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Undici navi militari di pattuglia sono state inviate da Russia e Cina nei pressi dell’Alaska. La notizia è particolarmente rilevante, visto che si tratta della più grande flotta di questo tipo che si sia mai avvicinata alle coste degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che ha citato fonti Usa, i mezzi in questione, monitorati da quattro cacciatorpedinieri e aerei P-8 Poseidon, hanno navigato vicino alle Isole Aleutine senza entrare nelle acque territoriali statunitensi.

Un portavoce del Comando Nord degli Stati Uniti ha confermato che Mosca e Pechino hanno effettuato il pattugliamento navale combinato vicino all’Alaska, ma non ha specificato il numero di navi né la loro posizione precisa. “La pattuglia è rimasta in acque internazionali e non è stata considerata una minaccia”, ha specificato in una nota. “È una prima volta storica (considerando il numero di navi totali ndr). Dato il contesto della guerra in Ucraina e le tensioni intorno a Taiwan, questa mossa è altamente provocatoria“, ha invece affermato Brent Sadler, ricercatore senior presso la Heritage Foundation ed capitano della Marina a riposo.

Non mancano precedenti emblematici, soprattutto da quando si è intensificata la partnership sino-russa. Lo scorso autunno, ad esempio, Washington ha avvistato sette navi cinesi e russe muoversi nel Mare di Bering in una doppia linea, in una posizione vicina alle solite Isole Aleutine dell’Alaska. In quel caso, le autorità Usa avevano identificato la nave cinese Nanchang, una di una nuova classe di cruiser-destroyers in grado di lanciare più di 100 missili guidati.

Il messaggio di Russia e Cina

Il messaggio lanciato da Russia e Cina è duplice: da un lato i due Paesi considerano l’intera regione un’area altamente strategica, anche in vista della cooperazione reciproca nell’Artico, mentre dall’altro tanto Mosca quanto Pechino intendono mettere pressione sugli Stati Uniti. Flotte congiunte di navi russe e cinesi, infatti, sono entrate in azione in altre aree caldissime, come nel Mar Cinese Meridionale, nei pressi di Taiwan, e nel Mar Giallo e Mar del Giappone, in quest’ultimo caso come presumibile risposta al rafforzamento militare Usa con Corea del Sud e Giappone.

Tornando all’episodio più recente, è sempre meno raro avvistare navi da guerra russe e imbarcazioni da ricerca cinesi in una regione che include gli Aleuti, una catena strategica di isole vulcaniche che divide l’Oceano Pacifico dal Mare di Bering e dall’Oceano Artico. Queste, ricordiamolo, sono state il luogo di aspri combattimenti durante la seconda guerra mondiale, mentre una piccola città insulare, Unalaska – che pesca più pesce di qualsiasi altro porto degli Stati Uniti – ospita la base della Guardia Costiera Usa a Dutch Harbor.

“Vedere formarsi questi gruppi di azione di superficie è raro”, ha detto il contrammiraglio Nathan Moore, che è stato comandante della Guardia Costiera per la regione dell’Alaska, salvo poi esser recentemente diventato vice comandante per l’Atlantico.

L’Artico nel mirino

In tutto ciò si evince come l’Artico si sia ormai trasformato in un territorio sempre più conteso. Mentre il ghiaccio marino si scioglie e il traffico aumenta ai margini meridionali dell’Oceano Artico, i governi stanno operando in modi che rispecchiano le rivalità visibili nello scacchiere globale.

Negli ultimi mesi, i bombardieri russi hanno aumentato le loro pattuglie sull’Artico. Il servizio di intelligence norvegese ha invece fatto presente che, con le forze convenzionali della Russia indebolite dalla guerra in Ucraina, le armi strategiche del Cremlino stanno assumendo una maggiore importanza, compresi i sottomarini dotati di armi nucleari della sua flotta settentrionale.

In una perfetta partnership, così come Mosca dispiega le sue forze militari in loco, Pechino si limita a condividere con Mosca l’intelligence satellitare ed elettronica della regione. In risposta, gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza nell’Artico aggiungendo ai loro rompighiaccio polari, le navi vitali per una presenza costante nei mari ghiacciati, e monitorando i movimenti rivali tramite satelliti, droni e navi senza equipaggio.

Ricordiamo che l’opinione pubblica globale è venuta a conoscenza delle attività di raccolta di informazioni del Dragone vicino all’Artico all’inizio di quest’anno, dopo che un pallone aerostatico cinese era stato rilevato per la prima volta vicino alla disabitata Isola di St. Matthew nel Mare di Bering. Il misterioso pallone aveva attraversato gli Stati Uniti e il Canada prima di essere abbattuto al largo della costa della Carolina del Sud. In quel caso, il ministero degli Esteri cinese ha negato che l’oggetto volante fosse impiegato per operazioni di spionaggio, criticando gli Usa per l’abbattimento.

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