Il nome di Salah Fustok non è nuovo per chi conosce le dinamiche delle forniture militari in Medio Oriente. Libanese di origine, con cittadinanza saudita, per decenni è stato un uomo chiave negli affari della Guardia Nazionale saudita sotto il regno di Abdullah bin Abdulaziz. Era lui a mediare, attraverso una fitta rete di relazioni con l’Occidente, i contratti miliardari con grandi aziende della difesa, dall’Europa agli Stati Uniti. Un ruolo delicato, che gli ha garantito potere e ricchezza, ma che oggi si trasforma in un fardello: dal 2022 è infatti finito nel mirino della campagna “anticorruzione” di Mohammed bin Salman.
La strategia di MBS
Il principe ereditario, ormai vero padrone del regno, ha fatto della lotta alle vecchie élite il suo marchio di fabbrica. Dietro la parola “anticorruzione” si cela un’operazione politica e strategica: liberarsi dei centri di potere legati alla generazione precedente e consolidare il monopolio della gestione delle risorse, finanziarie e militari, nelle sue mani. Fustok, con la sua conoscenza di contratti, tangenti e accordi opachi, rappresenta esattamente ciò che MBS vuole eliminare: la memoria storica di un sistema di potere parallelo, radicato nelle famiglie reali e nei clan d’affari.
Il rifugio libanese e la partita diplomatica
Non a caso Fustok, percependo il pericolo, si è rifugiato in Libano, Paese di origine e tradizionale rifugio di figure politicamente scomode. Ma Beirut si trova ora stretta in una morsa: da un lato le pressioni di Riyad per l’estradizione, dall’altro la volontà di non compromettere la fragile stabilità interna e i rapporti con attori internazionali. La richiesta saudita mette alla prova un governo libanese già diviso, che rischia di trasformare un caso giudiziario in un caso di politica estera.
L’ombra dei contratti occidentali
Il vero nodo, tuttavia, non è solo interno al regno. Le informazioni che Fustok custodisce potrebbero rivelare dettagli imbarazzanti su anni di contratti miliardari tra Riad e le principali aziende della difesa occidentali. Francia, Regno Unito, Stati Uniti: tutti hanno beneficiato di commesse saudite, spesso accompagnate da flussi opachi di commissioni e “consulenze”. Portare Fustok davanti a un tribunale o, peggio, costringerlo a collaborare, significherebbe aprire un vaso di Pandora potenzialmente destabilizzante anche per gli alleati di MBS.
La dimensione economica
L’Arabia Saudita vive oggi un delicato equilibrio. Con Vision 2030, MBS vuole ridurre la dipendenza dal petrolio e diversificare l’economia. Ma proprio per questo serve un controllo totale sulle entrate e sulla spesa militare, da sempre una voce centrale del bilancio saudita. Rimettere ordine nei vecchi affari diventa quindi essenziale: non si tratta solo di punire la corruzione, ma di ridisegnare le basi economiche del potere, riducendo il margine di autonomia di clan e intermediari come Fustok.
Le implicazioni geopolitiche
Il caso si inserisce in una dinamica più ampia: la ridefinizione delle relazioni tra Arabia Saudita e Occidente. MBS vuole apparire come leader moderno e pragmatico, ma allo stesso tempo intende mostrare di avere pieno controllo sugli affari di Stato, anche a costo di mettere in difficoltà partner storici. La caccia a Fustok segnala che il principe non teme di riaprire dossier sensibili che potrebbero imbarazzare Washington o Parigi, pur di dimostrare che nessun potere parallelo può sopravvivere alla sua leadership.
La fragilità libanese e i rischi regionali
Il Libano diventa così l’arena di uno scontro più ampio. Se Beirut decidesse di resistere alle pressioni saudite, rischierebbe di compromettere i rapporti con uno dei pochi partner ancora disposti a fornire sostegno finanziario. Se invece cedesse, si trasformerebbe in complice di una campagna che molti considerano selettiva e politica. In entrambi i casi, la vicenda mostra come gli equilibri interni libanesi possano essere facilmente destabilizzati da giochi di potere esterni.
Una partita ancora aperta
L’affaire Fustok non è quindi un semplice caso di corruzione, ma un tassello della più grande strategia di MBS: cancellare il passato per riscrivere il futuro dell’Arabia Saudita. Il destino di un uomo diventa così il simbolo della transizione del regno da monarchia collettiva a monarchia assoluta, in cui il principe ereditario concentra in sé tutti i fili del potere politico, economico e militare. Ma resta una domanda: fino a che punto la comunità internazionale sarà disposta a tollerare questa operazione, soprattutto se dalle carte di Fustok dovessero emergere scheletri scomodi negli armadi delle capitali occidentali?