La rivolta di Yevgeny Prigozhin contro una parte della leadership russa ha lasciato sul terreno tante domande e ben poche risposte. Tralasciando il fatto su come il Cremlino sia riuscito a disinnescare la ribellione orchestrata dal capo del gruppo Wagner, due sono gli interrogativi più rilevanti. Il primo riguarda Prigozhin: che fine ha fatto? Lo abbiamo visto a fine giugno abbandonare la città russa di Rostov a bordo di un Suv, fra gli applausi dei cittadini, spiegando che quello appena terminato in un nulla di fatto non era una un golpe ma una protesta. Dopo di che, pare si sia ritirato in Bielorussia, anche se sono emerse indicazioni contrastanti sulla sua reale posizione.
L’altro quesito chiama in causa il gruppo Wagner. Dal primo luglio, l’organizzazione sarebbe dovuta passare sotto il comando del ministero della Difesa di Mosca. In Africa, dove gli uomini di Prigozhin sono tecnicamente attivi in molteplici missioni, si iniziano ad intravedere spostamenti di truppe e aggiustamenti sul campo.
Dal canto suo, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha assicurato che la Wagner avrebbe continuato ad operare in Mali, Repubblica Centrafricana e Burkina Faso. A partire dal 2018, quando cioè la Wagner è arrivata nella Repubblica Centrafricana per sedare una rivolta dei ribelli, il gruppo armato ha ampliato la propria presenza in loco, avviando successivamente operazioni anche in Mali, Sudan, Libia e altri Paesi. Per i governi africani impegnati a salvaguardare la propria esistenza, i servizi offerti da Prigozhin sono diventati sinonimo di ancora di salvezza.
Il futuro della Wagner in Africa
Come ha sottolineato Al Jazeera, in seguito alla rivolta di Prigozhin una nuvola nera aleggia, non solo sulle attività estere del gruppo armato, ma anche sui rapporti bilaterali tra la Russia e le nazioni africane che ospitano i mercenari.
Questi Paesi si affidano tuttavia all’alleanza con Mosca e non sembrano avere alcuna intenzione di rinunciarvi. In Mali, ad esempio, la missione di pacificazione dell’Onu, Minusma, lascerà la nazione entro la fine dell’anno per volere del governo locale. Lavrov ha assicurato che non mancherà l’appoggio del Cremlino.
In ogni caso, fin qui la Wagner ha ricoperto il ruolo di contingente di sfondamento capace di consentire alla Federazione Russa di espandere la propria influenza in aree che, in passato, gravitavano nell’orbita sovietica, salvo poi finire abbandonate in seguito al crollo del Muro di Berlino.
Il futuro dei circa 5.000 soldati della Wagner in stanza in tutta l’Africa resta però, se non in bilico, quanto meno in dubbio. Obbediranno agli ordini di Mosca oppure continueranno ad eseguire ai comandi di Prigozhin, o alla rete creata negli anni dal fondatore del gruppo?
Ipotesi e possibilità
Andrey Kartapolov, presidente della Commissione difesa della Duma, il parlamento russo, ha dichiarato al quotidiano russo Vedemosti che per i leader africani “è più importante il contatto personale, sono molto sensibili al cambio di appaltatori” ed è questa la ragione principale per cui il gruppo mercenario Wagner continuerà indisturbato le sue operazioni in Africa, a differenza dell’Ucraina dove non sarà più adoperato.
Attenzione però, perché non è da escludere l’ipotesi che il ministero della Difesa russo possa creare altre società da impiegare per sostituire gli uomini di Prigozhin nelle varie operazioni all’estero. Nonostante le rassicurazioni che arrivano da Mosca i mercenari della Wagner avrebbero tuttavia cominciato a lasciare la Repubblica Centrafricana già nei giorni scorsi. Pare che almeno 500 uomini si siano diretti versi la Libia, mentre, secondo quanto riportato da Le Monde, gli stessi mercenari sarebbero interessati allo smantellamento di 14 campi meno strategici sui 47 presenti a Bangui.
Vale la pena chiedersi se questi movimenti di truppe facciano parte ad una riorganizzazione del gruppo, se i combattenti in questione si siano rifiutati (o meno) di firmare un contratto con il ministero della Difesa russo e, infine, che tipo di rapporti resteranno in essere tra la Wagner e Mosca.