Il 5 febbraio 2026, il Trattato New Start, sulla riduzione degli armamenti nucleari strategici di Russia e Stati Uniti, cesserà formalmente di esistere.
Abbiamo specificato formalmente, in quanto il New Start era già di fatto non operativo dopo che la Russia dapprima ha sospeso le ispezioni al suo arsenale atomico ad agosto del 2022, e successivamente, a febbraio 2023, ha sospeso la propria partecipazione all’accordo. La sospensione è un provvedimento che pone termine agli effetti giuridici di un trattato pur essendo questo ancora in vigore e secondo il diritto internazionale durante il periodo di sospensione le parti devono astenersi da ogni atto teso ad ostacolare la ripresa della sua applicazione. A gennaio del 2023, il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov aveva affermato in un’intervista che “l’aggressività fuori scala degli Stati Uniti, che si manifesta nell’infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia nella guerra ibrida a tutto campo scatenata contro di essa, aveva reso praticamente impossibile in linea di principio condurre rapporti costruttivi e fruttuosi con Washington sul controllo degli armamenti” e che “se gli Stati Uniti non riconsidereranno la loro politica in Ucraina, la Russia non li incontrerà a metà strada per quanto riguarda la riunione della commissione o le ispezioni”.
L’amministrazione Biden, tra il 2022 e il 2023, si era detta pronta a negoziare “rapidamente” un nuovo accordo per sostituire il New Start se Mosca avesse dimostrato la propria volontà di riprendere i lavori sul controllo degli armamenti nucleari, ma questo non è avvenuto. L’avvento della seconda amministrazione Trump ha probabilmente messo la pietra tombale sulla possibilità di una nuova negoziazione, in quanto il presidente degli Stati Uniti non ha mai nascosto di voler aumentare la capacità di deterrenza atomica statunitense alla luce della rapida espansione dell’arsenale nucleare strategico cinese.
Il New Start, entrato in vigore nel 2011, era scaduto ufficialmente nel 2021, ma era stato prorogato di cinque anni come previsto dall’accordo stesso. Lo Strategic Arms Reduction Treaty concedeva alle parti sette anni per ridurre le loro forze nucleari strategiche: in particolare limitava Stati Uniti e Russia a possedere non più di 800 tra sistemi di lancio per missili balistici intercontinentali terrestri (ICBM), missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e bombardieri strategici dispiegati. All’interno di quel totale, ciascuna parte non poteva detenere più di 700 tra ICBM, SLBM e bombardieri con capacità atomica effettivamente schierati. Il trattato limitava soprattutto ciascuna parte a non possedere più di 1550 testate disponibili. Per dare l’idea dell’importanza avuta dal Trattato, oggi gli Stati Uniti hanno 400 ICBM tipo Minuteman III sparsi in silos di lancio delle basi Malmstrom, Minot e Warren dell’U.S. Air Force che si estendono attraverso gli Stati del Montana, North Dakota, Wyoming, Nebraska e Colorado. Il New Start aveva oggettivamente dei limiti tecnici e politici dato il nuovo panorama globale: dal primo punto di vista non includeva i veicoli di rientro plananti ipersonici (HGV – Hypersonic Glide Vehicle), una nuova tecnologia che permette ai vettori balistici di avere più possibilità di eludere le difese antimissile e riduce notevolmente i tempi di allarme precoce; dal secondo punto di vista non include altre nazioni che stanno sviluppando il proprio arsenale nucleare, come la Repubblica Popolare Cinese (RPC) in primo luogo, ma anche come l’India, il Pakistan e la Corea del Nord. La RPC si è sempre dimostrata contraria alla possibilità di entrare nel New Start affermando che il suo arsenale è inferiore a quello degli Stati Uniti e della Russia, e che bisognerebbe considerare di limitare anche quello di Regno Unito e Francia (parlando del “fronte occidentale”), ma oggettivamente il numero delle testate dei due Paesi della NATO è sempre rimasto costante nel corso degli anni, anzi, i sistemi di consegna sono diminuiti nel corso dei decenni col Regno Unito che ora si affida solo ai sottomarini lanciamissili balistici e la Francia che dal 1996 ha dismesso i suoi ICBM basati a Plateau d’Albion.
La fine del New Start chiude definitivamente l’era della Guerra Fredda che aveva dato al mondo sia il terrore dell’olocausto nucleare sia diversi strumenti internazionali per il controllo degli armamenti e di sicurezza strategica. Il New Start è solo l’ultimo dei trattati ereditati da quel periodo storico che ha cessato di esistere. Gli Stati Uniti, nel 2001, sono usciti unilateralmente dal Trattato ABM (Anti Ballistic Missile) che limitava il numero di sistemi antimissili balistici dispiegati, determinando uno squilibrio nella stabilità strategica nucleare e innescando il riarmo russo con nuove testate (HGV), nuovi missili (il “Sarmat”) e nuovi sistemi di rappresaglia (i droni/siluro “Poseidon” e i missili da crociera a propulsione nucleare “Burevestnik”). La Russia, nel 2007, aveva sospeso la sua partecipazione al Trattato CFE (Conventional Forces in Europe) che limitava il numero delle forze convenzionali nella regione europea che va dal Portogallo ai monti Urali, di fatto ponendo fine all’accordo. Ancora gli USA di Trump nel 2019 sono usciti unilateralmente dal Trattato INF (Intermediate range Nuclear Forces) che proibiva a Stati Uniti e Russia il possesso, la produzione e lo schieramento in Europa di vettori da crociera e balistici a raggio medio e intermedio, dopo che la Russia lo aveva infranto dispiegando il vettore 9M729, ma soprattutto perché Washington era preoccupata dal numero di missili di questo tipo fabbricati dalla Repubblica Popolare. Nel 2021, infine, sempre la Russia è uscita unilateralmente dal Trattato Open Skies, che prevedeva il sorvolo reciproco dei rispettivi 23 Stati firmatari per ridurre il rischio di un conflitto fornendo la possibilità di raccogliere informazioni sulle attività militari.
Il 5 febbraio 2026 si chiude definitivamente un’era, quella dei trattati internazionali sul controllo degli armamenti, e se ne aprirà un’altra: quella di una nuova instabilità strategica. Mosca, infatti, ha già fatto sapere che la Russia è pronta a un “nuovo mondo” senza limiti al controllo delle armi nucleari per voce del vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov, durante una visita di Stato in RPC. Il pericolo per gli anni che ci attendono non è rappresentato però dal recupero della corsa agli armamenti atomici: le 5977 testate russe e le 5428 americane che si stimavano essere presenti negli arsenali nel 2022 possono essere ritenute ora tutte “disponibili”, comprese quelle 1500 di esse che sono state ritirate ma che probabilmente sono ancora intatte, e le 2880 che sono mantenute “in riserva”, quindi non ne servono di nuove. Il pericolo è dato dalla totale assenza di strumenti condivisi di controllo reciproco che erano fondamentali per capire le vere intenzione del proprio “avversario”, non solo a garantire che le clausole dei trattati fossero rispettate.

