È il Giorno della Vittoria in Corea del Nord. Nella piazza Kim Il Sung, il luogo centrale di Pyongyang, migliaia di persone sono impegnate a realizzare una coreografia umana. Ancora più numerosi sono i cittadini assiepati lungo le strade principali della capitale. Gli stessi che, con grida di giubilo, accompagnano la parata militare allestita dal governo per celebrare una ricorrenza storica fondamentale nell’identità di questo Paese.
Ogni 27 luglio, oltre il 38esimo parallelo, si festeggia infatti il cosiddetto “Giorno della vittoria nella grande guerra di liberazione della patria”, complessa perifrasi utilizzata dal Nord per festeggiare la non sconfitta nel corso della Guerra di Corea (1950-1953). Un conflitto che i nordcoreani definiscono peraltro un’aggressione avallata dagli Stati Uniti ma respinta grazie anche al sostegno di Cina (diretto) e Russia (indiretto), all’epoca dei fatti Unione Sovietica.
Quest’anno, in occasione del 70esimo anniversario della firma dell’Accordo di armistizio coreano, che portò di fatto al cessate il fuoco nella guerra coreana, Kim Jong Un ha alzato l’asticella delle aspettative.
L’avvertimento nucleare
Kim ha partecipato all’evento ma non ha tenuto alcun discorso. Il quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun ha fatto presente che sia il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, che il membro del politburo cinese, Li Hongzhong, entrambi ospiti del capo di Pyongyang, si sono uniti a lui negli “stand vip” che si affacciano su piazza Kim Il Sung.
Il fatto che Shoigu e Li si trovassero accanto a Kim nel bel mezzo di una parata che ha celebrato i missili nucleari, dimostrerebbe il fatto che, non solo la Russia, ma anche la Cina sarebbe disposta a trattare la Corea del Nord – e le sue capacità nucleari – più come un vantaggio che non come una responsabilità.
In ogni caso, il ministro della Difesa nordcoreano, Kang Sun Nam, ha tenuto un discorso indirizzato agli Stati Uniti e ai loro partner, spiegando che “hanno fatto una scelta autodistruttiva che inevitabilmente porrà fine al loro destino”. Chiaro il riferimento al sottomarino statunitense dotato di missili nucleari che ha visitato, nelle scorse settimane, la Corea del Sud, in vista del rafforzamento della cooperazione tra Seoul e Washington.
“La domanda non è se si verificherà una guerra nucleare nella penisola coreana, ma piuttosto chi scatenerà questa guerra nucleare e quando”, ha quindi aggiunto, avvertendo “i nostri avversari nel linguaggio più esplicito” di non “oltrepassare” pericolose linee rosse. Ulteriori dispiegamenti di risorse nucleari statunitensi nella penisola coreana “potrebbero innescare un attacco nucleare preventivo“, aveva del resto precedentemente spiegato Kang.
La parata militare
Durante la parata militare, la Corea del Nord ha mostrato al mondo intero i suoi ultimi missili balistici intercontinentali (Icbm), Hwasong-17 e Hwasong-18, oltre a nuovi droni di attacco.
Le foto diffuse dai media nordcoreani mostrano un nuovo “drone di attacco nucleare sottomarino” – chiamato “Haeil“, alla sua prima apparizione ad una parata – il missile balistico a raggio intermedio Hwasong-12B (Irbm), dotato di un veicolo di planata ipersonico (Hgv), e i citati missili balistici intercontinentali a combustibile solido (Icbm) Hwasong-18 e gli Icbm a combustibile liquido Hwasong-17.
Dalle immagini si potevano inoltre notare, come ha sottolineato Nk News, anche quattro modelli di un nuovo veicolo aereo da combattimento senza pilota (Ucav) dalla fisionomia molto simile a quella dei droni Reaper statunitensi. La tv di Stato nordcoreana lo ha definito “drone d’attacco multiuso Morning Star-9“, con tanto di variante “Morning Star-4“.
Su veicoli di lancio mobili su ruote si potevano infine osservare missili a corto raggio progettati per trasportare testate nucleari miniaturizzate, missili da crociera, il sistema di razzi a lancio multiplo da 600 mm (Mlrs) noto come Kn-25, l’Hwasong-11A (Kn-23) e l’Hwasong-11B (Kn-24).
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