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L’industria militare italiana si posiziona ai vertici mondiali per quanto riguarda il livello tecnologico. Tuttavia, a fronte di un mercato fiorente, l’andamento delle esportazioni, pur ricco, è a livello complessivo altalenante con un trend calante che non accenna a diminuire da alcuni anni. Secondo dati ufficiali, nel 2018 esso ammontava a 5,2 miliardi di euro (pari a un 53% meno rispetto all’anno precedente). L’anno successivo era pari a 3,2 . Il Maeci, riferisce che le prime 25 società esportatrici pesano per circa il 97% sul totale, ed i primi quattro operatori del settore sono Leonardo (67,6%), Rwm Italia (6,1%), Mbda Italia (4,9%) e Iveco DefenseVehicles (4,1%).

Il mercato si differenziava sostanzialmente in modo equo tra Paesi della Nato/Ue (Uk, Germania, Francia, Spagna, Usa) ed “extraeuropei” (Qatar, Eau, Egitto, Turchia e Pakistan), sebbene il peso sia notevolmente diverso: solo il 27,2% delle autorizzazioni all’esportazione è stato destinato ai primi, che rappresentano le più importanti alleanze internazionali per l’Italia, mentre il restante 72,8% è stato destinato ai secondi.

Le cose in questi anni non sono certamente andate per il meglio. Complici anche alcune scelte di politica estera che hanno inciso sensibilmente sulla capacità italiana di vendere il prodotto della propria industria bellica nel mondo, il trend non ha mostrato grossi segni di ripresa. La relazione presentata quest’anno al Parlamento afferma che “nel 2020 il valore globale delle licenze di esportazione e di importazione, comprese le licenze per operazioni di intermediazione e quelle globali di progetto e di trasferimento, è stato pari a 4,821 miliardi di euro”. Di questo volume, 4.647 miliardi di euro sono per operazioni in uscita.

In questo trend, l’elemento principale che ha dato ossigeno al mercato italiano delle esportazioni è stato l’Egitto di Abdel Fatah al-Sisi, che è passato da 7,1 milioni di euro di autorizzazioni alla vendita nel 2016 a 871,7 milioni di euro nel 2019. L’anno scorso, un maxi contratto di circa 11 miliardi di euro era stato definitivamente autorizzato per la vendita di armamenti all’Egitto che ha compreso, tra i vari sistemi, due navi militari Fremm. Ad oggi sembra che solo la vendita delle fregate costruite da Fincantieri si sia concretizzata, per note questioni di carattere umanitario. La conferma è arrivata dalla relazione annuale, che ha reso evidente come sia stato proprio Il Cairo il maggior cliente del 2020 per un volume di 990 milioni di euro.

Le unità di superficie

La questione egiziana e la vendita al Cairo delle due fregate destinate alla Marina Militare ci ricorda l’importanza della vendita di unità navali di superficie nell’industria italiana. Fincantieri, che rappresenta il leader del settore, ha sviluppato in questi anni una rete di interessi di estrema importanza che va dal Medio Oriente all’America non disdegnando anche fondamentali partnership con la cantieristica europea e anche alcuni primi programmi con India e Russia.

L’ultima notizia, in ordine di tempo, è quella che è giunta dagli Stati Uniti, con Fincantieri che ha ricevuto il semaforo verde dalla Marina degli Stati Uniti per la seconda fregata della classe Constellation. Dopo la capoclasse, Fincantieri ha ottenuto, attraverso la sua controllata Marinette Marine, l’ordine di una seconda fregata, la Uss Congress, per un valore di 555 milioni di dollari. Le navi, che sono costruite in Wisconsin, rappresentano uno dei principali prodotti tecnologici esportati all’estero. E questo conferma l’azienda italiana si sia nel tempo costruita una solida rappresentanza americana confermata sia dagli studi per le navi-drone sia per la partecipazione nel consorzio per le Littoral Combat Ships della Lockheed Martin. Il programma per la nuova classe Freedom è uno dei capisaldi della nuova Marina americana, che cerca di costruire una flotta più moderna e sempre più multiruolo in grado di realizzare i diversi obiettivi posti dal Pentagono, sia in termini offensivi che difensivi.

Sul fronte fregate, non va dimenticato inoltre che l’Italia si sta inserendo nella difficilissima partita per il rinnovo della flotta greca, con Atene che ha varato un imponente piano di modernizzazione del proprio arsenale e con Fincantieri ad aver iniziato a intavolare delle trattative. Inserirsi nella partita è complesso e sono in molti i pretendenti (Francia su tutti, Stati Uniti e anche Spagna), ma la proposta italiana sembra aver trovato l’attenzione della Grecia, consapevole anche dei rapporti diplomatici sul fronte del Mediterraneo centrale.

In Medio Oriente, il prodotto italiano che è più in voga sono invece le corvette. E anche in questo caso l’agenda diplomatica italiana deve sostenere una difficile imparzialità nelle complesse relazioni tra monarchie del Golfo. Fincantieri in questo momento ha accordi molto importanti con il Qatar e con gli Emirati Arabi Uniti, Paesi che da qualche anno certamente non hanno relazioni positive. Pe quanto riguarda la Marina emiratina, l’Italia ha consegnato la corvetta della classe Abu Dhabi. Marina con cui si è arrivati anche alla consegna di due pattugliatori, Ghantut e Salahah, della classe Falaj 2. Mentre per la Marina qatariota, a febbraio c’è stato il il varo tecnico della Damsah e si sono avviati i lavori per la Sumaysimah, corvette della classe Al Zubarah, e sempre per i pattugliatori, è stato realizzato il Musherib.

Questi che sono i mezzo più in vista rappresentano la parte più mediatica, e certamente più importante, dell’export di mezzi di superficie nel mondo. Ma non dobbiamo dimenticare una serie di altre operazioni che hanno coinvolto l’Italia e che confermano una dinamiche molto complesse nell’ambito della vendita in questo settore. Fincantieri ad esempio ha costruito la RV Kronprins Haakon, nave rompighiaccio oceanografica consegnata al governo norvegese. Sempre Fincantieri ha collaborato con la Russia per Rossita, una nave in supporto delle operazioni di trasporto combustibile e di scorie nucleari e in servizio presso la Atomflot.

La tecnologia sottomarina

Oltre alle unità di superficie, l’Italia ha una lunga tradizione “sottomarina” che oggi, oltre che costruire battelli come gli U-212 e fornirne componentistica, attraverso il gruppo Leonardo/Fincantieri e consociate (ad es. la Fib del Gruppo Seri Industrial per le nuove batterie al litio-ferro-fosfato degli U-212 Nfs), ha capitalizzato la lunga tradizione di veicoli subacquei da assalto utilizzati sin dai tempi della “mignatta” di Paolucci e Rossetti. Un’industria importante in questo settore poco noto (perché poco reclamizzato) è la Cabi Cattaneo

La società milanese è uno dei principali produttori mondiali di veicoli subacquei e attrezzature pesanti per forze speciali e costruisce anche i container da trasporto presso-resistenti che potranno essere utilizzati proprio dai nuovi sottomarini tipo U-212 Nfs

Recentemente siamo venuti a conoscenza che proprio la Cabi Cattaneo sta costruendo due piccoli sottomarini per la Marina degli Emiri del Qatar. In una presentazione fatta al parlamento italiano il 17 maggio si notano immagini che potrebbero essere le prime rese pubbliche dei nuovi veicolo subacquei. La società sembra che stia collaborando con un’altra per costruire due sottomarini “nani” costruiti per un cliente straniero, e sebbene questo non sia stato esplicitato, potrebbe essere il Qatar. L’altra società italiana coinvolta deve essere la M23 Srl di Ciserano (Bg).Questa società risulterebbe essere uno spin-off dell’attività militare dell’affermato costruttore di sottomarini Gse Trieste.

Le esportazioni in ambito navale riguardano anche sistemi più tradizionali come siluri, missili e artiglierie. Mbda Italia è ai vertici coi missili Marte Extended Range e Marte Mk2/N, insieme alla famiglia Teseo che recentemente si è ampliata con l’arrivo del Mk2/E. Come non citare poi nel campo della siluristica i Black Shark e Black Scorpion, costruiti dalla Wass del gruppo Leonardo, oppure, in quello delle artiglierie navali, il famoso Super Rapido/Compatto da 76/62 della Oto Melara anche lei confluita nel gigante della industria della Difesa italiana, che viene utilizzato su unità navali di Germania, Usa, Francia, Spagna, Norvegia, Taiwan, Paesi Bassi, Filippine, Sud Africa, Canada, Grecia, Corea del Sud, Irlanda, Perù, Danimarca e India. Un successo mondiale che testimonia l’alta qualità delle produzioni italiane nel campo degli armamenti. 

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