Nave spia cinese nelle acque hawaiane per seguire le esercitazioni militari

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Le forze militari statunitensi stanno monitorando una nave spia cinese che si è posizionata al largo delle coste delle Hawaii da circa una settimana. Mercoledì scorso, un portavoce del comando USA per l’Indo-Pacifico , ha confermato che stanno monitorando “una nave (dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese) che opera in acque internazionali nelle vicinanze delle Hawaii”. Il comando statunitense ha fornito pochi dettagli sull’avvistamento della nave spia cinese vicino alle Hawaii, che oltre a essere sede del comando per l’Indo-Pacifico, sono costellate di molte basi aeree e navale, come a Pearl Harbor che è il centro nevralgico della U.S. Navy in tutto il Pacifico.

Per questo, è ragionevole pensare che la Repubblica Popolare Cinese (RPC) abbia inviato la sua nave spia per osservare l’attività navale e captare i segnali di comunicazione in un periodo particolarmente intenso per quanto riguarda le operazioni militari: come sappiamo, hanno preso il via due importanti esercitazioni militari alleate. La prima è la REFORPAC, una manovra che prevede lo spostamento di ingenti forze aeree (circa 300 velivoli) da diverse basi negli Stati Uniti continentali verso le Hawaii e oltre. REFORPAC, che è sostanzialmente una REFORGER per il Pacifico, è cominciata il 10 luglio e terminerà dopo circa 14 giorni.

La seconda grande esercitazione, stavolta multilaterale, è Talisman Sabre che però si terrà nelle acque australiane, ma vedrà impegnare diversi assetti aeronavali statunitensi tra cui anche una forte componente anfibia. L’esercitazione multinazionale è la più grande dell’Indo-Pacifico, dopo RIMPAC, e si tiene ogni due anni a partire dal 2005. Alle manovre, che sono cominciate il 13 luglio e termineranno il 4 agosto, parteciperanno oltre 35mila militari statunitensi, australiani e di altre nazionalità. Entrambe queste esercitazioni hanno il chiaro obiettivo di preparare le forze USA e alleate alla possibilità di un conflitto su larga scala con la Repubblica Popolare, ed è normale che Pechino sia interessata a “captare” più informazioni possibili, anche solo osservando e registrando il traffico di comunicazioni tra i comandi per capire lo schema che si potrebbe riproporre in caso di reale movimentazione per un conflitto.

Via mare e via terra

Questo però potrebbe non essere l’unico motivo di una presenza così lontano dalla coste cinesi di una nave spia di Pechino: la RPC vuole anche affermare chiaramente la propria presenza nello sterminato teatro del Pacifico, dimostrando di poter competere con la superpotenza aeronavale statunitense. In questo modo, Pechino può guadagnare smart power con alcune nazioni dell’Indo-Pacifico e dimostrare ai suoi avversari regionali di poter essere in grado di operare a lunghissima distanza dalla madrepatria, e quindi non solo nei mari più prossimi come il Mar Cinese Meridionale o Orientale. Del resto la PLAN (People’s Liberation Army Navy), quest’anno ha effettuato diverse missioni oltre la Prima Catena di Isole, raggiungendo per la prima volta la Seconda Catena di Isole con le sue portaerei in un chiaro segnale di proiezione di forza in profondità. Una proiezione di forza che, in caso di conflitto aperto per Taiwan o il Mar Cinese Meridionale, significa lotta alle linee marittime di rifornimento statunitensi in prossimità della Prima e Seconda Catena di Isole.

La RPC poi si è impegnata per integrare molte nazioni insulari nella sua Belt and Road Initiative, e si ritiene che molti dei progetti infrastrutturali cinesi presentano applicazioni “a duplice uso” che non solo promuovono il commercio, ma potenzialmente creano aree in cui le forze armate e l’intelligence cinesi potranno operare in futuro. Pechino ha dato anche prova di rafforzare gli aiuti e l’impegno diplomatico nelle isole del Pacifico con il ritorno in carica del presidente Donald Trump, temendo un maggiore impegno statunitense nell’area, ma sebbene il comando per l’Indo-Pacifico Usa non sia stato toccato dai tagli stabiliti all’inizio di questa amministrazione, la chiusura di USAID ha provocato la fine del finanziamento ad alcuni Paesi chiave dell’Indo-Pacifico, col rischio di aprire le porte agli investimenti cinesi.

Ultimamente, gli schieramenti di navi da guerra cinesi nel Pacifico sono diventati più visibili e molto più decisi. A febbraio, gli aerei di linea in volo tra la Nuova Zelanda e l’Australia sono stati dirottati dopo che navi unità navali cinesi, in navigazione lungo la costa orientale dell’Australia, avevano condotto esercitazioni a fuoco vivo nelle acque tra i due Paesi. Le navi da guerra cinesi hanno navigato dentro e fuori dalla zona economica esclusiva australiana circumnavigando il continente prima di dirigersi nuovamente a nord verso l’Indonesia all’inizio di marzo. Il viaggio ha suscitato scalpore in Australia, mentre il Paese riflette sullo stato delle proprie forze armate e sulla possibilità di essersi affidato eccessivamente agli Stati Uniti per la propria difesa, considerando i recenti ripensamenti statunitensi per quanto riguarda uno dei pilastri del trattato AUKUS, ovvero il pilastro dei sottomarini da attacco a propulsione nucleare per Canberra.

Ci sono stati diversi casi in passato di navi spia cinesi vicino alle Hawaii e, anche di navi spia russe, del resto questo tipo di attività, condotta anche dagli Stati Uniti e dai loro alleati, è del tutto legale e conforme al diritto del mare se avviene in acque internazionali. Il numero però degli avvistamenti di navi spia russe o cinesi, e non solo in quella parte del globo, sta aumentando riportandoci ai tempi della Guerra Fredda.