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Costruire più missili a medio raggio Oreshnik permetterà alla Russia di fare a meno di accelerare sul rafforzamento del deterrente nucleare e della sua dottrina di impiego? Se ne è detto convinto Vladimir Putin, parlando nella giornata di ieri alla riunione del Consiglio per lo sviluppo della società civile e dei diritti umani della Federazione Russa e magnificando le capacità del nuovo vettore, il cui nome significa “nocciolo”, e che è stato impiegato il 21 novembre per la prima volta in Ucraina. Dal 28 novembre Mosca ne ha avviato la produzione in serie.

Perché Putin ha sottolineato questo dato di fatto, aggiungendo che l’Oreshnik rappresenta la nuova frontiera della deterrenza di Mosca? I motivi sono molteplici. In primo luogo, la natura di vettore ipersonico dieci volte più veloce del suono ma a medio raggio rende il missile, ritenuto di difficile intercettazione per la sua capacità di cambiare direzione in moto, un emblema della possibilità di Mosca di colpire in profondità nei Paesi nemici, assestando virtualmente un primo colpo su diversi obiettivi tattici e strategici. L’Oreshnik è ritenuto in grado di portare anche testate nucleari, ma secondo Putin basterebbe il suo schieramento per spostare gli equilibri militari a favore della Russia nella regione.

Lo schieramento dell’Oreshnik, che la Bielorussia alleata di Mosca ha già richiesto sul suo territorio appena la nuova arma sarà dispiegata, apre in sostanza alla rottura della parità strategica in Europa, dando il primo sviluppo alle forze missilistiche di teatro nel Vecchio Continente dopo la rottura da parte del presidente americano Donald Trump del Trattato Inf del 2019 con cui Usa e Russia avevano deciso di non potenziare i propri arsenali a medio raggio. Con l’Oreshnik, Putin vuole andare un passo avanti e proprio la natura duale, nucleare e convenzionale, del nuovo assetto ne renderebbe a suo avviso possibile il ruolo di deterrenza contro qualsiasi minaccia che, nella nuova dottrina rivisitata al ribasso, spinga Mosca a reagire usando l’atomica.

Sfoggiare un missile a medio raggio (Irbm) e non un missile balistico intercontinentale (Icbm) serve a mostrare di esser pronti a colpire con un preavviso e un raggio più a portata di mano per Mosca: l’Oreshnik, nota il think tank britannico Royal United Services Institute (Rusi), è “progettato per trasportare carichi utili più pesanti per distanze inferiori a 5.500 km”, e quando la Russia l’ha presentato “i funzionari occidentali  sospettavano che fosse in realtà un IRBM destinato a violare i termini del trattato INF, che proibiva missili lanciati da terra con gittata compresa tra 500 km e 5.500 km”, allontanando dunque l’ipotesi di un suo ritorno in auge.

Secondo il Rusi, l’uso dell’Oreshnik e l’annuncio dell’avvio della sua produzione in serie arrivano n3l “contesto di un dibattito più ampio sulle  capacità missilistiche a lungo raggio in Europa, o meglio sulla mancanza di tali capacità e il successivo interesse per quello che è diventato l’ approccio europeo di attacco a lungo raggio“, che Francia, Regno Unito e Germania sviluppano senza però poter controbilanciare Mosca.

In virtù di tale dibattito, “a luglio gli Stati Uniti e la Germania  hanno annunciato lo spiegamento nel 2026 di missili lanciati da terra, tra cui SM-6 e Tomahawk” per provare a costruire una parità con la Russia. Ma industrializzando al fine di deterrenza l’Oreshnik Mosca gioca un passo avanti. I limiti sistemici circa l’uso di quest’arma riguardano, da un lato, il fatto che pensare un dispositivo convenzionale come alternativo a una dottrina militare peraltro di recente resa più rigida rappresenta una novità assoluta nelle scienze strategiche, la cui efficacia sarà tutta da monitorare; e, dall’altro, le limitate capacità industriali della Russia. Lettera da Mosca ricorda che “secondo la rivista specializzata Military Watch Magazine, la Russia può produrre fino a 25 missili Oreshnik al mese, ovvero circa 300 all’anno”. Anche in questa direzione, probabilmente, punta dunque il nuovo boom di spese militari di recente annunciato da Putin. Segno, assieme alla presentazione di nuove armi, che anche in Ucraina la Russia non sembra disposta a pensare alla fine del suo atteggiamento bellicoso. E anzi guarda con sfiducia all’aumento del clima di conflittualità con i rivali occidentali.

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