È scoppiata una vera e propria crisi diplomatica tra Pechino e Berlino a seguito di un atto ostile perpetrato da una nave da guerra cinese verso un aereo da sorveglianza tedesco, che era impegnato nella missione Aspides dell’Unione Europea di protezione delle linee di navigazione nel Mar Rosso.
L’incidente è accaduto la scorsa settimana, ma solo nella giornata di ieri, mercoledì 8 luglio, il Ministero degli Esteri tedesco ha diffuso una breve nota a riguardo, indicando anche la convocazione dell’ambasciatore cinese a Berlino. “Mettere in pericolo il personale tedesco e interrompere le operazioni è del tutto inaccettabile” ha affermato il Ministero su X, specificando che la nave militare ha illuminato il velivolo con un fascio laser. L’azione aggressiva, secondo i media tedeschi, è avvenuta il 2 luglio e l’aereo colpito dal laser sarebbe un Beechcraft King Air 350 con una configurazione speciale adatta a effettuare missione di sorveglianza e intelligence, ma di proprietà di un ente privato e operato dalla Luftwaffe, con a bordo personale civile e militare.
La rivista Der Spiegel riferisce che l’incidente è avvenuto quando l’aereo si è avvicinato a una fregata della People’s Liberation Army Navy (PLAN), che ha poi preso di mira l’aereo. Un portavoce del Ministero degli Esteri tedesco ha affermato che la nave da guerra cinese, di cui non è stato reso noto il nome, era stata incontrata diverse volte nella zona in precedenza e “ha colpito l’aereo con il laser senza motivo o comunicazione preventiva durante un volo di routine”. L’aereo, a quel punto, è stato costretto ad abbandonare la missione e a rientrare a Gibuti.
Come sappiamo, Gibuti è strategicamente situata all’imboccatura meridionale del Mar Rosso, lungo lo Stretto di Bab el-Mandeb, e per questo è sede di diverse basi militari, tra cui una cinese sin dal 2008 che è dotata di un porto in grado di ospitare navi di medio e grosso tonnellaggio come le portaerei.
La Repubblica Popolare Cinese ha istituito una missione militare anti-pirateria nel Golfo di Aden/Mare Arabico quasi in concomitanza con le missioni occidentali (tra cui si ricorda quella europea “Atalanta” sin dal 2009), pertanto le sue unità navali da guerra sono frequentemente ospitate nel porto di Gibuti e operano in quelle acque.
The War Zone ci ricorda che in passato, nella stessa area, si sono verificati casi simili a quello che ha interessato l’aereo tedesco, sempre da parte di navi da guerra della PLAN. Nell’aprile 2018, soldati cinesi hanno utilizzato laser per colpire aerei militari statunitensi operanti da Gibuti in diverse occasioni: secondo il Pentagono, due piloti di un aereo da trasporto C-130 hanno riportato ferite lievi a causa di un laser di tipo militare.
Non si conosce il tipo di laser utilizzato nell’azione del 2 luglio: questo tipo di armi comprendono un’ampia gamma di sistemi, di potenza e utilizzo diversi, alcuni dei quali possono essere utilizzati per colpire e distruggere bersagli volanti o in navigazione mentre altri, con potenza inferiore, si usano per accecare i sensori ottici avversari. Questi ultimi tipi di laser, però, non solo accecano le ottiche ma possono anche facilmente creare danni permanenti alla vista del personale a bordo.
La Repubblica Popolare Cinese, al pari degli Stati Uniti e del Regno Unito, è molto avanti nella ricerca di laser militari, al punto che alcuni sistemi sono già operativi, sia a terra sia imbarcati. Nel 2019, i media cinesi hanno rivelato piani per dotare le navi militari, possibilmente i cacciatorpediniere della classe Type 055, di un’arma laser per la difesa aerea e la protezione ravvicinata, mentre alcuni tipi di laser si sono osservati su altre unità navali, come le navi da assalto anfibio della classe Type 071. Gli Stati Uniti, invece, stanno testando l’integrazione di laser sui cacciatorpediniere classe Arleigh Burke con l’obiettivo finale di avere diverse tipologie di laser imbarcati, differenziate per potenza, con cui dotare alcune tipologie di unità navali.
Illuminare un aereo o una nave con un laser, militare o di altro tipo, è oggettivamente un atto rischioso con potenziali ripercussioni legali. Inoltre, l’uso di un laser in questo modo sembrerebbe violare il Code for Unplanned Encounters at Sea (CUES), che specificamente fa riferimento ai laser che potrebbero causare danni al personale o alle attrezzature.
Usare un laser per illuminare un aereo, o una nave, è un palese atto ostile al pari di illuminarlo con un radar da attacco – come quelli dei missili o dei sistemi di difesa di punto – oppure è come effettuare un’intercettazione aerea non seguendo le regole, con manovre spericolate. Si pone però su un livello superiore, sul mare, rispetto ad altre azioni aggressive come il tagliare la rotta a un natante o avvicinarsi per disturbarne la navigazione, ed è considerabile anche superiore all’utilizzo dei cannoni ad acqua che tante volte la Guardia Costiera cinese ha utilizzato nel Mar Cinese Meridionale contro unità navali filippine.
Proprio da quella particolare area del globo, da tempo sede di una crisi internazionale, ci sono giunte in passato altre segnalazioni dell’utilizzo di laser da parte di navi militari cinesi: nel 2023 la Guardia Costiera filippina aveva riportato che una nave della Guardia Costiera cinese aveva puntato un raggio laser contro una delle sue imbarcazioni durante una missione di rifornimento della marina filippina ad Ayungin Shoal, nel Mar delle Filippine occidentale, il 6 febbraio.

