Mari bollenti in Asia: tra sottomarini e navi da guerra è corsa agli armamenti

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Le acque dell’Indo-Pacifico sono sempre più incandescenti. Le molteplici tensioni incrociate che coinvolgono i principali attori della regione hanno trasformato quest’area in un ring. Anche perché, mentre la Cina continua nel percorso di ammodernamento dell’esercito, marina compresa, i partner asiatici degli Stati Uniti stanno cercando in tutti i modi di giocare di sponda con Washington per rafforzare a loro volta le rispettive forze armate.

Nella generale corsa agli armamenti che sta pervadendo l’Asia, e che sta sempre più raggiungendo un pericoloso punto di ebollizione, troviamo, in particolare, una tendenza che dovrebbe tuttavia essere analizzata con attenzione: il rafforzamento degli armamenti navali.

Già, perché, nel caso in cui dovessero scoppiare conflitti o guerre nel continente asiatico, è altamente probabile che le sorti di tali scontri si decideranno in mare aperto. Almeno a giudicare dai dossier più caldi: dalla questione taiwanese alle rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, fino al confronto Usa-Cina. Nessuno vuole offrire vantaggi all’avversario né farsi cogliere impreparato.

Il rafforzamento della Cina

Per la Cina stiamo parlando di un’inevitabile modernizzazione dell’esercito, da compiere di pari passo con gli sviluppi politici, economici e commerciali del Paese. Per gli Stati Uniti, al contrario, ogni balzo in avanti effettuato da Pechino in un settore strategico fa scattare un campanello di allarme.

È accaduto così anche per quanto concerne il rafforzamento della marina cinese. Numeri alla mano, Pechino possiede la più grande marina del mondo. Mentre la flotta degli Stati Uniti continua a sfoltirsi – al momento Washington controlla 297 navi e conta di scendere a 280 entro il 2027 – la Cina ne conta 355 e punta ad arrivare a quota 460 entro il 2030. Insomma, il Dragone sta mostrando i muscoli nel Pacifico occidentale. 

Nel corso dell’ultimo anno, Xi Jinping ha varato la sua terza portaerei, la Fujian, nota anche come Type 003 (la prima che, per tecnologie utilizzate, caratteristiche tecniche e dimensioni è in grado di rivaleggiare con i colossi della Us Navy). Dotata di catapulte elettromagnetiche per il lancio di aeromobili e di un ponte di volo piatto, si aggiungerà presto alle altre due portaerei: la Liaoning e la Shandong.

Nel frattempo, la marina cinese starebbe testando i primi prototipi di sottomarini robotici. Le immagini ad alta risoluzione, scattate dai satelliti di Maxar Technologies, hanno immortalato la presenza di alcuni veicoli sottomarini senza equipaggio extra-large (Xluuv), presso la base navale cinese di Hainan. Come se non bastasse, Pechino può vantare nuovi missili da crociera anti nave supersonici, come gli Yj-12 e gli Yj-18, che rappresentano una sfida significativa per la marina degli Stati Uniti.



Il riarmo navale nell’Indo-Pacifico

La Corea del Sud, il Giappone e l’Australia hanno anch’essi potenziato le rispettive marine. Il Giappone si sta allontanando dalla sua costituzione pacifista e sta costruendo silenziosamente le sue forze armate e rivedendo il suo complesso militare-industriale. Tokyo può vantare alcuni dei sottomarini convenzionali più avanzati al mondo, come quelli di classe Soryu, che possono rimanere sott’acqua per lunghi periodi di tempo e sono dotati dei più recenti sensori e armi.

L’anno scorso la Corea del Sud ha sviluppato e testato il primo sottomarino al mondo con missili balistici a propulsione convenzionale, ed è ora uno dei pochi Paesi che può vantare questa capacità. Seoul sta inoltre sviluppando il proprio missile da crociera supersonico a lungo raggio, affidandosi alle vaste industrie high-tech nazionali.

Taiwan ha a sua volta intrapreso il proprio programma di armamenti, con l’intento di fabbricare il proprio sottomarino di fabbricazione taiwanese. Taipei prevede di costruire una flotta di propri sottomarini in pochi anni, e sta raddoppiando la sua capacità di costruire missili a lungo raggio.

Discorso a parte merita l’Australia, che fa parte del patto Aukus assieme a Usa e Uk. Il governo australiano ha recentemente proposto di incrementare il suo bilancio della Difesa a circa 30 miliardi di dollari, una cifra che vale il 6,3% del budget per la spesa pubblica del Paese. Gran parte di questo investimento è stato pensato per acquisire i sottomarini nucleari previsti dall’intesa con Washington e Londra. Ha inoltre previsto di procurarsi tre sottomarini di classe Virginia dagli Stati Uniti da qui al 2030, e prenderà anche in considerazione l’acquisto di altre due navi, nel caso in cui dovesse essere necessario.

Queste sono soltanto le novità più rilevanti, visto che anche altri attori dell’indo-pacifico sono pronti a rafforzare le rispettive marine. E non solo quelle.