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Difesa

Mosca continua a modernizzare il suo arsenale nucleare

Un rapporto del Congresso sull'arsenale nucleare russo afferma che Mosca sta continuando la modernizzazione dei suoi armamenti atomici

Lo scorso 22 maggio è stato pubblicato da parte del Congresso degli Stati Uniti un documento che valuta l’arsenale nucleare russo e la relativa dottrina di impiego alla luce dei cambiamenti geopolitici determinati dal conflitto in Ucraina.

Il rapporto prende le mosse dalla National Defense Strategy del 2022, riaffermando che la Russia rappresenta una “acuta minaccia” per gli USA, e ribadisce quanto scritto nella Nuclear Posture Review dicendo che “oggigiorno, è unica nella combinazione di forze nucleari strategiche e non strategiche che schiera, il che consente un impiego nucleare che spazia da attacchi su larga scala al territorio nazionale [degli Stati Uniti] ad attacchi limitati a supporto di una campagna militare regionale [nella regione euro-atlantica]”.

Dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato diverse minacce “nucleari”, dichiarando che la Russia ha schierato armi nucleari non strategiche in Bielorussia, e decidendo la sospensione di alcuni obblighi ai sensi del Trattato New START del 2010, che limita le forze nucleari strategiche di Stati Uniti e Russia.

Attualmente, secondo il rapporto, Mosca ha a disposizione 1.718 testate nucleari schierate, basate su una triade di vettori strategici composta da circa 330 missili balistici intercontinentali (ICBM), 12 sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) con 192 missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e 58 bombardieri strategici. Inoltre, la Russia non scambia dati ufficiali con gli Stati Uniti sulla struttura delle sue forze nucleari strategiche dal 2023, ovvero da quando ha sospeso il New START, impedendo quindi la verifica delle clausole dello stesso, ma gli analisti statunitensi ritengono che Mosca non abbia aumentato il numero complessivo delle testate a sua disposizione se non di poco.

Armi nucleari ed economia di guerra

Soprattutto, la Russia sta continuando il completamento della modernizzazione delle sue forze nucleari strategiche, concentrandosi in particolare sullo sviluppo del missile balistico intercontinentale pesante SS-X-29 (o RS-28 “Sarmat”), del missile balistico intercontinentale SS-27 Mod 2 (o RS-24 “Yars”) e degli SSBN della classe Dolgorukiy (per i russi “Borei”), come riferisce un rapporto della Defense Intelligence Agency (DIA) al Congresso del 2024. Questa modernizzazione è stata portata avanti nonostante le ristrettezze economiche determinatesi dalle sanzioni per la guerra in Ucraina, che a sua volta ha determinato il passaggio della Russia a un’economia di guerra per poter investire più risorse finanziarie nella produzione bellica, quindi anche nel settore degli armamenti nucleari, considerati da Mosca l’unico deterrente efficace nei confronti degli Stati Uniti e dei Paesi alleati, stante le non buone condizioni delle forze convenzionali russe.

Il passaggio a un’economia di guerra, sebbene permetta il sostegno allo sforzo bellico e di modernizzazione dell’arsenale nucleare, creerà delle pesanti ripercussioni economiche una volta che cesserà il conflitto e non si renderà più necessaria una produzione accelerata e di massa, ma non nel brevissimo termine in quanto Mosca avrà bisogno di 3 o 4 anni per compensare le perdite belliche e riformare i reparti. Bisogna anche considerare che il nuovo confine con la NATO, determinato dall’ingresso della Finlandia nell’Alleanza, sta già richiedendo il dispiegamento di nuove unità nella regione russa che va dalla Carelia alla Penisola di Kola.

Nel documento si legge anche che Mosca dispone inoltre di una varietà di sistemi a doppia capacità (in grado di utilizzare testate convenzionali o nucleari), inclusi missili di attacco di precisione, di varie gittate e modalità di lancio, che non sono limitati da alcun accordo sul controllo degli armamenti. L’esercito russo potrebbe schierare questi sistemi con testate nucleari, consentendone l’impiego come armi nucleari non strategiche.

Il dilemma in caso di attacco

Proprio le armi nucleari non strategiche russe rappresentano una delle preoccupazioni maggiori: si calcola che ne possegga tra le mille e le duemila e Mosca ha sempre rifiutato un accordo bilaterale per la riduzione delle stesse, in quanto, secondo i russi, esse rappresentano un bilanciamento per la superiorità convenzionale della NATO. Si legge anche che funzionari russi hanno espresso preoccupazione per la capacità di sopravvivenza delle forze nucleari strategiche russe dati i progressi nelle difese missilistiche e nella capacità statunitensi di attacco convenzionale a lungo raggio (il Prompt Global Strike). Già nel 2018, infatti, il presidente Putin aveva annunciato lo sviluppo di nuovi vettori, tra cui un velivolo ipersonico planante montato su ICBM (il sistema “Avangard”), un missile da crociera a propulsione nucleare (il “Burevestnik”) e un sistema sottomarino autonomo con capacità nucleare (il “Poseidon”).

Secondo la testimonianza del 2025 del comandante generale del NORTHCOM Gregory Guillot, “se messe in campo”, queste nuove capacità russe “metteranno seriamente alla prova la capacità [degli Stati Uniti] di rilevare e caratterizzare un attacco in arrivo e di determinare una risposta appropriata durante un conflitto”. Si tratta esattamente del dilemma che si presenterebbe per qualsiasi Governo in caso di un attacco di missili balistici da parte di un Paese che ha a disposizione testate nucleari e testate convenzionali, soprattutto quelle atomiche a basso potenziale: in caso di lancio di ICBM, o vettori da crociera strategici, non sarebbe possibile capire se ci si trovasse davanti a un attacco atomico o convenzionale, mettendo in crisi i decisori per una risposta adeguata e proporzionata.

Nel 2024, funzionari statunitensi hanno poi espresso preoccupazione per i piani russi di lanciare nello spazio un satellite dotato di testata nucleare: una dichiarazione della DIA del 2025 indicava che la Russia ritiene che un satellite in grado di trasportare un dispositivo nucleare, oltre ad avere capacità counterspace, fungerà da deterrente per gli avversari occidentali che dipendono dallo spazio e consentirà alla Russia di interrompere o distruggere i satelliti occidentali qualora la deterrenza fallisse.

Il rapporto si conclude con un’analisi della nuova dottrina nucleare russa, che sulle colonne di InsideOver abbiamo già ampiamente dibattuto, e della narrazione aggressiva di Mosca dall’inizio del conflitto ucraino, a cominciare dal dispiegamento di armi nucleari non strategiche (missili e bombe) in Bielorussia, ma sebbene venga ammesso che nel primo anno di guerra si ritenesse possibile il ricorso al nucleare non strategico in Ucraina, ora l’intelligence USA ritiene che esso sia molto improbabile a meno che la leadership russa non ritenga di trovarsi davanti a un tentativo di cambiamento di regime.

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