Difesa /

Venerdì, cacciabombardieri Mig-31K delle Vks (Vozdushno-kosmicheskiye sily) le forze aerospaziali della Federazione Russa, sono giunti in Siria presso la base di Hmeimim. I velivoli vanno ad affiancarsi ai bombardieri Tupolev Tu-22M3 che sono tornati nella base russa per partecipare, nella parte orientale del Mar Mediterraneo, a un’esercitazione congiunta della task force permanente della Marina russa presente nel porto siriano di Tartus. Oltre ai Mig-31 e ai Tu-22, risulta anche che sia arrivato un aereo antisom Il-38.

Secondo il piano delle esercitazioni, cinque navi da guerra russe, in particolare l’incrociatore missilistico Moskva, le fregate Admiral Essen e Admiral Makarov, nonché due sottomarini della classe Kilo migliorata Stary Oskol e Rostov-on-Don, insieme a un pattugliatore marittimo Tu-142MK e agli altri assetti aerei già citati svolgeranno una missione di addestramento finalizzata ufficialmente a garantire la sicurezza della base aerea di Hmeimim e del centro logistico della Marina russa di Tartus.

Il Mig-31K è la prima volta che viene dispiegato in Siria. Ricordiamo che questa versione del celeberrimo caccia russo (nato come intercettore) è stata sviluppata per trasportare il missile Kh-47M2 Kinzhal, un vettore balistico ipersonico stand off a lunghissimo raggio derivato dall’Iskander che può avere carica atomica o convenzionale. Non sappiamo ancora, però, se i due Mig-31 fatti arrivare in Siria abbiano con sé questi vettori o una versione da addestramento di essi.

I Tu-22M3, invece, possono trasportare i missili da crociera antinave a lungo raggio Kh-32, una recente evoluzione del ben noto Kh-22 (As-4 “Kitchen” in codice Nato). Durante il primo dispiegamento dei Backfire a Hmeimim, i bombardieri sono stati visti con almeno uno di questi missili appesi sotto le ali.

Dagli assetti presenti e da quanto sappiamo tramite le agenzie stampa russe, l’esercitazione ha lo scopo, più che quello di “garantire la sicurezza” delle basi russe in Siria, di effettuare una prova del meccanismo di interdizione aeronavale russo nel Paese. Il Kinzhal, infatti, sembra che possa avere anche un impiego antinave, ma anche se utilizzato in altro modo sarebbe il vettore perfetto per colpire bersagli terrestri come gli aeroporti e i radar avversari presenti nel Mediterraneo Orientale.

Il dispositivo russo messo in campo è complesso, e nel Mare Nostrum è la prima volta in assoluto che si vedono velivoli come i Backfire, i Mig-31, i Tu-142 operare insieme alle unità navali presenti a Tartus.

Curiosamente – ma nemmeno troppo – nelle stesse ore in cui si tiene l’esercitazione russa, il gruppo di attacco della portaerei Hms Queen Elizabeth sta incrociando nelle acque comprese tra Cipro e Israele. A tal proposito, uno degli obiettivi delle esercitazioni russe sarà quello di monitorare le azioni del gruppo navale britannico, e non escludiamo che i Tu-22 o i Mig-31 possano effettuare delle “puntate” verso di esso per testarne le difese.

L’allungamento della pista dell’aeroporto russo di Hmeimim sta quindi dando i suoi frutti.

A maggio di quest’anno, presso la base aerea, è stata completata la ricostruzione della seconda pista con la sostituzione completa del rivestimento e l’installazione di nuove apparecchiature di illuminazione e radio. Lavori che erano cominciati già lo scorso anno, come evidenziava la ricognizione satellitare a metà dicembre. Grazie all’aumento della lunghezza della pista i velivoli dell’aviazione russa a lungo raggio dotati degli ultimi vettori missilistici sono stati in grado di effettuare le prime missioni nello spazio aereo sul Mar Mediterraneo, come avvenuto brevemente a fine maggio.

Si sta quindi delineando quello che era ampiamente prevedibile: la maggior attenzione della Russia verso il fronte sud della Nato grazie alle basi in Siria. Si tratta di segnali importanti e significativi più dal punto di vista diplomatico che militare, in quanto attualmente la Russia non è in grado di provvedere al mantenimento di assetti strategici come i Backfire o i Tu-142 (e possibilmente anche Tu-95) all’estero per lunghi periodi a causa dei costi di esercizio e per la maggiore usura di uomini e mezzi.

Lunghi cicli addestrativi all’estero richiedono un dispendio di risorse che Mosca non è in grado di affrontare per il momento, e quindi quanto stiamo vedendo in queste ore rappresenta un segnale diplomatico lanciato verso la Nato e gli Stati Uniti in risposta “all’accerchiamento” che stanno praticando ormai da tempo nei confronti della Russia.

Sono comunque segnali da non sottovalutare sotto il profilo militare: il Cremlino, nonostante le difficoltà, può mobilitare mezzi e uomini in un nuovo fronte, quello del Mediterraneo, che all’occorrenza possono contribuire a rafforzare la bolla di interdizione aeronavale siriana e portare l’offesa molto più in profondità lungo le linee di navigazione marittime, oltre a poter colpire obiettivi terrestri puntiformi di alto valore usando missili stand off trasportati da bombardieri a lungo raggio.

Nonostante la minaccia militare russa nel Mediterraneo non sia così urgente come si potrebbe pensare, queste manovre un pregio sicuramente lo hanno: aiuteranno a spostare l’attenzione dell’Alleanza Atlantica maggiormente verso il suo fronte sud che è stato troppe volte trascurato a causa della focalizzazione verso quello orientale.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY