Fumata nera dalla Svizzera. Proprio mentre la controffensiva ucraina sta per entrare nella sua fase decisiva, in un momento nel quale dunque Kiev avrebbe bisogno del massimo sostegno possibile da parte dei partner occidentali, il governo svizzero ha posto il veto ad un piano per esportare in Ucraina quasi 100 carri armati Leopard 1 fuori servizio.
ll 28 giugno, il Consiglio federale svizzero ha respinto tale richiesta sulla base della legislazione sulla neutralità. “Il Consiglio federale ha concluso che la vendita di 96 carri armati non è possibile a causa delle disposizioni della legislazione vigente. In particolare, tale vendita sarebbe contraria alla legge sull’equipaggiamento militare e significherebbe un cambiamento nella politica svizzera di neutralità”, si legge in una dichiarazione.
Il veto di Berna sui tank, ha sottolineato il Financial Times, rischia di suscitare rabbia tra gli alleati europei della Svizzera, che da mesi esercitano pressioni sul governo elvetico affinché allenti la sua interpretazione di politica neutrale. La Pravda ucraina ha scritto che i mezzi bloccati dalla decisione svizzera sono 96. In caso di semaforo verde, avrebbero fatto tappa in Germania per essere modernizzati salvo poi finire in Ucraina. Questi carri armati si trovano adesso sul territorio italiano in uno stato non operativo.
La decisione della Svizzera
C’è da dire che la mossa della Svizzera è coerente con le precedenti decisioni prese dal Paese. L’ultima fumata nera coincide tuttavia con il veto più significativo, in termini di potenziale militare perduto per l’ Ucraina, che Berna ha esercitato nel corso dell’ultimo anno.
La decisione elvetica potrebbe adesso incrementare l’isolamento diplomatico del ricco Paese incastonato nel cuore dell’Europa, visto che, da un lato, si presenta come critico dell’offensiva russa contro Kiev, ma dall’altro continua a seguire la neutralità rifiutandosi di inviare aiuti militari al governo guidato da Volodymyr Zelensky.
Giusto per fare un esempio, l’ambasciatore francese ha affermato che la posizione della Svizzera rende il Paese “un problema per l’Europa“. La Germania è diventata sempre più critica nei confronti del suo vicino, anche perché la testardaggine di Berna contrasta il punto di svolta di Berlino sulle spese militari. Ricordiamo inoltre che, lo scorso ottobre, la Svizzera ha rifiutato di consentire alla Germania di donare all’Ucraina antiaerei antiaerei di fabbricazione svizzera, conservati tra le fila delle scorte tedesche, citando una clausola che richiedeva il permesso di Berna per il loro uso successivo.
I carri armati della discordia
Per i critici, l’ultimo veto sui carri armati Leopard evidenzierebbe ancora una volta l’assurdità della politica svizzera sulle esportazioni di armi quando si tratta di realtà pratica. I 96 carri armati in questione, infatti, non sono mai stati sul suolo elvetico. Al contrario, sono stati acquisiti dall’esercito italiano sette anni fa nell’ambito di un’impresa commerciale di Ruag.
All’inizio di quest’anno Ruag ha richiesto una licenza per la loro esportazione alla tedesca Rheinmetall, con l’intesa che la società li avrebbe poi ristrutturati e venduti, con il sostegno del governo tedesco, all’Ucraina. Il semaforo rosso di Berna ha bloccato il loro invio in Ucraina.
La scorsa settimana la Svizzera ha annunciato un pacchetto di aiuti umanitari da 1,2 milioni di franchi (1,22 milioni di euro) per lo sminamento in Ucraina. Ma i governi europei chiedono a Berna passi ben più marcati.