Non solo Wagner: l’universo dei contractors russi nel mondo

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Divenute ormai uno strumento essenziale nella dottrina della “guerra ibrida” del Cremlino, le Pmsc (Private Military and Security Companies) russe sono ormai attive in quasi tutti i continenti. Negli ultimi tre anni, Mosca ha fatto sempre più affidamento sulle compagnie militari private in Africa, a cominciare dalla Libia dove per la prima volta hanno utilizzato direttamente velivoli da combattimento. Mentre gli Stati Uniti stanno ridimensionando la presenza delle loro forze militari in Africa, Medio Oriente e Asia Centrale, la Russia sta espandendo la sua influenza in queste e in altre aree proprio grazie alle Pmc insieme a forze per operazioni speciali e unità di intelligence. La strategia di Mosca è semplice: minare il potere degli Stati Uniti e aumentare l’influenza russa usando forze di basso profilo che sono in grado sia di fornire sicurezza ai leader stranieri, sia di addestrare le forze locali, oppure operare in supporto agli eserciti dei Paesi in cui sono presenti.

Crimea e Siria

La prima vera “palestra” dell’impiego delle Pmc secondo i nuovi dettami dottrinali del generale Valery Gerasimov si è avuta nel 2014 in Ucraina. In dettaglio possiamo tracciare una linea di demarcazione tra quanto avvenuto in Crimea e quanto avvenuto in Donbass.

Nella penisola che si protende nel Mar Nero la hybrid warfare russa ha avuto esito positivo, rappresentando l’utilizzo di ogni risorsa “non convenzionale” possibile in modo magistrale: dal livello informativo, con la propaganda tramite social e mezzi stampa in favore della secessione volta a convincere l’opinione pubblica (non solo straniera) delle persecuzioni ucraine ai danni della minoranza russa, sino all’intervento di quelli che sono stati chiamati “omini verdi” (little green men) o “uomini gentili”: unità paramilitari russe, senza distintivi, che rapidamente hanno occupato i centri nevralgici della Crimea senza che le forze armate di Mosca prendessero ufficialmente parte. La rapidità e capillarità d’azione, il coordinamento tra le forze e la scarsa e improvvisata resistenza ucraina sono state le chiavi del successo russo che ha portato la Crimea a “tornare in seno alla Madrepatria”.

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