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La Cina avverte il Regno Unito: il gruppo d’attacco della Queen Elizabeth non è ospite gradito nel Mar Cinese Meridionale e Pechino è intenzionata a mettere in atto “contromisure”.

L’avvertimento del portavoce della Difesa cinese, Wu Qian, arriva dopo che il Carrier Strike Group della Marina britannica è entrato nelle acque più bollenti del Pacifico per una serie di esercitazioni congiunte e soste in vari porti delle nazioni vicine. Pechino ritiene le dispute su quel tratto di oceano un problema eminentemente cinese o tutt’al più da risolvere nel quadro delle relazioni tra i Paesi limitrofi. E qualsiasi intervento di altre forze esterne all’area è considerato una “provocazione”, come le ha definite lo stesso Wu Qian.

Per il Regno Unito si tratta di un ritorno sulla scena internazionale con il gioiello della propria flotta da guerra. Una scelta che va valutata sotto tre diverse direttrici. Da una parte c’è l’interesse a ripristinare l’immagine della Global Britain in un momento in cui la Brexit sembrava aver tagliato fuori il Regno da una presenza internazionale più marcata. Dall’altra parte, c’è il desiderio di blindare i rapporti con gli Stati Uniti, che da tempo chiedono un maggiore coinvolgimento dei partner Nato nel Pacifico. Infine, non va dimenticata l’importanza che l’Estremo Oriente ha per il Regno Unito, una centralità che deriva sia dall’importanza dei mercati asiatici, sia dai tradizionali interessi strategici che legano Londra ai mari orientali. Un obiettivo confermato anche dalla volontà di rafforzare le partnership militari, oltre che economiche, con i Paesi della regione.

Un esempio è arrivato dall’ultimo incontro tra il ministro della Difesa inglese, Ben Wallace, e il suo omologo giapponese, Nobuo Kishi. Durante il vertice, il rappresentante del governo britannico ha confermato la volontà di Londra di schierare in modo permanente due navi della Royal Navy nelle acque dell’Indo-Pacifico. Ma, come riportato anche da Panorama, i due ministri hanno discusso anche della possibilità di coinvolgere il Giappone nei piani per il caccia Tempest. Accordi militari che svelano anche rapporti economici e diplomatici di più ampio respiro.

Con l’ingresso del gruppo d’attacco della Queen Elizabeth nel Mar Cinese Meridionale, c’è la possibilità che anche forze esterne al quadrante occidentale del Pacifico siano interessate dalle reazioni cinesi. Per adesso la questione è stata sempre circoscritta ai Paesi della regione o agli Stati Uniti. Mentre ora l’arrivo della flotta britannica cambia la percezione di uno scontro che Washington ha sempre voluto allargare a tutto l’Occidente. Un tema che è stato particolarmente battuto anche durante gli incontri di Joe Biden in Europa.

Il rischio di tensioni fa tornare alla mente quanto avvenuto a giugno nel Mar Nero, quando la Marina britannica è stata coinvolta in un incidente con le forze russe in Crimea. Anche in quel caso la Royal Navy ha solcato acque considerate sovrane da parte della Russia provocando l’ira di Mosca. Un incidente che servì alla Russia per dimostrare le proprie linee rosse in un momento di alta tensione con la Nato, ma che servì anche allo stesso Regno Unito per manifestare il proprio disinteresse verso le scelte delle potenze contrarie al blocco atlantico. La certezza della libertà di navigazione e la possibilità che la Marina britannica navighi liberamente nelle acque considerate internazionali è un messaggio che dal Mar Nero è arrivato direttamente al Mar Cinese Meridionale. E ora Pechino attende ed è pronta a reagire.

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