Dopo oltre quarant’anni di onorato servizio i Dassault Mirage 2000 dell’aeronautica francese sono pronti a una nuova vita come cacciatori di droni, impiego che potrebbe ulteriormente estendere la vita operativa del caccia multiruolo a lungo simbolo dell’Arméé de l’Air e de l’Espace. La programmazione strategica delle forze armate di Parigi sta iniziando a considerare la possibilità di adibire i velivoli in questione al trasporto di munizionamento anti-drone e all’intercettazione di munizioni circuitanti simili ai droni iraniani Shahed, utilizzati con dovizia dalla Russia in Ucraina.

Il rinnovo dei caccia francesi

Zone Militaire segnala che questo è un effetto del programma di rinnovamento di una cinquantina di unità inserite nel 3° Stormo da caccia, con sede a Nancy-Ochey e che è iniziato con un aggiornamento dei mezzi a disposizione. Le unità saranno armate partendo dal tradizionale Mirage 2000D, aggiungendo un cannoncino da 30 mm e missili aria-aria pensati per questo tipo di intercettazione in volo.

Il nuovo assetto operativo, secondo la testata transalpina, è funzionale allo sviluppo della capacità operativa antidrone e, nota Zone Militaire, “è probabile che una delle soluzioni prese in considerazione sia quella di dotare il Mirage 2000D della capacità di lanciare razzi a guida laser, come l’Aculeus-LG fornito da Thales. Anche l’Aeronautica Militare statunitense sta esplorando questa strada: nel Mar Rosso, qualche mese fa, gli F-16 hanno abbattuto droni Houthi con razzi Apkws II [Advanced Precision Kill Weapon System II] da 70 mm, che probabilmente saranno schierati dall’F-15E in futuro.

La nuova vita dei Mirage 2000

L’obiettivo è quello di ottimizzare le risorse garantendo che, per una difesa di prima battuta contro asset potenzialmente in grado di saturare la difesa aerea, la Francia disponga di un caccia capace di ovviare alle emergenze. Casi come quello della guerra di giugno tra Israele e Iran mostrano quanto un sistema antiaereo si possa dimostrare poroso quando è sfidato da un’operazione di saturazione a distanza tramite droni.

I velivoli senza pilota di Teheran hanno avuto questo ruolo nella risposta iraniana ai martellanti raid israeliani, saturando la difesa aera di Iron Dome e Arrow e costringendo Tel Aviv a ricorrere all’aiuto estensivo degli Usa per intercettare i ben più devastanti raid missilistici. Per questo motivo la strategia francese mira a alzare il livello e moltiplicare le opzioni a disposizione delle proprie forze armate per rispondere a un’emergenza di questo tipo. E il “riciclo” dei vecchi Mirage 2000, figli di una storia operativa gloriosa che ha portato questo aereo a ricoprire ogni ruolo possibile per un caccia, è un precedente che può fare scuola.

Il grande gioco aeronautico

Mentre in linea sarà sempre più il Rafale a operare come caccia da superiorità aerea e attacco dell’Aeronautica di Parigi, i Mirage 2000, utilizzati dopo la loro cessione anche dall’Ucraina per la difesa dei suoi cieli, andranno nelle retrovie e potranno veder la loro presenza nei ranghi espandersi per questo obiettivo. Nota Aerospace Global News:

“Con il miglioramento delle contromisure, anche i droni sono sottoposti a pressioni per migliorare ulteriormente, il che ne aumenta i costi, erodendo uno dei loro principali vantaggi. Si prevede che si raggiungerà un equilibrio in cui le contromisure compenseranno efficacemente i vantaggi della produzione di droni d’attacco unidirezionali”

Questo mostra uno scenario in cui l’avanzamento tecnologico e la disponibilità di nuovi modelli apre la strada a una diversificazione dei velivoli in operatività e amplia il loro bacino operativo, alimentando quel “grande gioco” delle aeronautiche europee in cui la Francia vuole dimostrare di saper ancora competere. Puntando sul suo caccia-simbolo, anche nella versione rinnovata, per dar lustro a un intero sistema militare e industriale la cui primazia continentale è oggi insidiata dagli altri maggiori attori dell’Europa. Non disposti a concedere spazi privilegiati a Parigi su innovazione, appalti, produzione e definizione delle priorità securitarie.

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