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Le nuove fregate classe project 22350 “Admiral Gorshkov” hanno acquisito la possibilità di “puntare” i missili delle batterie di Bastion e Bal. In questo modo le navi russe, rimanendo celate, saranno in grado di colpire i gruppi navali avversari sfruttando questi sistemi missilistici antinave basati a terra.

I test di questa tattica, che per la Russia è del tutto nuova, hanno avuto luogo questo autunno nell’Artico. Fonti del Ministero della Difesa russo hanno riferito a Izvestia che questa capacità di interazione tra le fregate e i complessi missilistici costieri è già stata testata e riconosciuta come pronta per il combattimento. Il test si è svolto a ottobre durante delle importanti esercitazioni navali che si sono tenute nella regione artica. Come riportato dal quotidiano russo, durante quelle manovre il sistema missilistico Bastion ha fatto fuoco dalle isole dell’arcipelago di Franz Josef Land, utilizzando gli strumenti di scoperta e direzione di tiro della fregata Admiral Gorshkov, prima unità dell’omonima classe. La prova di fuoco sembra che abbia avuto successo: i sistemi costieri avrebbero colpito tutti i bersagli designati, che simulavano una piccola flottiglia.

La fregata ha fornito al Bastion tutti i dati necessari per il lancio: dopo aver individuato il nemico, stabilito coordinate, velocità, direzione e riferito le condizioni meteorologiche nell’area in cui si trovavano le navi, ha inviato inviato le informazioni attraverso canali criptati alla batteria a terra che ha fatto fuoco. Si tratta di una novità per la Russia, che mai prima di oggi ha utilizzato l’integrazione di sistemi complessi in domini diversi per esercitazioni “a fuoco”.

Nella guerra moderna navi, sistemi missilistici costieri e altre forze – tra cui quelle aerospaziali e cibernetiche – devono lavorare in un unico “spazio” e scambiarsi informazioni: è il principio “multidominio” che prevede l’integrazione di diversi assetti in battaglia. Non sappiamo a che distanza fosse il bersaglio dal complesso missilistico Bastion, ma è ragionevole supporre che fosse oltre la portata dei suoi radar di scoperta e di tiro. Sappiamo però che il sistema di controllo testato a bordo della fregata funziona in modo altrettanto efficace sia con i missili supersonici antinave del Bastion sia con quelli del Bal.

La minaccia missilistica “integrata” russa non proviene solo da terra. Sappiamo che i nuovi sottomarini classe Yasen M possono fungere da “battelli picchetto” sempre per le fregate della classe Gorshkov, che quindi, sfruttando i dati forniti dalle unità celate in immersione, possono lanciare i temibili missili ipersonici Zircon all’indirizzo del naviglio avversario. Pertanto riteniamo che i software a bordo delle nuove fregate siano stati pensati anche per questo utilizzo, e possiamo supporre che anche gli stessi Yasen siano in grado di “dialogare” tra loro per lanciare questo tipo di vettore: un test di volo di uno Zircon lanciato da un sottomarino di questo tipo (il Severodvinsk), che però non ha sfruttato questa particolare tecnica, è stato effettuato recentemente dalla Russia a inizio ottobre.

Restando nel campo ipersonico, ma cambiando ambiente di lancio, sempre nelle ultime settimane siamo venuti a conoscenza che Mosca sta sviluppando un sistema di questo tipo per il suo nuovo caccia di quinta generazione, il Sukhoi Su-57.

Il missile antinave, attualmente chiamato Larchinka-MD, è stato sviluppato per sostituire il Kh-31, che è in servizio dal 1988. Il nuovo vettore è in fase di sviluppo dalla Tactical Missile Armament Corporation (Ktrv) e risulterebbe avere un motore tipo ramjet denominato “Izdelyie 70” (prodotto 70) – che è lo stesso utilizzato nel Gremlin, un altro missile ipersonico che la Russia sta sviluppando. Fonti russe riferiscono che il missile sia nella fase di sviluppo del prototipo e che sarà trasportato nel compartimento interno del Su-57, non andando a ridurre quindi le sue caratteristiche di furtività radar. Non sappiamo molto sul Larchinka, se non che dovrebbe avere una gittata di “diverse centinaia di chilometri” e che la sua parte attiva viene sviluppata dall’Ural Design Bureau “Detal”, che fa parte di Ktrv.

La Russia quindi sembra volersi mettere al passo degli Stati Uniti per quanto riguarda la capacità di integrazione multipiattaforma per utilizzare i sistemi missilistici. Ricordiamo che lo scorso aprile, al largo della California, si è tenuta l’esercitazione, formalmente nota come Unmanned Integrated Battle Problem 21 (UxS IBP 21) che ha visto il cacciatorpediniere Uss John Finn, uno dei quattro che hanno preso parte all’esperimento, colpire un bersaglio con un missile SM-6 “Standard” ben oltre il suo orizzonte radar: i dati per il lancio sono stati comunicati all’unità navale proprio attraverso la rete di informazioni aeronavale messa in campo che comprendeva droni, velivoli e altre unità di superficie e sottomarine. A differenza del test russo, però, si è sfruttata una rete “passiva”, ovvero dei sensori che non emettono segnali propri. Sebbene i sistemi di comunicazione necessari per trasmettere le informazioni che raccolgono lo facciano, le emissioni ridotte rendono più difficile per un avversario rendersi conto di essere almeno sorvegliato, se non puntato, e persino impedire di localizzare e attaccare le stesse fonti che emettono i segnali. Tutto ciò rende più difficile rispondere in modo tempestivo ed efficiente a qualsiasi attacco in arrivo.

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