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E così, con la solennità di un imperatore d’Europa in cerca di impero, Emmanuel Macron ha convocato a Parigi i capi di stato maggiore di 34 Paesi – un’armata Brancaleone di membri Ue, NATO e amici di amici – per discutere delle “garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. Il tutto mentre negli stessi giorni, in Arabia Saudita, americani e ucraini provavano a incartare un cessate il fuoco da servire a Mosca, come se Putin non avesse già in mano il coltello dalla parte del manico.

L’incontro parigino, però, non era solo un vertice, ma un’operazione di comunicazione politica. Il Presidente francese voleva dare l’ennesima dimostrazione della sua grandeur, mostrando al mondo che l’Europa non è solo un insieme di contabili tedeschi e burocrati di Bruxelles, ma che esiste una force de frappe in grado di incidere sullo scenario ucraino.

Il problema? Che dietro ai discorsi, agli applausi e ai brindisi non c’era nulla di concreto.

34 eserciti, zero decisioni

Il punto centrale della riunione era stabilire chi, tra i presenti, fosse davvero disposto a mettere gli scarponi sul terreno per garantire la sicurezza di Kiev dopo un eventuale cessate il fuoco. Zelensky ha chiesto 200mila uomini, l’Europa (che già fatica a metterne insieme 10mila per le missioni all’estero) ne promette 30mila. Numeri a caso, perché nessuno ha ancora capito chi li metterà davvero.

E soprattutto, dove andrebbero schierati questi soldati? Il fronte è ancora attivo, la Russia non ha alcuna intenzione di mollare e, in assenza di un accordo di pace solido, la famosa “missione di sicurezza” rischia di trasformarsi in un Vietnam europeo. Anche perché – dettaglio non trascurabile – gli USA non ci sono, e senza di loro gli eserciti Ue contano quanto il due di coppe quando briscola è bastoni.

Il nodo del denaro e il tesoro russo

Oltre alla questione militare, c’è quella finanziaria. Perché sostenere l’Ucraina costa, e l’Europa non ha un bilancio difensivo comune. I Paesi dell’Est vogliono finanziare Kiev con i 209 miliardi di asset russi sequestrati, mentre Germania, Francia e Italia frenano, temendo che una mossa del genere trasformi la piazza finanziaria europea in una zona off-limits per gli investitori. Della serie: colpire Putin, ma senza rischiare che ci si ritorca contro.

Macron insiste che “è il momento in cui l’Europa deve pesare il più possibile”. Dichiarazione bellissima, se non fosse che gli stessi leader europei non si fidano l’uno dell’altro. Ogni Stato ha la sua agenda, e la Francia ha già dimostrato con l’intervento in Africa (e il suo fallimento in Mali) che le operazioni militari a guida europea sono spesso più un problema che una soluzione.

La difesa europea che non esiste

Poi c’è la solita questione della difesa europea, che ciclicamente rispunta come una fenice bruciacchiata. L’idea che l’Europa possa avere un esercito comune è bella quanto irrealizzabile: ogni Stato vuole tenersi stretta la propria sovranità militare, e nessuno si sogna di cedere competenze a Bruxelles. La Commissione Ue ha persino nominato un Commissario alla Difesa, ma il suo ruolo è coordinare il nulla, perché nessuno ha intenzione di cedere nemmeno uno spillo del proprio arsenale a un organismo sovranazionale.

A peggiorare la situazione ci sono le differenze strategiche tra i Paesi membri: la Polonia e i Baltici vogliono un’azione dura contro la Russia, la Germania temporeggia per non compromettere il suo equilibrio con Mosca, mentre l’Italia cerca disperatamente di capire come stare in mezzo senza pestare i piedi a nessuno.

Londra prepara il piano B

A rendere tutto ancora più caotico ci pensa Londra, che tra pochi giorni riunirà una ventina di Paesi per discutere un’alternativa. Perché se la Francia cerca di guidare la difesa Ue, il Regno Unito (che nella Ue non è più) preferisce puntare su un’alleanza militare più ristretta ma più efficace, basata sugli alleati anglosassoni e su chi ha davvero qualcosa da offrire in termini di capacità bellica.

Quindi, mentre Parigi ospita summit su summit, Londra si prepara a stringere patti più operativi, magari con meno discorsi e più sostanza. E l’Europa? Resta come sempre a metà strada, incerta su quale direzione prendere.

Macron fa la voce grossa, ma la partita è altrove

Il vertice di Parigi, in sintesi, è stato un grande show politico senza risultati concreti. Macron ha cercato di ritagliarsi un ruolo da leader europeo della sicurezza, ma senza l’appoggio degli Stati Uniti e senza una reale coesione tra i Paesi Ue, la sua iniziativa rischia di restare una dichiarazione di intenti buona solo per i titoli dei giornali.

Intanto la guerra continua, Putin osserva, e l’Europa si divide. Come al solito.

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