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Per il 10-20 febbraio sono programmate le vaste ed esaurienti esercitazioni congiunte tra Russia e Bielorussia Union Resolve 2022 su suolo mincianino. Gli strateghi moscoviti hanno da mesi identificato nel paese satellite il luogo ideale per implementare politiche passivo/aggressive nel campo della sicurezza e dell’intelligence, tali da inibire qualsiasi azione realmente assertiva della Nato verso est.

Con il pretesto delle manovre d’addestramento – precedute dall’ispezione generale del 9 febbraio di truppe e mezzi dell’Unione Statale – la Federazione Russa sta letteralmente occupando in modo pacifico e consensuale l’intero territorio della Bielorussia. Secondo il viceministro della Difesa russo Alexander Fomin, “potrebbe verificarsi una situazione per cui i mezzi e le truppe regionali non siano sufficienti a garantire la sicurezza dell’Unione. Con la controparte bielorussa, abbiamo convenuto per l’impiego dell’intero potenziale delle strutture militari dei due paesi per la difesa comune”. L’urgenza per Mosca e Minsk di integrare ulteriormente il dispositivo militare a difesa dell’Unione Statale sarebbe giustificato dal grado di tensione tra Stati Uniti e Russia, nonché dagli attriti di confine tra Polonia e Bielorussia. Il tutto in ottemperanza della dottrina militare congiunta, adottata il 4 novembre 2021 dal presidente russo Vladimir Putin e dall’omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko. La “predisposizione dell’intero potenziale” per fronteggiare le minacce esterne lascia intendere che la permanenza di mezzi e truppe russe nel ‘cuneo bielorusso‘ sarà a tempo indeterminato. Le parole di diniego dell’autocrate di Minsk, in risposta alla dichiarazione di alcuni parlamentari occidentali su una presunta occupazione mascherata della Bielorussia, sono in realtà un’implicita ammissione.



La prima fase ispettiva sarà implementata le settimane prima del 9 febbraio, senza alcun preavviso come concesso nel documento di Vienna del 2011 dell’Osce. I due eserciti si addestreranno a redistribuire le truppe e a creare task force in un lasso di tempo ristretto in più direzioni pericolose. La protezione delle strutture statali e militari vitali, la difesa del confine di Stato e la salvaguardia dello spazio aereo bielorusso altro non sono che i primi fondamentali passi per instaurare un nuovo corso di subordine della Russia Bianca verso la Federazione. Le affermazioni di Lukashenko sulla “necessità di mandare un contingente nel sud della nostra Bielorussia per difendere il paese” dai paramilitari ultranazionalisti ucraini, “che sono persino peggio delle truppe Nato”, mascherano con spirito interventista una certa soggezione verso l’inquilino del Cremlino.

Mappa di Alberto Bellotto

A intimorire particolarmente l’Ucraina è la massiccia concentrazione di mezzi e truppe militari a Gomel e Rechytsa (sud-est della Bielorussia), a soli 250 chilometri dalla capitale Kiev. Seguendo il tracciato E95 e incontrando poca resistenza, le forze armate di Mosca e Minsk potrebbero raggiungere la capitale ucraina Kiev in poche ore.

L’eliminazione di bande armate paiono un esercizio preparatorio per piegare l’ipotetica resistenza popolare in caso di reale invasione

Le manovre programmate di addestramento per la ricerca e l’eliminazione di bande armate e gruppi sovversivi paiono un esercizio preparatorio per piegare l’ipotetica (e contenuta) resistenza popolare in caso di reale invasione dell’Ucraina. Nei centri di addestramento di Obuz-Lesnovsky, Osipovichy, Brestsky, Gozhsky e Domanovsky si è trasferito anche un numero imprecisato di truppe provenienti dall’Estremo Oriente russo. Presso gli aeroporti bielorussi di Baranovichy, Luninets, Lida e Machulishchy sono già dispiegati apparecchi per la protezione dei cieli durante le manovre. L’intercettazione o l’abbattimento di velivoli dell’Alleanza Atlantica non sono escluse. A questo scopo, Fomin ha annunciato il dispiegamento di due batterie terra-aria S-400 Triumph e una dozzina di caccia multiruolo Su-35 russi. Ma potrebbe esserci molto di più.

È già stata segnalata la presenza di una batteria terra-terra Iskander-M presso la stazione ferroviaria di Osipovichy, che va ad aggiungersi alle 36 accertate nelle vicinanze del confine ucraino. I famigerati sistemi missilistici a raggio intermedio (oltre 500 km) e a capacità nucleare sono potenzialmente in grado di bersagliare le principali e (ben conosciute) infrastrutture del vasto paese ex-sovietico; oltre a colpire droni e caccia avversari direttamente nelle basi aeree prima ancora che si alzino in volo.

Il dispiegamento di tali sistemi d’arma lungo il confine meridionale della Bielorussia non lascerebbe alcun centimetro di suolo ucraino immune alla missilistica tattica moscovita. Lo stesso centro di addestramento ucraino-statunitense di Yavoriv (formalmente Nato) nei pressi di Leopoli sarebbe agevolmente tenuto sotto scacco da specialisti russi dispiegati nella provincia di Brest. Tra gli apparati occidentali vi è dunque il timore che altri Iskander-M, caricati sui treni, stiano entrando nel paese retto da Lukashenko coperti da teloni. Posizionati nei distretti più a ovest della Bielorussia, rappresenterebbero la tagliente garrota in grado di staccare la testa occidentale (Leopoli, Rutenia, Bucovina settentrionale) dal vulnerabile busto ucraino. Costringere gli sparuti contingenti militari (e gli agenti segreti) occidentali nella ridotta di Leopoli è obiettivo primario per evitare lo scontro diretto con i paesi della Nato e inglobare i soli territori ucraini ritenuti parte integrante del Russkij Mir (mondo russo).

I missili tattici della prima batteria potrebbero essere già a configurazione nucleare. D’altronde, oltre alle modifiche volte a prolungare la permanenza al potere del “padre venerato” Lukashenko potenzialmente fino al 2035, il referendum di riforma costituzionale programmato da Minsk per il 27 febbraio prevede anche e soprattutto la rinuncia allo status di paese denuclearizzato. In caso di (prevedibilissima) approvazione, verrebbe meno anche la barriera giuridica per il dispiegamento di armi nucleari moscovite nel paese aderente all’Unione Statale.



La guerra convenzionale tra Russia e Ucraina potrebbe non scoppiare, anche se le possibilità di evitarla si assottigliano alacremente. Ripiegato sulla scacchiera eurasiatica di Brzezinski (Ucraina come “perno strategico”), Vladimir Putin sta conducendo una partita annosa ed esemplare: dapprima ha arroccato il Cremlino, poi ha posto la regina Crimea in stato di muovere in ogni direzione (via terra e via mare) coprendo le spalle al cavallo Transnistria. Ora muove l’alfiere Bielorussia per praticare uno scacco, che può rivelarsi matto in pochissime mosse. A ridosso dell’istmo d’Europa, vera linea rossa degli strateghi di Mosca.

Assistito da un entourage formidabile, il presidente russo si erge a vero campione, giocatore capace di ottenere risultati concreti con le limitate risorse a disposizione della Russia. Nella prossima puntata scopriremo però che il game master (chi organizza il gioco) non risiede nella Federazione.

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