“Non costruiremo mai l’atomica”: il messaggio distensivo dell’Iran che avverte Israele e Trump

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Difesa, Politica /

Masoud Pezeshkian rassicura l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea): “Non costruiremo mai l’atomica”, dice il presidente iraniano al direttore dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, giunto in visita a Teheran. Un messaggio chiaro da parte del presidente riformista in una fase critica per la Repubblica Islamica, pressata sul fronte geopolitico dai suoi rivali, a partire da Israele, e sottoposta a una nuova offensiva per i problemi dei diritti umani interni. Messaggio che arriva ai rivali dell’Iran ma anche ai falchi che, soprattutto nei Guardiani della Rivoluzione (Irgc) pensano a portare lo scontro con gli avversari in territorio inesplorato.

“Poiché abbiamo ripetutamente dimostrato la nostra buona volontà, annunciamo la nostra disponibilità a cooperare e convergere con questa organizzazione internazionale per risolvere le presunte ambiguità e dubbi sull’attività nucleare pacifica del nostro Paese”, ha detto Pezeshkian al funzionario brasiliano, una volta di più in campo per dare sostanza al multilateralismo. Si deve rendere atto al funzionario brasiliano che guida l’Aiea di aver sempre dato massima attuazione alla terzietà del suo mandato sia in occasione del problema nucleare ucraino di Zaporizhziaa che sul delicato dossier iraniano.

Pezeshkian parla non a caso in una fase delicata per Teheran. Lo scambio di colpi con Israele, a ottobre, ha visto la Repubblica Islamica confrontarsi con lo Stato Ebraico, anche in un contesto che ha visto gli Stati Uniti negoziare con il governo di Benjamin Netanyahu per escludere le strutture nucleari dagli obiettivi nel mirino dei raid in risposta ai lanci di missili su Tel Aviv dell’1 ottobre. Da tempo molti falchi israeliani, a partire dall’ex premier Naftali Bennett, premono su Netanyahu per dare il colpo decisivo al nucleare iraniano, obliterandone le strutture come fatto nel 1981 con l’Iraq e nel 2007 con la Siria per mettere Tel Aviv al riparo dall’ipotesi della corsa atomica degli Stati avversari.

Il neo-ministro della Difesa di Netanyahu Israel Katz ha di recente denunciato come minaccia le ambizioni nucleari vere o presunte di Teheran, dicendo che l’Iran era “”più esposto che mai agli attacchi contro i suoi impianti nucleari” e che fosse a portata “l’opportunità di raggiungere il nostro obiettivo più importante”. Pezeshkian si è appellato all’ordine internazionale per mostrare un atteggiamento distensivo, aprendo alle regolari ispezioni dell’Aiea per essere, come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto. Una mossa che vuole rilanciare il normale canone diplomatico anche per premunirsi in vista del ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, che come unica certezza per il suo secondo mandato avrà, nel Medio Oriente in cui sono naufragati i suoi Accordi di Abramo, la volontà di contrastare Teheran.

Nel suo primo mandato The Donald ha rottamato gli accordi sul nucleare firmati da Barack Obama e gode del consenso della base conservatrice del Partito Repubblicano che li ha sempre ritenuti una disgrazia. Marco Rubio, designato come futuro Segretario di Stato, nel 2016 li definiva “un disastro in atto”. Mike Huckabee, nominato da Trump prossimo ambasciatore in Israele, li ha paragonati come il preludio a un “nuovo Olocausto”. Trump a ottobre ha proposto a Netanyahu di bombardare gli impianti nucleari in risposta al lancio balistico su Tel Aviv. E ora che il combinato disposto dei decisori di politica estera e strategica è formato da fedelissimi di Trump al dipartimento di Stato, alla Cia, al Pentagono e al National Security Council l’Iran non vuole che il pregiudizio anti-Teheran si calcifichi a Washington, prendendo ogni passo falso come giustificazione per un rilancio della pressione. E per un potenziale via libera ad altri attacchi israeliani.

In un Paese sotto assedio da tempo Pezeshkian manda dunque un avvertimento a Netanyahu e, in prospettiva, a Trump: l’Iran non intende provocare una destabilizzazione dell’ordine regionale con l’avventurismo atomico. Tra le righe si legge la richiesta di una semplificazione delle rivalità regionali che vedono l’Iran sfidare Usa, Israele e alleati nel teatro iracheno, in Siria, in Libano e in Yemen. L’Aiea, tramite Grossi, ha affermato tutto il suo sostegno alla ricerca di accordi sul nucleare e la sostenibilità del progetto iraniano di una pacificazione con i rivali che garantisca la sicurezza collettiva. A Netanyahu e Trump onore e onere di cogliere il peso diplomatico e geopolitico di queste parole. Che mostrano l’esistenza di una via non conflittuale per risolvere i problemi mediorientali.