Mossa Nato in Asia: il nuovo patto che fa infuriare la Cina

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La Nato continua a guardare verso Oriente. Dopo l’ipotesi di aprire un ufficio di collegamento a Tokyo, una struttura che dovrebbe consentire all’Alleanza militare di condurre consultazioni periodiche con il Giappone e altri partner chiave nella regione, come la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda, ecco un nuovo upgrade, decisamente più concreto e imminente, che sottolinea l’ulteriore convergenza atlantica nel continente asiatico. Il governo giapponese si starebbe preparando ad annunciare un nuovo documento di cooperazione in vista del vertice della Nato a Vilnius, in calendario l’11 e 12 luglio in Lituania.

Più nello specifico, le due parti avrebbero concluso i negoziati sintetizzando le rispettive posizioni in un Individually Tailored Partnership Programme (Itpp), costituito da 16 aree di cooperazione e tre obiettivi strategici: rafforzare il dialogo reciproco, migliorare l’interoperabilità e rafforzare la resilienza alle minacce condivise. La notizia è stata riportata dall’Asian Nikkei Review, secondo cui una delle aree di cooperazione consisterebbe nel fatto che le forze della Nato e quelle di autodifesa giapponesi migliorino, insieme, le proprie capacità e l’interoperabilità.



La Nato chiama il Giappone

Il documento punterebbe sostanzialmente a creare una comprensione comune delle reciproche risorse, nonché ad ampliare la portata delle esercitazioni congiunte. A maggior ragione se il Giappone dovesse adottare molti degli standard Nato per il suo equipaggiamento di difesa. A quel punto, infatti, tra i due soggetti potrebbe crearsi anche un intenso legame per quel che riguarderebbe la manutenzione e la riparazione reciproca di strumenti e mezzi in cantieri navali e hangar.

Ricordiamo che l’Alleanza atlantica ha concluso un Itpp con l’Australia e ne sta formulando anche con Corea del Sud e Nuova Zelanda, in modo tale da creare una proiezione parallela ufficiosa nella regione asiatica.

Certo è che la Nato deve affrontare tre sfide di non poco conto: risorse limitate e, soprattutto, le disparità tecnologiche tra le varie forze d’azione e le differenze dottrinali concepite dai vari partner locali. In ogni caso, l’Itpp con il Giappone cerca di compiere progressi tangibili nel periodo 2023-2026, sia nelle aree di cooperazione sopra riportate che in altre, altrettanto strategiche, come  sicurezza marittima, cyber, minacce ibride, spazio esterno, cambiamento climatico e tecnologie emergenti.

Il ruolo di Tokyo

A Vilnius saranno presenti il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, il presidente sudcoreano, Yoon Suk Yeol, il primo ministro australiano, Anthony Albanese e il primo ministro neozelandese, Chris Hipkins.

Per il secondo anno consecutivo, dunque, il vertice Nato sarà aperto ai più importanti leader dei partner indo-pacifici. Il motivo è presto detto: l’offensiva russa in Ucraina e l’amicizia (apparentemente) “senza limiti” della Cina con Mosca hanno contribuito a rafforzare l’idea di unire la sicurezza transatlantica e quella indo-pacifica.

Da Pechino non sono affatto felici di una notizia del genere non piace affatto alla Cina. Non è un caso che qualche settimana fa Mao Ning, portavoce del ministro degli Esteri, abbia dichiarato che l’avanzata della Nato nell’Asia-Pacifico peggiorerà indubbiamente la stabilità nella regione. “La continua espansione verso est della Nato nella regione dell’Asia-Pacifico e l’interferenza dell’Alleanza negli affari regionali mineranno inevitabilmente la pace e la stabilità”, spiegava, durante una conferenza stampa.