La Francia ci ripensa e starebbe pensando di unirsi al programma anglo-tedesco per sviluppare capacità autonome di attacco a lungo raggio sul suolo europeo, aprendo a una collaborazione che sarebbe inedita per quanto concerne programmi tanto ambiziosi dal punto di vista della Republique. Lo riporta il Financial Times sottolineando come Parigi finora non abbia ancora partecipato a programmi concreti nello sviluppo dell’European Long-Range Strike Approach (Elsa), la strategia per attacchi in profondità concordata nel 2024 da Francia, Germania, Italia e Polonia e poi estesa a Regno Unito e Svezia, su cui invece Berlino e Londra stanno seriamente ragionando con un programma dalle potenziali ricadute industriali e geopolitiche.
Il timing sembra preciso: dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’imminente ritiro di una brigata Usa schierata in Europa e nel pieno delle discussioni sul riarmo europeo, la volontà francese di dare seguito agli impegni politici presi e di superare il tradizionale solipsismo sembra incardinata sulla possibilità di ottenere maggiore capacità d’azione nel Vecchio Continente per le sue attività militari. In sostanza, è come se nelle pieghe del ritiro Usa si sostanziasse la possibilità di creare un’Europa della difesa maggiormente integrata e strutturale, in cui Parigi, Berlino e Londra possono fare la parte del leone.
Questo, almeno, il desiderio francese. Non è detto, ora, che Germania e Regno Unito accelerino sull’inclusione di Parigi. Come scrive l’European Institute for Strategic Studies, “gli europei possiedono solo limitate capacità di attacco in profondità. Il previsto dispiegamento statunitense era importante perché avrebbe comportato lo stazionamento in Europa di missili Tomahawk e Dark Eagle, sistemi con una gittata compresa tra 1.600 e 2.800 km”, e inoltre “non dispongono di sistemi comparabili”, dato che missili come Storm Shadow, Scalp e Taurus non superano i 500 km di gittata.
L’applicazione anglo-tedesca dell’Elsa parte dai sistemi basati a terra e, nota il Ft, “i due Paesi hanno concordato di voler includere nell’armamento missili da crociera stealth e armi ipersoniche che viaggiano a velocità elevatissime su traiettorie imprevedibili, rendendole difficili da tracciare”, per poter rafforzare la capacità di deterrenza contro eventuali avversari strategici.
Qui ogni ragionamento sembra rivolto, inevitabilmente, al clima di confronto e ostilità con la Russia che, nonostante le recenti aperture alla diplomazia per la fine della guerra in Ucraina, resta lo spauracchio maggiore. Londra ha nei suoi documenti strategici sottolineato la necessità di rafforzare la warfighting readiness delle sue forze armate; la Germania sta sviluppando una dottrina militare che presuppone la possibilità di un conflitto combattuto nei Paesi Baltici e l’intervento di forze strutturate a Est; la Francia prevede come possibile una guerra su larga scala in Europa entro il 2030. Se queste dottrine fossero confermate, l’acquisizione di capacità di deep strike appare strutturale a orientare le forze armate dei tre Paesi a prepararsi a questi nuovi contesti. L’altra faccia della medaglia, e le mosse francesi lo confermano, è il permanere di una dipendenza sostanziale dalle priorità americane: le mosse convergenti in ambito europeo sembrano essere più reattive alle azioni statunitensi che determinate da logiche pianificatorie di lungo periodo. E l’inserimento francese in corsa sembra confermarlo.