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La Gbu-57 MOP, Massive Ordnance Penetrator, non sarà più la “super bomba” convenzionale più potente dell’arsenale degli Stati Uniti. Il Pentagono ha commissionato una sorella maggiore, costruita per distruggere i bunker più profondi della Terra e arrivare – come nel caso dei siti nucleari iraniani colpiti nello strike dell’operazione Midnight Hammer– dove MOP e la MOAB, un tempo nota come Mother Of All Bombs, non possono arrivare.

Dopo il primo impiego operativo del Massive Ordnance Penetrator nel 2025 –  quattordici bombe MOP sganciate sui siti nucleari di Fordow e Natanz – gli Stati Uniti hanno avviato lo sviluppo di una nuova arma destinata a ridefinire il concetto stesso di attacco contro obiettivi sotterranei posti a grandi profondità e difesi da pesanti fortificazioni in cemento armato. Di norma i bunker o i siti più strategici di un avversario convenzionale. Questa nuova arma, sviluppata per eludere al contempo i sistemi di difesa moderni, è attualmente nota come Next-Generation Penetrator (NGP), e rappresenta un “salto qualitativo” nella guerra contro bunker sotterranei, silos missilistici e centri di comando sepolti sotto strati di roccia e cemento armato come quelli di Fordow.

Immagine satellitare reperibile del sito nucleare di Fordow dopo il raid USA

Il quadro strategico che prevede il potenziale impiego di questo tipo di arma è chiaro, se si pensa che la MOP era stata sviluppata per colpire i silos militari della Corea del Nord, e ha finito con l’essere impiegata contro i siti nucleari dell’Iran, mentre la Cina sta trasferendo le proprie infrastrutture critiche nel sottosuolo, confidando nella profondità come ultima garanzia di invulnerabilità. La “super bomba” è considerata un deterrente ma anche il passo che precede l’impiego di una bomba nucleare tattica, e mira a combinare capacità di penetrazione, autonomia di guida e sopravvivenza in ambienti ostili, dove le munizioni tradizionali mostrano i loro limiti, con la furtività dei bombardieri strategici di nuova generazione come il B-21 Raider, che saranno addetti al loro trasporto, per colpire obiettivi in tutto il globo con la massima efficacia.

Lo sviluppo del sistema Next-Generation Penetrator è stato affidato ad Applied Research Associates e Boeing, con l’obiettivo di realizzare un’arma capace di colpire bersagli interrati senza dipendere dal Gps, resistendo al disturbo elettronico e operando a distanza di sicurezza dalle difese nemiche. Con un peso stimato di circa 9.900 chilogrammi, l’NGP è più leggero del MOP ma verrà concepito come un’arma più “intelligente”: dotata di propulsione propria, in grado di detonare solo dopo aver identificato spazi interni specifici all’interno di una struttura.

Il frame del teste della GBU-57 MOP

Attacchi più profondi con un singolo asset

Le lezioni apprese nei conflitti recenti, in particolare in Ucraina, hanno mostrato quanto la dipendenza dal Gps renda vulnerabili anche le munizioni più avanzate. L’NGP risponde a questa fragilità con sistemi di navigazione autonomi e spolette in grado di “contare i vuoti”, colpendo piani e camere interne anziché limitarsi a perforare superfici; mentre i risultati ancora incerti dell’operazione lanciata dagli Stati Uniti contro i siti nucleari in Iran, hanno confermato l’efficacia delle bombe Mop, dopo anni di analisi e pianificazioni, ma hanno messo in luce la complessità di un’operazione che ha richiesto il supporto di molti asset accessori. Secondo quanto riportato, lo sviluppo della NGP mira a “ridurre drasticamente questa complessità“, consentendo attacchi profondi con un singolo asset: un B-21 Raider armato con una o più bombe di questo tipo.

Per gli esperti del Pentagono questa combinazione non persegue soltanto la “distruzione“, ma la negazione funzionale dei siti – come probabilmente è accaduto a Fordow, in Iran – attraverso il collasso di tunnel, l’interruzione di energia e comunicazioni, la paralisi dei sistemi interni. Nel suo programma di “guerra ai sotterranei avversari“, il Pentagono sta investendo anche in testate compatte per “sigillare ingressi“, armi a impulso elettromagnetico e munizioni termobariche ottimizzate per ambienti chiusi dove la loro potenza viene amplificata. In questo modo la capacità di colpire furtivamente più lontano e a maggiore profondità i siti posti nel cuore di territori altamente ostili, distruggendo, isolando e sigillando i principali asset avversari, diventa un potente messaggio strategico.

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