Lo scorso 27 settembre il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Giorgia Meloni e del ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, ha approvato un disegno di legge in materia di sicurezza delle attività sottomarine istituendo l’ASAS, l’Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee. In considerazione del rilievo assunto dalla dimensione underwater nel corso degli anni, anche in termini di sviluppo potenziale, e in considerazione del Piano del Mare nazionale, il provvedimento mira a definire un quadro giuridico adeguato alle esigenze della progressiva antropizzazione dell’ambiente subacqueo, che si estende dalla superficie di oceani, mari, fiumi e laghi, fino ai fondali.
Il disegno di legge disciplina le procedure e le regole volte a rendere detto ambiente sempre più accessibile e sicuro, e l’ASAS avrà la funzione di coordinare e controllare le attività subacquee civili al fine di evitare interferenze tra queste, quelle militari e quelle di polizia. Nel disegno di legge, che dovrà superare l’esame delle Camere, si introducono disposizioni volte a regolamentare la navigazione, i mezzi e le infrastrutture subacquee e a tutelare le persone e gli operatori che svolgono attività subacquee.
Ancora più importante, fra i principali compiti attribuiti all’Agenzia si segnalano quelli riguardanti la gestione delle interferenze nella dimensione subacquea, il rilascio di autorizzazioni in ordine al passaggio inoffensivo di sommergibili in immersione nelle acque territoriali, la definizione delle misure necessarie volte ad assicurare la sicurezza delle infrastrutture subacquee, la definizione degli standard minimi di sicurezza con riferimento ai sistemi di estrazione di emergenza di persone da mezzi pilotati, la promozione dello sviluppo della capacità nazionale di soccorso ed estrazione di persone da mezzi subacquei civili sinistrati e soprattutto l’adozione di linee guida per lo sviluppo di tecnologie subacquee in collaborazione con il Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS) e gli enti pubblici di ricerca preposti sul territorio nazionale.
Infine, si apportano modifiche al codice dell’ordinamento militare, attribuendo alla Marina Militare italiana nuove competenze alla luce della neo-introdotta disciplina delle attività della dimensione subacquea.
In sostanza, l’Italia è tra i primi Paesi al mondo – forse il primo in assoluto – a regolamentare l’ambiente sottomarino dalla superficie alle profondità istituendo un’agenzia nazionale che lavorerà in stretta connessione con la Marina Militare e il mondo marittimo civile. Una regolamentazione che è anche un’affermazione di sovranità del battente d’acqua marino sino alle profondità dei fondali, che sino a oggi era sempre stato caratterizzato da scarsa attenzione e quindi da poca chiarezza giuridica.
La politica di governo recepisce quindi il messaggio lanciato dalla Difesa a poca distanza dallo scoppio del conflitto ucraino, quando un’azione di sabotaggio sul gasdotto Nord Stream aveva evidenziato tutta la fragilità delle linee sottomarine. Lo Stato Maggiore Difesa, nella persona dell’allora comandante ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, aveva predisposto misure precauzionali di pattugliamento e sorveglianza delle nostre infrastrutture sottomarine grazie a un piano coordinato con la Marina Militare, che da allora è impegnata attivamente con continuità in questa missione.
La sicurezza della nostra nazione dipende strettamente dagli approvvigionamenti energetici, che in buona parte passano attraverso condutture sottomarine, ma lungo i fondali del Mare Nostrum sono dispiegati altrettanto vitali cavi di comunicazione. Si è portati a pensare, erroneamente, che nell’era dei satelliti le comunicazioni globali passino attraverso di essi, ma in realtà sono deputati a sostenere solo un 2-3% di traffico: tutto il resto sfrutta i cavi sottomarini.
Con la maggiore digitalizzazione globale vengono posati sempre più cablaggi nei mari e negli oceani del mondo, ed essi sono un obiettivo fragile: un cavo può essere artificialmente tranciato o anche può essere usato per spiare le informazioni che vi passano. Di esempi nella storia recente ce ne sono stati molti: ancora prima dello scoppio della guerra in Ucraina, uno dei due cavi che mette in comunicazione le isole Svalbard con la Norvegia era stato misteriosamente tranciato, e la commissione di inchiesta norvegese aveva stabilito che la causa del troncamento era “attività umana”.
Al giorno d’oggi, nel quadro di una sempre più diffusa instabilità globale e con le possibilità date a potenze emergenti (anche ostili) dalle nuove tecnologie, la guerra sottomarina assume un significato più complesso rispetto agli anni della Guerra Fredda: anche un Paese come l’Iran, o la Corea del Nord, potrebbe facilmente effettuare azioni di sabotaggio sui cavi sottomarini, e visto quanto accaduto recentemente nel Mar Rosso non è escluso che sia già successo.
Questa tematica è di primaria importanza e la nascita dell’ASAS è solo una delle manifestazioni di tale impellenza: alle Nazioni Unite, proprio quando in Italia si dava alla luce alla nuova Agenzia, si è tenuta una riunione multilaterale che aveva come ordine del giorno la definizione dei “New York principles on undersea cables”, ovvero una dichiarazione congiunta per affermare l’impegno collettivo a mantenere e aumentare la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture via cavo sottomarine in un mondo globalmente digitalizzato. Questi principi serviranno a stabilire un approccio globale condiviso per garantire la sicurezza, l’affidabilità, l’interoperabilità, la sostenibilità e la resilienza per l’implementazione, la riparazione e la manutenzione dei cablaggi sottomarini.
In questo contesto ci preme ricordare la centralità del nostro Paese, grazie alla decisione lungimirante di aprire il PNS in quel di La Spezia che fungerà da centro di ricerca e di eccellenza tra mondo accademico, industriale e militare proprio per la dimensione underwater. Ma soprattutto vogliamo ancora una volta ribadire la necessità, viste le innovazioni tecnologiche attuali, della definizione di un vero e proprio dominio underwater che vada ad aggiungersi ai 5 domini già noti nell’ambito militare (air, sea, land, cyber and space).