Missili a lungo raggio e droni: il Giappone vara la maxi-spesa militare

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Sanae Takaichi ha varato la più importante svolta per la Difesa giapponese dal 1945: l’esecutivo guidato dal Partito Liberaldemocratico ha deciso di portare a 58 miliardi di dollari (9 trilioni di yen, 2% del Pil) la spesa militare di Tokyo per l’anno fiscale 2026, che si aprirà ad aprile, ponendo l’enfasi sulla difesa delle isole nipponiche con il potenziamento della dotazione missilistica e di droni delle Forze di Autodifesa Giapponesi.

La spesa militare record del Giappone

Per il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi questo aumento è il “minimo necessario” per affrontare il contesto securitario del Pacifico. Una presa di posizione netta, che segue quelle della premier conservatrice Takaichi sul possibile intervento di Tokyo contro la Cina qualora Pechino invadesse Taiwan.

Il Giappone intende alzare l’asticella della propria capacità di deterrenza, in ossequio a una strategia di sicurezza nazionale varata nel 2022 e che pone proprio Pechino al centro come maggiore minaccia potenziale.

In un clima di neo-nazionalismo interno e con Takaichi che deve affrontare il fronte della possibile crisi economica e della pressione debitoria, l’uso della spesa pubblica per la Difesa marca una netta scelta di priorità. Tokyo, del resto, ipotizza come scenario critico quello in cui Giappone e Stati Uniti si potrebbero trovare a combattere assieme nel Pacifico occidentale, ma alza le spese militari anche perché sa che la garanzia di sicurezza Usa non sarà più garantita a prescindere e, anzi, dovrà comportare degli sforzi espliciti degli alleati per dimostrarsene, agli occhi del presidente Donald Trump, meritevoli.

Tokyo si blinda

In prospettiva, nota Defense News, sono i territori dell’isola meridionale di Kyushu che saranno interessati da un crescente spiegamento di forze. Uno spiegamento bidirezionale, dato che sarà basato su due campi facenti riferimento tanto alla proiezione del Paese quanto alla sua tutela da attacchi esterni. Tokyo intende blindarsi con capacità autonome di attacco a lungo raggio, utilizzando i missili Type 12 nazionali e al contempo, spiega Defense News, ” investirà 100 miliardi di yen (640 milioni di dollari) per schierare droni aerei, di superficie e sottomarini “massicci” senza pilota per la sorveglianza e la difesa nell’ambito di un sistema chiamato “SHIELD”, la cui entrata in funzione è prevista per marzo 2028″.

In sostanza, Tokyo vuole blindarsi a mo’ di fortezza inespugnabile e applicare su larga scala quella “strategia del porcospino” che Taiwan propone da anni. Durissimi i commenti da Pechino, che ha colpito il Giappone tramite l’arma del Global Times, quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese, secondo cui il Giappone ha come problema di fondo “una persistente incapacità di liquidare completamente il militarismo, che rappresenta una sfida diretta all’ordine internazionale fondato sui frutti della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale” e “si sta trasformando in un agitatore capace di minare la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico e persino nel mondo”.

Il nodo strategico

Del resto, va sottolineato che la marcia di Tokyo verso un ruolo più assertivo sul piano militare nella regione dovrà coniugarsi a un’agenda di sicurezza coerente. Potrà il Giappone proseguire così duramente il contenimento anti-cinese senza una solida sponda americana?

La National Security Strategy di Trump sembra voler ridimensionare la minaccia percepita della Cina, e questa è una notizia in controtendenza con i venti conflittuali degli anni scorsi. Inoltre, il militarismo del governo più conservatore e di destra del post-1945 deve confrontarsi con i vincoli della spesa pubblica e con due dati strutturali: l’invecchiamento della popolazione e il crollo della curva demografica che eroderanno sempre più la base di reclutamento, fondamentale premessa per le ambizioni militari di Takaichi. Spendere molto, senza strategia, significa portare avanti un rilancio della difesa monco. E questo Takaichi deve tenerlo ben presente.