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La Marina degli Stati Uniti ha deciso di formare un nuovo raggruppamento navale basato sulla costa orientale per assicurarsi di poter disporre di cacciatorpediniere pronti in grado di prendere il mare con breve preavviso per contrastare la minaccia dei sottomarini russi nell’Oceano Atlantico.

Il Task Group Greyhound – che come riporta Usni News ha dichiarato la capacità operativa iniziale il primo settembre – sarà composto da cinque caccia Aegis della ben nota classe Arleigh Burke che avranno sede a Mayport e Norfolk, e otterrà la piena capacità operativa entro giugno 2022. Il piano è quello di prendere le unità che hanno recentemente terminato il loro dispiegamento operativo e sono in attesa di tornare disponibili dopo un ciclo di manutenzione e prepararle per l’addestramento e le operazioni nell’Atlantico.

Il Task Group Greyhound è “progettato per fornire alla flotta navi da guerra sempre pronte e completamente certificate”, ha detto il contrammiraglio Brendan McLane, comandante della Naval Surface Force Atlantic, in una cerimonia tenutasi lunedì 25 settembre a bordo del Uss Thomas Hudner (DDG-116) a Mayport, Florida. “Le navi saranno pronte a svolgere l’intera gamma di missioni, incluso il monitoraggio dell’attività sottomarina russa nell’Atlantico e la difesa marittima della nostra nazione” ha aggiunto McLane.

Oltre allo Hudner ne faranno parte l’Uss Donald Cook (DDG-75) – che ha recentemente completato diversi anni di schieramento a Rota, in Spagna – ed insieme forniranno il primo nucleo operativo del nuovo gruppo navale di pronto impiego. Successivamente si uniranno l’Uss The Sullivans (DDG-68), che è attualmente in navigazione con il Csg (Carrier Strike Group) della portaerei britannica Hms Queen Elizabeth (se ne prevede il ritorno a gennaio), l’Uss Cole (DDG-67) e l’Uss Gravely (DDG-107). Questi ultimi due entreranno a far parte di Greyhound il prossimo anno quando il Donald Cook inizierà il suo periodo di manutenzione.

La U.S. Navy ha preso quindi i due cacciatorpediniere immediatamente disponibili (dopo manutenzione di routine), ovvero il Thomas Hudner e il Donald Cook, lasciando così trapelare una certa “fretta” di vedere il nuovo Task Group operativo. Nei piani del comando della Seconda Flotta, recentemente riattivato, c’è poi la volontà di averne quattro “pronti a salpare” di cui due sempre in mare.

La creazione del nuovo Task Group cacciatorpediniere arriva a seguito della decisione della marina Usa di riorientare risorse e sforzi sullo scacchiere atlantico a causa della maggiore attività sottomarina della Russia e del maggior potenziale da essa espresso. Il primo sintomo di questa nuova politica – che ne riprende una molto vecchia risalente alla Guerra Fredda – è stata proprio la già citata riattivazione della Seconda Flotta, che copre l’Atlantico settentrionale e la costa orientale, avvenuta nel 2018.

La Voenno-morskoj Flot (Vmf) ha sviluppato sottomarini d’attacco di nuova generazione armati con missili land attack a lungo raggio che hanno gittate superiori ai 1500 chilometri, mentre gli Ssgn modificati della classe Antey (Oscar II per la Nato) presto saranno in grado di lanciare il supersiluro atomico Poseidon, un’arma strategica che rientra a tutti gli effetti nelle loitering munitions in grado di essere usata come strumento di rappresaglia.

Le unità sottomarine russe, tra cui anche gli hunter/killer (SSK) classe “Kilo migliorata” (project 06363), lasciano sempre più spesso le loro tane nei porti delle Flotte di Mar Nero, Baltico e del Nord (nonché in Siria) per crociere sempre più in profondità nelle acque della Nato. In particolare nel 2019 abbiamo assistito alla prima grande dimostrazione di forza da parte della Vmf quando circa 10 battelli, di cui 8 a propulsione nucleare, presero il largo dal porto di Murmansk, per un’esercitazione di vasta portata avente come obiettivo principale quello di testare le difese del fronte marittimo settentrionale della Nato, oltrepassando il Giuk Gap, e penetrando in pieno Oceano Atlantico diretti verso le coste orientali degli Stati Uniti.

“La minaccia strategica alla patria è entrata in una nuova era”, ha affermato ancora il contrammiraglio McLane, riferendosi non solo alle nuove unità russe ma anche a quelle cinesi, onnipresenti nel Pacifico Occidentale ma che si vedono sempre più spesso in acque lontane dalla Cina, come quelle del Baltico o del Mediterraneo Orientale dove effettuano esercitazioni congiunte. Il nuovo Task Group lavorerà a stretto contatto coi sottomarini da attacco statunitensi (SSN), e col dispositivo aeronavale della U.S. Navy comprendente i pattugliatori P-8A Poseidon e gli elicotteri del Hsm (Helicopter Sea Combat Wing Atlantic) in modo da poter coordinare gli sforzi nella lotta antisom.

Il comandante McLane ha ribadito ancora una volta l’esigenza di essere rapidi nel dispiegamento di questo nuovo dispositivo navale quando ha detto che l’U.S. Navy rimanderà i principali sforzi di modernizzazione delle unità, che di solito richiedono due anni, per concentrarsi su quanto deve davvero essere fatte in un periodo da 90 a 100 giorni per mettere le navi in condizione di poter essere operative. “E poi per le nostre navi del Task Group Greyhound, è prevista quella strategia di manutenzione a breve termine fino a quando non potremo passare tra una lungo termine. Probabilmente non sarà fino al 2027” ha detto il contrammiraglio, spiegando che “l’idea è che tra il 2025 e 27, avremo navi che lo faranno (questo tipo di manutenzione n.d.r.) due anni alla volta. Quindi faranno parte dell’Ofrp (Optimized Fleet Response Plan), ma non si dispiegheranno, restando qui e tenendosi disponibili per la guerra sottomarina nella regione”.

Un’esigenza che molto probabilmente nasce dalla razionalizzazione delle risorse in atto nelle forze armate Usa e dall’indisponibilità di un numero sufficiente di cantieri (e maestranze) in grado di velocizzare la manutenzione delle unità navali oltre che sfornarne di nuove. Un fattore che sta facendo perdere terreno agli Stati Uniti rispetto al gigante cinese, che in pochi anni ha saputo varare un numero impressionante di navi da guerra portando così la Pla Navy ad essere la più numerosa (ma non la più potente, per ora) al mondo.