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Lo strumento aeronavale italiano soffre di una lacuna ormai diventata annosa: un pattugliatore marittimo armato. Con il ritiro dal servizio del Dassault “Atlantic” nel 2017, l’Aeronautica ha perso le capacità ASW e ASuW, in quanto il pattugliatore P-72A è un’ottima piattaforma da sorveglianza e ricognizione ma è completamente disarmato.

Il progressivo e rapido deterioramento della situazione internazionale ha trasformato questa lacuna in una vera e propria emergenza, e sebbene la Difesa, nei diversi documenti programmatici pluriennali (DPP), abbia sempre evidenziato questa problematica, solo ultimamente si sono fatti dei piccoli passi avanti per cercare di risolverla.

Nel DPP 2025 è comparso l’avvio del programma congiunto tra Marina e Aeronautica che mira a colmare l’attuale lacuna capacitiva attraverso l’acquisizione di 6 Maritime Multi Mission Aircraft (M3A), destinati a soddisfare l’esigenza nazionale di disporre di una capace piattaforma aerea in grado di condurre operazioni ASW, ASuW, AWW (Above Water Warfare), MW (Mine Warfare), e attività di ISTAR ed EW. Viene singolarmente riferito che il programma sarà finanziato a partire dal 2027 per un totale di 1,136 miliardi di euro e non viene indicata la piattaforma da finanziare. La mancanza della definizione della piattaforma, oltre a lasciare aperte speculazioni su quale possa essere, lascia intendere anche che fondamentalmente la difesa italiana non ha ancora effettuato una scelta definitiva.

Dalle colonne di InsideOver avevamo provato a ipotizzare che, data l’entità del finanziamento previsto, potrebbe essere stato preso in considerazione anche il Boeing P-8 “Poseidon” statunitense, considerato che l’aereo ha un costo unitario di 200 milioni di dollari, pari a circa 172 milioni di euro, pertanto 6 “Poseidon” costerebbero 1,032 miliardi di euro.

Fidarsi ancora degli americani?

Il P-8 ha il vantaggio di essere una piattaforma già con standard NATO, essendo stato selezionato da Regno Unito, Norvegia e Germania. Il suo acquisto da parte italiana sarebbe politicamente benvenuto a Washington, ma esistono anche degli svantaggi. Il P-8 ha una scarsa possibilità di personalizzazione nazionale (tradotto: non possiamo metterci le mani coi nostri sensori), ed è un velivolo multiruolo che andrebbe ad avere compiti sovrapponibili a quelli di altri già in servizio o in procinto di esserlo. Nasce infatti per svolgere uno spettro di missioni più ampio rispetto ai soli compiti ASW e ASuW, come ad esempio quelli inerenti l’ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) e il SIGINT (Signal Intelligence). Inoltre, data l’attuale natura dei rapporti transatlantici, la stabilità della vitale filiera logistica non è più garantita, soprattutto nell’ottica di un possibile futuro conflitto tra USA e Repubblica Popolare Cinese.

Una prima soluzione interamente nazionale sarebbe quella di ripiegare sui P-27J, ovvero la versione ASW dell’aereo da trasporto tattico leggero C-27 “Spartan” di Leonardo che non è ancora in produzione. Sebbene la soluzione nazionale possa sembrare accattivante, questa non è decisamente la più indicata per le attuali esigenze di Aeronautica e Marina militare. Il P-27J ha limitazioni in termini di dimensioni della cellula, volume interno, livelli di rumorosità e autonomia operativa, se paragonato ad altre piattaforme, non necessariamente al più grande e performante P-8 “Poseidon”. Un’altra soluzione nazionale sarebbe quella di ripiegare sul P-72MPA sviluppato da Leonardo per la marina militare turca con capacità di trasporto e lancio di siluri MK46 e MK54. Anche in questo caso però la piattaforma non è adatta ai requisiti espressi da Aeronautica e Marina in quanto non in grado di assolvere efficacemente i compiti di Mine Warfare e ISTAR/EW.

Esisterebbe anche una soluzione totalmente europea, da sviluppare congiuntamente con la Francia. Si tratta dell’Airbus A-321MPA. Il pregio è rappresentato appunto dall’avere un velivolo costruito interamente in Europa, e nell’attuale situazione internazionale è un fattore da non sottovalutare. Il difetto principale, invece, è che si tratta di una macchina che è attualmente ancora solo sulla carta e difficilmente vedrà la luce in tempi brevi come da esigenze della difesa italiana. Pertanto, si tratta di un’opzione non percorribile se non esclusivamente a livello ideale.

L’ultima opzione ci porta in Giappone, ed è rappresentata dal Kawasaki P-1. Il velivolo è in servizio nell’aviazione della marina giapponese in 33 esemplari (e altri 3 in ordine) quindi si tratta di una macchina ampiamente già rodata. Entrato in servizio nel 2013, il quadrimotore a getto ha un raggio d’azione di 2500 km, ma soprattutto nei suoi punti di attacco e nelle stive può trasportare siluri, missili antinave, mine, cariche di profondità oltre a tutto il necessario per la lotta ASW come le boe acustiche. I legami militari-industriali sempre più stretti tra Italia e Giappone – come dimostrato dal programma GCAP – potrebbero facilmente favorire questa opzione anche in considerazione di un possibile accordo secondo il formato G2G (Government to Government) che potrebbe coinvolgere anche la vendita al Giappone dell’addestratore T-346, in considerazione della ricerca nipponica per un nuovo velivolo avanzato per addestrare i piloti.

Questo “scambio” potrebbe prevedere una personalizzazione giapponese dell’addestratore di Leonardo in cambio di una nostra personalizzazione sensoristica del pattugliatore P-1 con un forte ruolo per l’industria italiana, Leonardo in particolare. Al momento, quest’ultima sembra essere l’opzione più concreta politicamente e industrialmente, anche a netto delle perplessità riguardanti la lunghezza della catena di approvvigionamento dei pezzi di ricambio. Da quest’ultimo punto di vista l’accordo potrebbe prevedere una parziale delocalizzazione in Italia della produzione di alcune componentistiche fondamentali per mantenere il velivolo in efficienza e parimenti effettuare lo stesso tipo di scambio col Giappone per il T-346.

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