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Difesa

Make Canada Great Again! Carney vara il riarmo per rilanciare l’industria

Make Canada Great Again! Carney vara il riarmo per rilanciare l'industria. Gli scenari per Ottawa e Washington.

Riarmare il Canada per dare struttura alla sua ricerca di autonomia strategica, avviare un graduale disaccoppiamento dall’alleato americano, riaffermare l’indipendenza nazionale e rafforzare il tessuto industriale di un Paese che troppo spesso ha dato per scontato il suo ruolo di appendice settentrionale della superpotenza americana. Mark Carney è pronto a presentare un documento per dare un cronoprogramma all’ambizione di alzare al 5% del Pil la spesa militare di Ottawa, alla volontà di unire autonomia strategica e potenziamento industriale e all’obiettivo di consolidare ben 125mila nuovi posti di lavoro tramite il comparto della Difesa e le sue ricadute in termini di innovazione e ricerca.

L’ex banchiere centrale del Canada e del Regno Unito divenuto leader del Partito Liberale dell’ex primo ministro Justin Trudeau, entusiasta del sistema globale oggi in frammentazione, ha cambiato rotta rispetto alla visione tradizionale e si è fatto portavoce della necessità di mutare il paradigma politico mettendo in discussione l’unità inossidabile dell’Occidente e perorando il rilancio delle “medie potenze” come alternativa al clima di nuova Guerra Fredda e al rodeo dei tre maggiori attori del sistema globale (Usa, Cina, Russia). In un certo senso si pone come l’alternativa ideale a Donald Trump. Nei fatti emerge, però, sempre più come una figura in aperta simbiosi con The Donald. E la spinta sulla Difesa lo conferma. Ma andiamo con ordine.

Carney e il “Buy Canadian”

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca a gennaio 2025 ha creato una forza nuova: il nazionalismo canadese, spinto dalle minacce politiche ed economiche e dal senso di riscatto indotto a Ottawa dalle pressioni di Trump, dalle minacce di annessione alla guerra tariffaria, che hanno spinto all’avvicendamento Trudeau-Carney ma anche al ribaltamento del paradigma politico, con la sonora vittoria in rimonta del Partito Liberale al voto della scorsa primavera contro il Partito Conservatore di Pierre Poilievre, che erano stati in testa ai sondaggi per anni.

“Buy Canadian” è diventato lo slogan del centro-sinistra liberale contro una destra accusata di copiare la retorica di Trump su immigrazione, ambiente, valori culturali. E dopo essere partito con campagne di base di cittadini e distributori poco avvezzi a voler continuare a rifornirsi di merci statunitensi, “Buy Canadian” è diventato un progetto politico e strategico il 16 dicembre scorso, quando Carney, prima del celebre discorso a Davos dove ha predicato la nuova era delle medie potenze e la difesa del libero scambio, ha fatto propria l’idea di “contribuire a creare una solida catena di fornitura canadese dando priorità ai fornitori canadesi e ai beni e servizi realizzati in Canada, ove possibile” e “aiutare le industrie canadesi a diventare più autosufficienti e resilienti ai cambiamenti dell’economia globale”.

Canada First

Un programma che in alcuni settori, come proprio la difesa, apre anche a partnership come l’ingresso nella Security Action for Europe, ma che nasce dalla necessità di controbattere con un Canada First all’America First trumpiano. Oppure Make Canada Great Again, si potrebbe dire, guardando al riarmo utilizzato come leva keynesiana per investimenti strategici e ricerca di nuova occupazione.

Il Financial Times rivela che Ottawa si riserverà di “utilizzare l’eccezione per la sicurezza nazionale per indirizzare il lavoro verso aziende canadesi” e che il Canada “sta già esaminando un contratto del 2023 per l’acquisto di 88 caccia F-35 dagli Stati Uniti”, con i Gripen svedesi che sono possibili alternative. Inoltre, spiega il FT, il Canada “sta inoltre cercando di acquistare 12 sottomarini in grado di operare in condizioni artiche, con offerte concorrenti da parte di Corea del Sud e Germania che dovrebbero essere presentate il mese prossimo.”

Sono così diversi e così simili, Carney e Trump. Entrambi, a loro modo, uomini soli al comando che spiccano per carisma e autorevolezza sui loro fedelissimi. Nati nel mondo della finanza e degli affari, arrivati alla politica da outsider, scalatori di formazioni politiche che hanno rivitalizzato in fasi di crisi, il Partito Liberale canadese e il Partito Repubblicano, contro ogni aspettativa. Ne hanno cambiato profondamente il Dna. Trump ha sintetizzato molte anime, dall’Alt Right al neoconservatorismo rivisto in salsa Maga. Carney ha, come detto, rilanciato il nazionalismo liberale canadese.

Trump-Carney, così simili e così diversi

Sono figure opportuniste, nel senso più politicamente compiuto del termine: esempi dell’élite che ha plasmato la globalizzazione, a New York Trump, tra Ottawa e Londra Carney, di cui sono divenuti poi critici. Per Trump, perché il mondo dell’ordine liberale plasmato dagli Usa ha finito per ritorcersi contro Washington. Per Carney, perché la rottura che è esistita impone un nuovo paradigma. Ma nel quadro di una riunione del G7, probabilmente, sull’assunto di base della necessità di un cambio di rotta i due si troverebbero più concordi tra di loro che rispetto a tutti gli altri membri del consesso. La corsa canadese al riarmo e il Buy Canadian sono l’altra faccia della medaglia del piano di reindustrializzazione degli Usa, in cui Trump peraltro punta enormemente sulla spesa militare.

Mark Carney e Donald Trump alla Casa Bianca, 7 ottobre 2025 EPA/SHAWN THEW

Sullo sfondo resta ciò che la storia ha costruito e le contingenze non possono abbattere: il Canada vede la sua finanza investire ancora pesantemente negli Usa, gli scambi commerciali non sono tracollati per i dazi nonostante una flessione chiara, l’aumento della spesa militare di Ottawa è nel paradigma della Nato chiesto da Trump e gli Usa, nel loro rilancio della sicurezza emisferica, sono pronti a estendere al Canada la garanzia del Golden Dome, puntando inoltre sul Paese limitrofo per blindare l’Artico. Nessuno dei due, probabilmente, lo ammetterebbe mai. Ma Trump e Carney sono, sostanzialmente, i due volti dello stesso processo storico: la presa di consapevolezza del cambio d’epoca che l’Occidente si trova ad affrontare. E per il cui sviluppo ad oggi resta da capire quale sarà la direzione che si vorrà intraprendere.

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