La Francia lancia la sfida per dominare i fondali marini, campo in cui Parigi e la sua Marine Nationale intendono giocare un ruolo d’avanguardia nel sistema di sicurezza dello schieramento euroatlantico. Il portale d’informazione militare Opex360 riferisce infatti che “negli ultimi mesi, la Marina francese si è preparata a condurre operazioni a grandi profondità”, garantendo la possibilità di operare fino a 6mila metri di profondità, “conformemente alle linee guida della strategia ministeriale per il controllo dei fondali marini, svelata nel febbraio 2022”.
La nuova dottrina della Francia per la guerra sottomarina
Tre le parole d’ordine svelate dal contrammiraglio Cédric Chetaille, coordinatore centrale per il controllo dei fondali marini, durante l’ultima conferenza stampa del ministero delle Forze Armate, il 13 febbraio: conoscere, monitorare e agire. Con un corollario: non va esclusa la prospettiva di assumere una postura offensiva nella gestione degli asset sottomarini.
Chetaille ha ricordato la necessità di raccogliere “informazioni sulle infrastrutture, sui punti deboli o sui sistemi militarizzati nemici posizionati sui fondali marini” utilizzando tutti gli assetti a disposizione: dai sottomarini di attacco ai droni sottomarini, arrivando al naviglio capace di monitorare i fondali e ai mezzi tradizionalmente utilizzati per il carotaggio e la perforazione. La dottrina francese è influenzata in profondità da un approccio proiettivo che è stato espresso con forza nel novembre 2023 da Éric Lavault, assistente organico per il controllo dei fondali marini dell’ammiraglio comandante della Forza d’azione navale, che ha fissato nella capacità d’intervento a 6mila metri di profondità una garanzia per consentire a Parigi di coprire con la sua operatività il 97% degli abissi oceanici.
Lavault propose allora alla Marina francese in un articolo per la rivista della forza navale transalpina di rafforzare il reclutamento di “specialisti con competenze altamente avanzate nei settori dei sistemi informativi, dell’elaborazione dati, della meccatronica, dell’elettromeccanica, dell’idraulica, dell’idrografia e del rilevamento subacqueo, insieme a operatori e subacquei”, indicando due scenari critici di intervento per il Paese.
Da un lato, quello dei cavi sottomarini: lo Stato francese ha di recente ripreso il controllo Alcatel Submarine Network (Asn), colosso che ha posato ben 700mila km di infrastrutture sottomarine, una distanza pari a diciassette volte quella tra la Terra e la Luna, in cui passano strategiche connessioni dati e Internet. Dall’altro, “ci sono le questioni economiche, senza le quali non esiste strategia. I fondali marini ospitano diversi tipi di risorse minerali sottomarine: noduli polimetallici, croste contenenti cobalto e solfuri idrotermali. Queste risorse minerali, ovvero le terre rare, sono essenziali per l’attuale transizione energetica”.
La proiezione globale delle minacce sottomarine
Del resto, Parigi, possedendo una grande quantità di isole, atolli e basi sparse per il mondo, ha la zona economica esclusiva marittima più vasta al mondo (oltre 11 milioni di chilometri quadrati) e deve pensare sia allo sfruttamento delle sue potenzialità che alla propria difesa. Da cui una scelta dottrinaria orientata a una grande proiezione sotto i mari. Che conferma quanto il dominio underwater sia ormai una priorità per molte grandi potenze.
La Francia ha chiaramente molte sfide da vincere, come quella di poter garantire una proiezione mondiale all’altezza delle sue ambizioni alla Marine Nationale, ma aggiunge indubbiamente un tema alla discussione strategica sul futuro della sicurezza della Nato e dei suoi partner. Del resto, discutere di proiezione non solo difensiva ma anche offensiva implica ricordare che scenari di guerra ibrida sotto i mari esistono. Il Mar Baltico insegna: da un lato, l’esplosione del Nord Stream nel 2022, dall’altro le manovre russe per danneggiare i cavi sottomarini dei Paesi del Patto Atlantico mostrano che una forma di guerra sottomarina sta già venendo combattuta. E occorre mobilitarsi di conseguenza.

