solito iter di progettazione/preproduzione in varie fasi, che porterà l’orizzonte di messa in servizio a non prima di quattro o cinque anni. Per raggiungere una portata significativamente estesa restando nei vincoli dimensionali dati dai lanciatori esistenti, Lockheed Martin impiegherà elementi dal design unico e tecnologie particolari, che al momento non sono ancora note.
Gli effetti della fine del trattato INF
Alcuni eventi quasi concomitanti hanno innescato una vera e propria corsa per l’ottenimento di sistemi missilistici e a razzo di lungo raggio: la già citata fine del trattato sulle forze nucleari intermedie (INF), il quale vincolava Stati Uniti e Russia a non possedere né progettare vettori missilistici con gittata compresa tra i 500 e i 5500 chilometri e relativi lanciatori, ha permesso ai progettisti di rimettere mano a programmi abbandonati dalla metà degli anni ’80, e tra di essi anche missili da crociera basati a terra di lunga gittata; la guerra in Ucraina, poi, ha dimostrato sia la validità dei sistemi lanciarazzi multipli a raggio esteso e di precisione, sia la necessità di aumentare il numero di questi armamenti che, proprio per la loro efficacia, sono richiesti con insistenza dagli alleati degli Stati Uniti.
Avere a disposizione razzi o missili balistici campali a lungo raggio molto precisi è infatti la chiave del successo dell’attività di supporto di fuoco, che colpendo in profondità nelle retrovie nemiche, può scompaginarne la rete logistica o allungarla notevolmente con tutti i problemi che ne conseguono riguardanti l’organizzazione di un’offensiva.
La lezione della guerra in Ucraina
Questa lezione, in particolare, ci arriva proprio dal conflitto ucraino, dove gli MLRS (Multiple Launch Rocket System) tipo M-142 HIMARS ceduti dagli Stati Uniti all’esercito di Kiev (si ritiene siano 38 quelli inviati sino a oggi) si sono rivelati un’arma decisiva per il contenimento dell’invasione russa e per l’organizzazione delle controffensive ucraine, una volta che ne è stato raggiunto un buon numero da poter dispiegare. Proprio per quanto riguarda gli HIMARS, Lockheed Martin ha fatto sapere recentemente che ne sta aumentando la produzione proprio per fare fronte alle maggiori richieste interne ed esterne.
Presso lo stabilimento di Camden (Arkansas) – un sito di produzione, assemblaggio finale e test per diverse capacità missilistiche e di controllo del fuoco tra cui HIMARS, GMLRS, ATACMS e prodotti integrati di difesa aerea e missilistica come i Patriot PAC-3 – l’industria statunitense ha organizzato turni di lavoro distribuiti su 24 ore ogni giorno.
Inoltre, all’inizio di quest’anno, siamo venuti a sapere che la tedesca Rheinmetall era in contatto con Lockheed Martin per costruire su licenza in Germania il sistema M-142, in quanto Paesi europei come Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia hanno piazzato ordini per dotarsene. Guardando fuori del Vecchio Continente, l’Australia ne ha acquistati 20 mentre Taiwan ha mostrato interesse per gli HIMARS già nel 2020, con la vendita approvata dalla DSCA (Defense Security Cooperation Agency) di 11 sistemi, e la recente pianificazione per acquistarne ulteriori 18.
Perché sistemi come gli Himars sono importanti
La produzione di questi sistemi è diventata fondamentale, al pari delle munizioni per l’artiglieria e i missili anticarro, in quanto HIMARS e altri vettori a lungo raggio per l’artiglieria sono uno degli strumenti principali per il contrasto alle bolle A2/AD (Anti Access / Area Denial) cinesi nell’Indo-Pacifico, in particolare quelle posizionate nel Mar Cinese Meridionale.
Qui, per mettere in pratica l’early entry anfibio, è necessario – date le distanze in gioco – usare sistemi campali altamente mobili in grado di offrire un grande volume di fuoco in modo sostenuto e preciso. Tali sistemi, che sono ottimi per eliminare colonne corazzate, concentramenti di truppe, centri di comando, saranno affiancati dai vettori da crociera ipersonici di U.S Army e U.S. Navy, insieme a quelli dell’USAF. In particolare, negli ultimi giorni, abbiamo visto la prima esercitazione expeditionary del LRHW, il missile ipersonico dell’esercito statunitense che è stato pensato proprio per l’attività di “controbolla”.
Questo complesso schieramento, multilivello e multidominio, deve però fare affidamento a uno strumento aeronavale adeguato a operare in un ambiente altamente contestato come quello del Pacifico Occidentale, e in particolare deve tenere conto del particolare contesto regionale in cui la presenza statunitense non può fare affidamento a infrastrutture preposizionate da alleati come avviene in Europa. Da qui, come abbiamo avuto modo di analizzare in precedenza, sia la difficoltà di ottenere una capacità “controbolla” efficace, sia la necessitò di stabilire “linee interne” nella regione sfruttando gli alleati di Washington.
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