Uno strano incidente per la flotta degli Stati Uniti nell’oceano Pacifico. Dopo la notizia riportata per primo da Usni News, la Flotta del Pacifico ha confermato che il pomeriggio del 2 ottobre, durante la navigazione in immersione, un sottomarino classe Seawolf, lo Uss Connecticut, “ha colpito un oggetto”. Fonti della Difesa Usa riferiscono che diversi marinai sono rimasti lievemente feriti, anche se nessuno è grave né tantomeno in pericolo di vita. Il sottomarino – spiega il Pentagono – “rimane in condizioni sicure e stabili” e l’incidente non avrebbe interessato la propulsione nucleare.

Il classe Seawolf intanto ha fatto rotta verso Guam per valutare l’entità del danno e curare nel miglior modo possibile il personale rimasto ferito nell’incidente – si parla di una dozzina di uomini. La Marina Usa ha tenuto nascosto l’episodio fino a oggi, spiegano al Washington Post, per evitare problemi durante il viaggio verso la base del Pacifico, ma confermano che il sottomarino è stato scortato da altre unità della flotta. In attesa che le indagini facciano luce su quello che è accaduto nell’oceano, l’episodio rischia però di tramutarsi in un giallo dai contorni da Guerra Fredda. Perché il mistero ha uno scenario particolarmente inquietante, e per questo gli esperti vogliono vederci chiaro.

La Flotta del Pacifico ha parlato vagamente di “area indo-pacifica”, che sappiamo per Washington avere un’estensione decisamente ampia, tuttavia i media americani riferiscono che l’area di operazione del sottomarino Uss Connecticut era nel Mar Cinese Meridionale. Un’area estremamente delicato dal punto di vista politico, dove si muovono diverse flotte e dove le tensioni in queste settimane non sono state poche.

Secondo le informazioni confermate dalla Marina degli Stati Uniti, lo Uss Connecticut era impegnato nel Mar Cinese Meridionale in una vasta esercitazione guidata dal Carrier Strike Group 21 del Regno Unito insieme alle forze di Australia, Canada, Giappone e Paesi Bassi. La show di forza del blocco occidentale nell’Indo-Pacifico prevedeva anche il passaggio della portaerei Carl Vinson, che è stata avvistata nel Mare delle Filippine insieme a due portaerei, l’americana Ronald Reagan e la britannica Queen Elizabeth. Lo stesso giorno della collisione, decine di aerei cinesi sono entrate nell’Adiz di Taiwan scatenando l’allarme sull’isola. Il segretario di Stato americano Anthony Blinken aveva esortato il governo cinese a porre fine alle manovre aree nell’area intorno all’isola per evitare incidenti. Ma i voli sono continuati per tutta la settimana, con la tensione che è aumentata al punto che Chiu Kuo-cheng, ministro della Difesa taiwanese, ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che l’isola potesse essere invasa entro il 2025.

L’incidente per ora non ha scatenato reazioni di tipo politico. L’episodio è stato rivelato solo nel tardo pomeriggio negli Stati Uniti, ma il riserbo con cui è stato trattato dal Pentagono conferma che per ora preferiscono che non ci siano speculazioni. L’ultimo incidente simile era avvenuto nel 2005, quando il sottomarino USS San Francisco urtò una formazione rocciosa a largo di Guam provocando un morto e diversi feriti all’interno dell’equipaggio. Ma questa volta la tensione nella regione, i difficili rapporti tra Cina e Stati Uniti e la presenza di diverse unità di numerose flotte alleate contemporaneamente alle forze aeree cinesi rischiano di provocare molti più sospetti sulla matrice dell’incidente.

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