Costruire rapporti promettenti è meglio che guastare quelli ambigui. La missione di nave Morosini in Giappone dà un senso compiuto alla permanenza in Estremo Oriente del pattugliatore polivalente d’altura (Ppa) nell’Ocean Pacifico che prosegue da inizio aprile. E nel quadro di una proiezione senza precedenti della flotta italiana il Ppa Francesco Morosini è la nave della flotta che si è spinta più lontano. Per che motivo era difficile comprenderlo, all’inizio della missione. Con l’arrivo in Giappone ora è chiaro: il viaggio della nave ha una pars construens di “diplomazia navale” verso Tokyo e non soltanto una funzione di pressione sulla Cina.
Come ha sottolineato Formiche, infatti, la missione del Morosini “rafforza ulteriormente l’allineamento tra Roma e Tokyo: la partnership italo-giapponese sta vivendo un momento di particolare vivacità, frutto anche del programma militare Global Combat Air Programme (Gcap)“, il caccia di sesta generazione che unirà Italia, Giappone e Regno Unito. E questo è un dato di fatto politico molto più importante e sensibile di qualsiasi ricerca diretta di un braccio di ferro con la Cina i leader europei, Giorgia Meloni, Emmanuel Macron e Olaf Scholz in testa, non vogliono portare alle estreme conseguenze. Non passando quella sottile linea rossa tra rivalità economico-strategica e confronto geopolitico e militare che l’escalation di incidenti nel Mar Cinese Meridionale e nell’area di Taiwan ha lasciato emergere. E offrendo una manifestazione di vicinanza e amicizia tra Italia e partner orientali: il fatto che anche l’Agenzia Ice che gestisce la promozione dell’export abbia segnalato la presenza del Morosini in Giappone fino al 27 giugno e la possibilità di effettuare visite guidate a bordo mostra il legame tra diplomazia navale e soft power, chiave per la proiezione dell’Italia all’estero.
Gettando l’ancora a Yokosuka, a due passi dalla rada di Tokyo, il Morosini è diventato alfiere di una missione dal tenore più ampio e complesso, che se da un lato mostra la capacità di integrazione dell’Italia con un campo occidentale sempre più esteso anche in materia militare dall’altro ha un obiettivo molto chiaro in Tokyo, a lungo partner dimenticato della diplomazia italiana. A cui il governo Meloni guarda con un interesse maggiore rispetto agli esecutivi precedenti. Contenere la Cina si può anche evitando il confronto muscolare e mostrando un’unità di intenti. Quella che ad oggi sembra esserci tra la flotta italiana e quella giapponese, e ci potrà essere con l’interoperabilità tra le rispettive aeronautiche.
Il passaggio in Giappone aiuterà inoltre il Morosini all’interoperabilità con le locali unità della flotta Usa, centrate sul Fifth Carrier Strike Group e sulla portaerei Ronald Reagan, attivissime e assertive nel mostrare bandiera e difendere la libertà di navigazione del più cruciale oceano del pianeta. L’Occidente “espanso” si allarga creando sinergie tra il Mediterraneo e l’Atlantico da un lato e l’Indo-Pacifico dall’altro. Non è detto che questo conduca a una “Nato mondiale” capace di essere al contempo anti-russa e anti-cinese. Ma sui mari si può giocare la capacità dei Paesi alleati nel blocco occidentale di garantire la sicurezza globale e una comunione di visioni geopolitiche e valoriali conservative dell’ordine esistente e fautori di de-escalation nei teatri caldi senza per forza gettarsi in avventure rischiose come uno scontro muscolare con la Cina.
La Marina Militare si conferma dunque tra quelle maggiormente proiettate su scala globale e la punta di lancia del Morosini rilancia la diplomazia italo-nipponica dopo i precedenti viaggi di Guido Crosetto, ministro della Difesa, e del premier Meloni per parlare rispettivamente ai summit conclusivi dell’accordo Gcap e al G7 di Hiroshima. Molte le sfide comuni dei due Paesi nel campo militare, tecnologico e industriale. C’è la Cina, c’è il Gcap, certo, ma c’è anche la comune volontà di vedere tutelati i commerci, aperti gli stretti, contrastata la pirateria da Malacca a Aden, testate le sinergie geopolitiche e strategiche. I rapporti italo-nipponici hanno molto da dire negli anni a venire. Nel Pacifico, o meglio nell’Indo-Pacifico, possono essere estesi a una rete di collaborazioni con attori chiave a cui l’Italia guarda, dall’India agli Emirati, e a cui Tokyo è estremamente vicino. Una proiezione globale di Roma è pensabile nel quadro securitario dell’alleanza a guida americana e non necessariamente solo al servizio del contrasto della Cina perorato dalla superpotenza a stelle e strisce. Con creatività strategica viaggi come quello del Morosini possono essere importanti non solo simbolicamente.