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Come da tradizione, ormai consolidata nel tempo, si è tenuta la parata militare nella piazza Rossa di Mosca per le celebrazioni del 9 maggio, giorno in cui si ricorda la vittoria russa nella Seconda Guerra Mondiale. Un giorno, diventato fondante per la Russia e il suo popolo, celebrato non solo a Mosca ma anche nelle maggiori città della Federazione: Sebastopoli, Kaliningrad, Tula, Simferopoli, San Pietroburgo, Vladivostok, praticamente ovunque.

Quest’anno le celebrazioni erano particolarmente attese per via delle notizie trapelate dal Cremlino riguardanti la “guerra totale” e una possibile dichiarazione ufficiale di guerra all’Ucraina. Vi abbiamo già raccontato di come, in realtà, non sia andata così, e per un motivo ben preciso: la giornata di oggi non è era l’occasione giusta per fare questo tipo di dichiarazioni. Probabilmente la mobilitazione generale, che sembra già essere cominciata, non sarà nemmeno annunciata ufficialmente. Il discorso del presidente Vladimir Putin, però, è stato comunque particolarmente interessante per via delle contingenze belliche.

Il leader del Cremlino ha rinnovato le accuse alla Nato e all’Occidente, responsabili, secondo lui, della destabilizzazione della sicurezza internazionale. Putin ha detto che la Russia è una nazione “equa” che si è sempre mostrata garante della sicurezza internazionale mentre “i Paesi della Nato non ci hanno ascoltato”. L’Alleanza ha infatti, secondo il presidente, “preparato apertamente le operazioni militari in Donbass”, pertanto Mosca si è trovata costretta a reagire: “Tutto indicava che uno scontro con i neonazisti e banderisti era inevitabile. Abbiamo visto il pericolo crescere ogni giorno. La Russia ha anticipato l’ aggressione, è stata una decisione forzata, tempestiva e l’unica giusta. La decisione di un Paese sovrano e forte” ha affermato Putin.

Il leader del Cremlino ha ricordato il sacrificio russo per la sconfitta del nazismo nella Seconda Guerra Mondiale, attualizzandolo al presente conflitto in Ucraina quando ha detto che “mi rivolgo ora alle nostre forze armate e alle milizie del Donbass. State combattendo per la Patria, per il suo futuro, perché nessuno dimentichi le lezioni della Seconda Guerra Mondiale. In modo che non ci sia posto, nel mondo, per carnefici, punitori e nazisti!”. Inoltre il presidente ha apertamente detto che sono proprio i banderisti neonazisti ucraini quelli “su cui punta la Nato” per colpire la Russia, armandoli, pertanto Mosca ha dovuto effettuare un’operazione militare preventiva per evitare una nuova guerra mondiale.



La Nato, per il Cremlino, ha militarizzato i confini con la Russia rappresentando così una “minaccia inammissibile” e gli Stati Uniti, affermando ancora una volta la loro particolare condizione di esclusività, “stanno umiliando il mondo e i loro satelliti, che devono accettare le loro condizioni”. Inoltre la presidenza ha colto l’occasione per scagliarsi contro la russofobia, l’elogio dei “traditori”, la mistificazione – operata dall’Occidente – della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Ecco perché, come detto ancora da Putin, “le forze armate combattono per la Patria e per il futuro della Russia, per la storia della Grande Guerra Patriottica, perché non ci sia posto per i criminali nazisti”.

Il “nazismo”, nella sua presunta declinazione ucraina, ha avuto un ruolo centrale, com’era prevedibile stante gli anni di propaganda interna, nel discorso presidenziale: è stata ricordata la strage di Odessa (“ci inchiniamo in memoria dei martiri”) e il conflitto in Donbass che dura dal 2014 (“le nostre mogli e i nostri figli uccisi dai nazisti in Donbass”). Riferimenti al nazismo che sono funzionali alla propaganda interna, che dovrà, molto probabilmente, far accettare mesi di sacrifici per un conflitto la cui fine ancora non è all’orizzonte.

La parata militare quest’anno ha ricordato un po’ quella “pandemica” del 2020. Dopo la sfilata dei reparti appiedati, in rappresentanza delle varie unità delle forze armate russe, la parata dei mezzi è stata aperta da un solo tank T-34-85, in memoria della Seconda Guerra Mondiale, mentre in altre occasioni se ne sono visti di più.

A seguire i mezzi Taifun nelle varie versioni (Vdv per le truppe aviotrasportate e K) insieme ai veicoli Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) tipo Bmp-2M e Bmp-3. Si sono visti anche quest’anno i Kurganets-25, che però ancora non sono stati osservati in combattimento in Ucraina, ma sono mancati i Bmpt-72 “Terminator” e i T-15, visti in altre occasioni. Dopo questi mezzi per il supporto truppe sono sfilati i lanciarazzi multipli (Mlrs – Multiple Launch Rocket System) Tornado-G che hanno preceduto gli Mbt (Main Battle Tank) tipo T-72B3M, T-90M e T-14 “Armata”. I Btr-82A hanno invece introdotto il sistema missilistico mobile a corto raggio Iskander-M, protagonista di una recente simulazione di lancio nell’oblast di Kaliningrad, che ha preceduto gli obici semoventi Msta-S (2S19), e, in ordine, i sistemi missilistici da difesa aerea Tor-M2, Buk-M3 ed S-400. Quest’anno non si sono visti i lanciarazzi termobarici tipo Tos né i Pantsir S1, SM o quelli in versione “artico” SA. Un altro elemento che dimostra il “tono minore” di questa parata. Come da tradizione, al termine della sfilata, subito dopo i mezzi corazzati leggeri per le truppe aviotrasportate tipo Bmd-4M e Btr-Mdm, hanno sfilato i missili balistici intercontinentali mobili Rs-24 “Yars”, preceduti però da due autoarticolati con a bordo gli Ugv (Unmanned Ground Vehicle) da combattimento Uran-9, già visti nella parata del 2018.

Quest’anno, così come avvenuto nel 2019, i velivoli delle forze armate russe non si sono visti nel cielo di Mosca: il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha fatto sapere in mattinata tramite la Tass che “la parte aerea della Victory Parade sulla piazza Rossa a Mosca il 9 maggio non si svolgerà a causa delle condizioni meteorologiche”. Eppure sulla piazza Rossa splendeva il sole.

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