La Lettonia blinda le sue coste. Il governo di Riga ha approvato l’acquisto dei missili antinave Naval Strike Missile: uno strumento che, come spiegato dal ministro della Difesa Ināra MÅ«rniece, “rafforzerà in modo significativo la difesa della costa lettone”.

Il governo lettone si unisce così al club Nato composto da Canada, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania e Stati Uniti che già utilizza questo sistema. I missili permettono di colpire un bersaglio a circa 185 chilometri di distanza sia sul mare, scenario per il quale sono stati ideati, sia su terra. Riga dovrebbe riceverli entro il 2025 ma, come sottolineato anche dalla sua stessa Difesa, sarà necessario un periodo di addestramento in cui un ruolo fondamentale lo avranno proprio gli Stati Uniti, che forniranno non solo gli istruttori per l’utilizzo di questo sistema ma anche per la manutenzione.

Per la Lettonia si tratta di uno sviluppo importante soprattutto alla luce dell’importanza che il Baltico ha assunto e continuerà ad assumere nei prossimi anni con la rinnovata tensione con la Russia. Il Paese, come del resto tutto l’insieme dei vicini e non solo, ha da tempo deciso di aumentare la propria spesa per la Difesa (che raggiungere il 2,5% del Pil nel prossimo biennio), come richiesto del resto anche dall’Alleanza Atlantica. E questo aumento della spesa militare va di pari passo con un profondo rinnovamento delle capacità belliche del Paese, specialmente sotto il profilo tecnologico.

La Nato, con diverse missioni nella regione, offre la protezione in quei campi in cui le Difese dei Paesi baltici non riescono ad avere una propria indipendenza. Ma è interesse di Bruxelles, Washington e delle cancellerie orientali rafforzare queste capacità anche alla luce di un necessario riassestamento delle forze atlantiche dopo la frattura con Mosca causata dall’invasione dell’Ucraina.

I Naval Strike Missile rientrano pienamente in questa logica, anche perché il programma missilistico delle Forze armate lettoni mira proprio a sviluppare capacità in tutto questo settore: non solo antinave, ma anche per la difesa aerea e quella di artiglieria.

Per quanto riguarda le coste, il tema è fondamentale, come anticipato, anche alla luce dell’interesse sempre più attivo della Nato (e quindi anche della Russia) per quanto accade nel Mar Baltico. Quell’area, infatti, come dimostrato anche dai più recenti fatti di cronaca, è rilevante non solo in quanto passaggio obbligato della flotta russa (che ha anche l’exclave di Kaliningrad), ma anche per le possibili operazioni che potrebbero avvenire come parte di un conflitto a bassa intensità o più o meno oscuro e che potrebbe colpire proprio infrastrutture e reti che passano attraverso quel mare.

Dal gas all’energia elettrica fino ai cavi delle telecomunicazioni oltre alle navi e i terminal Gnl, il Baltico sta assumendo un ruolo centrale per l’approvvigionamento di tutti i Paesi dell’area ma anche per renderli parte di un sistema completamente estraneo ai rapporti con la Russia. Allontanare la minaccia dal mare diventa quindi un tema di primaria importanza nell’agenda di Paesi in cui è fortemente scolpito il timore di una guerra tra i due blocchi.

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