Norvegia-Regno Unito: patto da 10 miliardi di sterline per le fregate

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Un patto da 10 miliardi di sterline (13,5 miliardi di dollari): Regno Unito e Norvegia hanno concluso un accordo per la fornitura ad Oslo di cinque fregate britanniche Type 26 per la guerra anti-sottomarina che saranno consegnate entro il 2030 e nell’intenzione dei due governi favoriranno l’interoperabilità delle due marine e potenzieranno la deterrenza nella regione dell’Atlantico settentrionale e nel Mare del Nord, divenuto un fronte sempre più caldo nel confronto tra Nato e Russia.

L’interoperabilità navale tra Regno Unito e Norvegia

La Norvegia conclude così il più grande accordo per l’acquisto di armamenti della sua storia, mentre la Difesa di Sua Maestà, vendendo i vascelli progettati da Bae Systems, piazza la maggior operazione di export navale. Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre vive una fase di grande attivismo sul fronte della sicurezza: pochi giorni fa ha annunciato a Kiev un maxi-pacchetto di 8,5 miliardi di dollari di aiuti all’Ucraina e il sostegno all’acquisto congiunto con la Germania di sistemistica e missili antiaerei. Ora arriva il potenziamento della marina in un’ottica di consolidamento della strategia di Oslo per diventare un bastione della Nato nel Nord.

“C’è la promessa di una forza altamente integrata in fase di sviluppo composta da Type 26 britannici e norvegesi”, ha dichiarato a Breaking Defense Nick Childs, ricercatore senior per le forze navali e la sicurezza marittima presso l’International Institute for Strategic Studies, aggiungendo che la proiezione navale di Oslo e Londra si completerà “possibilmente anche con il Canada, e questo dovrebbe comportare vantaggi sia operativi che di sostenibilità per entrambi i paesi”.

La testata specializzata in difesa e sicurezza aggiunge che “sono previsti anche elicotteri antisommergibile per supportare la flotta norvegese di Type 26, ma Oslo deve ancora decidere quale tipo utilizzare dopo aver rescisso il contratto per l’elicottero NH90 nel 2022 a causa di ritardi, errori e manutenzione eccessiva“.

Il dominio marittimo sta plasmando una nuova sinergia a livello di alleanze inter-occidentali e sta accelerando un’integrazione orizzontale interna alla Nato. Andranno osservate, nei prossimi anni, le manovre parallele di Paesi come Regno Unito, Norvegia, Canada e i partner baltici, Svezia e Finlandia, entrati nel Patto Atlantico tra il 2023 e il 2024.

Si salda l’asse del Nord

La scelta del Canada di rivolgersi alla cantieristica finnica per i rompighiaccio di ultima generazione e di valutare l’acquisto dei caccia svedesi Gripen si somma all’affare anglo-norvegese e consolida un teatro d’operazioni nordico e baltico in cui Londra può al contempo contare sulla coalizione multinazionale della Joint Expeditionary Force (Jef).

Quest’ultima, una forza multinazionale guidata dal Regno Unito e formata da unità degli eserciti di Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Lituania, Lettonia, Olanda, Svezia e Norvegia, mira a mettere in campo un corpo d’élite da almeno 10mila uomini capace di agire congiuntamente con gli alleati o come corpo unico e a sé stante, di essere immediatamente dispiegabile e di potenziare le capacità di interoperabilità tra diversi Paesi.

Una sfida operativa e industriale

A suo modo, l’alleanza navale legata ai Type 26 e le manovre parallele con cui i Paesi del Nord si stanno attivando per prevenire un possibile disimpegno statunitense dalla sicurezza del quadrante europeo costituito dai teatri del Baltico, del Mare del Nord e dell’Artico va nella stessa direzione.

Per il Regno Unito, sarà inoltre l’occasione per capire la capacità del sistema militar-industriale di sostenere una commessa ampia finalizzata all’export in un contesto di parallelo investimento per l’ampliamento delle capacità della Royal Navy. Mutatis mutandis, un banco di prova che si riproporrà in campo aeronautico con il ruolo di Bae nel consorzio anglo-italo-giapponese per il Global Combat Air Program per realizzare il caccia “Tempest” di sesta generazione.

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