Tra pressioni sanzionatorie e ritardi interni, il Su-57 russo continua a suscitare interesse nel mercato internazionale. E il Sud-Est asiatico cerca alternative ai tradizionali fornitori occidentali e asiatici nel segmento dei caccia di quinta generazione.
L’export russo del Su-57
Unico modello stealth di quinta generazione della flotta di caccia russi, il Su-57 Felon costituisce un velivolo tecnologicamente competitivo e un asset strategico per la politica di esportazione degli armamenti russi. Il 2026 sarà forse l’anno dei Su-57: se all’inizio del 2026, secondo le stime elaborate a partire da fonti aperte, la Russia disponeva di una flotta di circa 30 caccia Su-57 operativi o prossimi all’entrata in servizio, nonostante oggettive difficoltà Mosca mira ad onorare i contratti di fornitura stipulati prima del 2022 verso clienti esterni, e al contempo ad aumentare la platea di acquirenti interessati.
Difficoltà che certo non possono essere trascurate. Secondo un rapporto SIPRI, tra il periodo 2014-2018 e il 2019-2023 le esportazioni russe di velivoli militari sarebbero diminuite del 53%, con una significativa riduzione del numero di Stati clienti dai 31 Paesi del 2019 ai 12 Paesi nel 2023.
Uno scenario che ha accelerato il declino dell’export aeronautico russo, già segnato dalla maggiore libertà di mercato negli ex Stati satellite, dalla crescente autosufficienza di Cina e India, e da barriere politiche come il CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act) statunitense approvato nel 2017, che prevede sanzioni nei confronti dei Paesi che acquistano armamenti russi, inclusi gli aerei da combattimento.
Sebbene non sia ancora chiaro quali Paesi, oltre all’Algeria, abbiano già formalizzato un ordine per il Su-57, alcune fonti indicano in Iran, Corea del Nord, Vietnam e India i candidati più probabili ad acquisire il caccia russo nel prossimo futuro. Proprio Nuova Delhi potrebbe rappresentare il futuro mercato estero più grande per il Su-57.
India e Indonesia tentate dal Su-57?
Agli inizi di giugno, in occasione Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Putin ha dichiarato che Mosca è pronta non solo a fornire il velivolo a Nuova Delhi, ma anche a collaborare al suo ulteriore sviluppo senza particolari limitazioni, offrendo il trasferimento di tecnologie e l’integrazione dei sistemi indiani e rilanciando la proposta di una cooperazione strategica con l’India per la produzione congiunta del Su-57.
Si tratta di un tentativo di rilanciare un progetto avviato nel 2007, quando il programma di India e Russia per lo sviluppo di un caccia di quinta generazione si scontrò con gli elevati costi, il limitato accesso alle tecnologie chiave e la qualità delle prestazioni stealth del velivolo. Come evidenziato su un giornale indiano specializzato nel settore difesa, il rinnovato interesse russo arriva in una fase particolarmente delicata per la modernizzazione dell’Aeronautica militare indiana, che non dispone attualmente di alcun caccia di quinta generazione.
Mentre il caccia multiruolo francese Rafale, già in servizio presso l’IAF, non possiede caratteristiche stealth, la Cina starebbe rapidamente ampliando la flotta dei suoi caccia di quinta generazione con il J-35, suscitando un forte interesse del Pakistan. In questo contesto, Nuova Delhi deve bilanciare il vantaggio strategico dello sviluppo di un proprio programma nazionale su lungo periodo (AMCA – Advanced Medium Combat Aircraft), con il vantaggio tattico di acquisire due o tre squadroni di Su-57 (circa 36-60 velivoli) direttamente off-the-shelf da Mosca, per poter disporre rapidamente di una capacità offensiva stealth nel breve periodo.
Per contro, l’offerta statunitense di caccia stealth F-35 è stata declinata da Nuova Delhi, principalmente a causa delle rigide restrizioni imposte da Washington sull’impiego, sulla manutenzione e sul trasferimento delle tecnologie associate ai propri sistemi d’arma più avanzati. Per l’India un fattore determinante è rappresentato dall’accesso alle tecnologie dei sistemi importati, considerato un presupposto essenziale per lo sviluppo delle capacità industriali nazionali.
In tal senso, l’offerta russa di concedere all’India l’accesso al codice sorgente dei sistemi di missione e dell’avionica del Su-57E assume un’importanza strategica alla luce della dottrina dell’Atmanirbhar Bharat (“India autosufficiente”). Tale iniziativa, promossa dal governo Modi, mira infatti a rafforzare l’autonomia tecnologica e industriale del Paese, privilegiando il trasferimento di tecnologie, la produzione nazionale e l’integrazione di sistemi sviluppati internamente.
Secondo quanto riferito dal capo dell’Agenzia Logistica della Difesa dell’Indonesia, Giacarta avrebbe deciso di abbandonare il programma di co-produzione del caccia KF-21 sudcoreano, optando invece per una semplice acquisizione diretta dei velivoli già prodotti dalla Corea del Sud. Una mossa che sarebbe legata non solo a difficoltà finanziarie e ritardi nei pagamenti, ma anche alla revisione dei requisiti di modernizzazione della forza aerea indonesiana. E proprio la prioritizzazione di piattaforme più avanzate, anche di quinta generazione, potrebbe orientare anche l’Indonesia verso il Su-57 russo, con costi vicini, o addirittura inferiori, a quelli del caccia sudcoreano.
Una prospettiva che aumenterebbe l’influenza di Mosca, ma che al contempo comporterebbe un ulteriore slittamento, potenzialmente indefinito, delle consegne dei lotti di produzione.
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