Skip to content
Difesa

Non solo droni: per la guerra del futuro l’Esercito inglese riscopre la cavalleria

Uomini a cavallo nella guerra del futuro: perché l’Esercito inglese ripensa alla cavalleria in un’epoca scandita da sistemi autonomi, intelligenza artificiale e guerra elettronica?

Uomini a cavallo nella guerra del futuro: perché l’Esercito inglese ripensa alla cavalleria in un’epoca scandita da sistemi autonomi, intelligenza artificiale e guerra elettronica? Perché a volte un soldato a cavallo può arrivare dove nessun drone veicolato da algoritmi può spingersi, e in modalità decisamente furtiva. All’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, le forze speciali schierate in Afghanistan condussero missioni a cavallo contro i talebani. Erano gli “Horse soldiers” del team ODA (Operational Detachment Alpha) della 5ª SFG Airborne, e i primi team della CIA – SAD (Special Activities Division), responsabile di operazioni coperte e paramilitari che avrebbero preparato il terreno per la lotta al terrorismo.

Se si riparla dell’Esercito britannico e dell’impiego della cavalleria in guerra, il pensiero corre subito alle cariche di Waterloo o all’uso dei cavalli sul Fronte Occidentale durante la Prima Guerra Mondiale, dove gli Ussari dei diversi reggimenti condussero gli ultimi attacchi con sciabola e lancia, indossando giubbe piene di alamari e pantaloni dai colori sgargianti, prima di uniformarsi ai colori della guerra totale, il grigioverde e il kaki. E lasciare il passo alla cavalleria dell’aria e ai mezzi corazzati che soppianteranno il cavallo come “mezzo” da battaglia, per relegarlo a mezzo di fortuna o animale da fatica nelle retrovie o nelle rovinose ritirate.

Eppure, anche durante il D-Day, i paracadutisti americani dell’82ª e della 101ª che erano scesi dal cielo della Normandia catturarono i cavalli usati dalla Wehrmacht e li impiegarono come mezzo rapido per raggiungere i loro scopi di collegamento, attraversando le zone interdette da allagamenti difensivi e l’impenetrabile bocage. L’esercito tedesco faceva ancora largo impiego di cavalli e carri per il trasporto di truppe, munizioni e rifornimenti. Dopo essersi lanciati e dispersi nella campagna normanna, molti paracadutisti trovarono questi animali abbandonati e li usarono per muoversi silenziosamente, risparmiare prezioso carburante e perlustrare le strette e insidiose strade di campagna. Una condizione d’impiego estremamente attuale.

Anche i russi

Lo scorso mese un’inviata del Times si è recata nei boschi che cingono l’accademia militare di Sandhurst, in Inghilterra, dove ha osservato esercitazioni di alcuni reggimenti di cavalleria, Royal Horse Guards e 1st Dragoons, riportando in seguito: “I soldati stavano partecipando a un’esercitazione con un trasportatore di personale che si trovava in grado di muoversi furtivamente attraverso terreni accidentati e boscosi emettendo solo una modesta firma di calore a infrarossi. Si chiama cavallo”. Di fronte a lei, si muovevano piccole formazioni di soldati in assetto da combattimento con il volto ricoperto di tintura, con reti mimetiche adattate per coprire i cavalli come facevano un tempo le barde medievali e renderli, ancora una volta, un mezzo agile e adattabile per condurre ricognizioni o avvicinarsi furtivamente al nemico. Lo stesso è stato documentato a Longmoor.

Gli uomini a cavallo possono farsi strada attraverso i fitti boschi e coprire lunghe distanze con relativa facilità, capacità che viene considerata “fondamentale” nell’era della guerra dei droni che hanno cambiato la profondità della linea del fronte, e sono più difficili da rilevare per l’imaging termico a infrarossi che guida le munizioni sui loro bersagli. Sembra infatti che alcune unità russe abbiano impiegato proprio cavalli e asini, una grande tradizione degli Alpini italiani, per trasportare rifornimenti e tentare di eludere gli occhi elettronici dei droni ucraini nel Donetsk. Occhi che hanno imparato a riconoscere e ingaggiare autonomamente i mezzi corazzati.

I cavalli e la guerra moderna

Il British Army sta studiando futuri ruoli operativi per i cavalli nella guerra moderna, conducendo sessioni di addestramento per verificare in che modo i cavalli e le competenze di cavalleria possano supportare le future operazioni militari. Hanno esaminato aspetti quali la ricognizione a cavallo, la mobilità su terreni difficili, l’occultamento, il sostegno logistico e il benessere degli animali, traendo ispirazione dalle nazioni alleate che continuano a impiegare cavalli in contesti operativi. L’esercitazione è culminata in una prova di movimento e ricognizione a cavallo della durata di 24 ore, concepita per valutare l’efficacia dei cavalli nelle condizioni del campo di battaglia contemporaneo. Nel frattempo, anche Francia, Estonia e Finlandia stanno valutando il potenziale tattico dell’impiego dei cavalli.

È chiaro che non assisteremo mai più a cariche di cavalleria come quelle lanciate a Mons e Beersheba, o alla celebre carica di Isbuscenskij. Ma alla capacità di impiego di cavalli da sella e da soma per operazioni di proiezione di forza in ambienti impervi ricalcheranno l’operato delle forze speciali americane che condussero missioni a cavallo contro i talebani, e delle russi che attraverso lo spirito di adattamento della mutevole guerra in prima linea, hanno riscoperto nel cavallo un alleato contro la tecnologia autonoma e letale del drone.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Tassonomie

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto