In una recente audizione alla Commissione Affari Esteri del Senato, tenutasi il 13 marzo, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Luca Goretti, ha affermato, a margine delle considerazioni su GCAP ed F-35 (ritenuti giustamente la spina dorsale dell’AM), che si stanno aprendo altre collaborazioni industriali nel settore della Difesa tra Italia e Giappone.
In particolare, il CSM Aeronautica ha riferito che “in questo momento una delegazione italiana è in Giappone perché ci sono altre possibilità di crescita con loro per lo sviluppo di un loro addestratore e di un pattugliatore congiunto: quindi la collaborazione ha aperto ad altri orizzonti che erano impensabili fino all’altro giorno”.
T-346 e IFTS
L’addestratore potrebbe facilmente essere il T-346 di Leonardo, utilizzato dalla nostra Aeronautica Militare e su cui i piloti giapponesi stanno già effettuando pratica all’IFTS (International Flight Training School) di Decimomannu (Cagliari). Presso il centro, eccellenza mondiale per quanto riguarda l’addestramento avanzato propedeutico alla condotta di caccia di quarta generazione avanzata e quinta generazione (e quindi anche per la prossima sesta), piloti provenienti da alleati e partner, come il Giappone ma anche Singapore e Qatar, affrontano un periodo di formazione della durata di circa 9 mesi basato sul modello “train as you fight”, che vede la presenza di un simulatore di volo avanzato unico al mondo: le ore di volo che gli allievi svolgono a terra, all’interno del simulatore che riproduce esattamente il posto di pilotaggio del T-346 e offre una panoramica esterna a 360 gradi, sono equiparate a quelle di volo effettivo, pertanto è possibile effettuare missioni addestrative esattamente dello stesso livello didattico perché la tecnologia del simulatore, che sfrutta l’Intelligenza Artificiale ad apprendimento automatico (machine learning), permette di essere connessi in tempo reale coi velivoli in aria.
Il T-346 rappresenta, senza timori di peccare di superbia, il non plus ultra degli aerei da addestramento militare attualmente presenti sul mercato, e il Giappone, che utilizza attualmente il Kawasaki T-4 unitamente a una versione biposto del Mitsubishi F-2 per effettuare la conversione sul caccia monoposto, potrebbe effettivamente beneficiare del velivolo di Leonardo che ha incorporato un sistema avionico digitale, modellato sui suoi omologhi a bordo dell’ultima generazione di aerei militari come il Lockheed Martin F-22 “Raptor” e l’Eurofighter “Typhoon”, rendendolo adatto a tutte le fasi dell’addestramento al volo avanzato e riducendo così l’uso di aerei da combattimento a fini addestrativi.
La sinergia tra Leonardo e AM che ha dato alla luce l’IFTS, poi, suggerisce che la macchina sia la scelta migliore per la formazione dei piloti della JASDF (Japan Air Self-Defense Force).
Pattugliatori marittimi: una lacuna da colmare
Il Giappone potrebbe poi colmare una lacuna presente nelle nostre forze aeree che si consuma da qualche anno, ovvero l‘assenza di un pattugliatore marittimo armato.
Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Enrico Credendino, nel 2023 aveva riferito tra le varie criticità generate dall’attuale situazione geostrategica globale e in particolare nel Mediterraneo Allargato, che in merito alla questione della capacità antisom di tipo aereo “di qualsiasi versione (di velivolo n.d.r.) volessimo dotarci, italiano o straniero, serviranno 4 o 5 anni per averlo operativo. Quando ne abbiamo l’esigenza chiediamo agli USA di poter usare uno dei loro stanziati a Sigonella”. La nostra, infatti, è l’unica marina d’altura sprovvista di aerei da pattugliamento marittimo in versione antisommergibile.
Il pensionamento dei 18 Breguet Br 1150 “Atlantic” in forza al 41esimo Stormo dell’Aeronautica Militare, i cui ultimi esemplari sono stati radiati dal servizio a settembre del 2017, ha aperto un divario capacitivo nelle nostre Forze Armate. Il velivolo, ormai obsoleto, era concepito per la lotta ASW (Anti-Submarine Warfare), oltre che per la ricerca/soccorso e la sorveglianza marittima, mentre a oggi i velivoli che lo hanno sostituito, i P-72A dell’AM, non hanno la capacità di attacco antisom – sebbene siano predisposti per una futura integrazione di sensori e componenti aggiuntivi espressamente dedicati a questo compito.
Nel corso di questi anni si era parlato di diverse possibilità per colmare questa lacuna, tra cui l’acquisto di una versione ASW appositamente creata del C-27 (che non è in produzione) e l’arrivo dei pattugliatori statunitensi P-8 “Poseidon”, questi ultimi delle vere e proprie piattaforme multiruolo avendo avanzate capacità ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance). L’opzione nipponica, che forse sarebbe la migliore anche al di là del recente partenariato strategico viste le necessità di AM e MM, sarebbe il Kawasaki P-1, che è in servizio nell’aviazione della marina giapponese in 33 esemplari (e altri 3 in ordine).
Entrato in servizio nel 2013, il quadrimotore a getto ha un raggio d’azione di 2500 km, ma soprattutto nei suoi punti di attacco e nelle baie interne può trasportare siluri, missili antinave, mine, cariche di profondità oltre a tutto il necessario per la lotta antisom come le boe acustiche. Il velivolo potrebbe essere disponibile anche da subito per le nostre forze armate (AM ed MM), qualora si dovesse trovare un accordo col Giappone per la vendita immediata di un primo numero di esemplari già il servizio, come del resto ha fatto l’Italia per alcune unità navali entrate in servizio nella marina egiziana. Quasi sicuramente, il partenariato bilaterale porterebbe ad avere un P-1 dotato di alcune dotazioni elettroniche prodotte dall’industria nazionale, quindi con evidenti benefici per quanto riguarda il ritorno economico. Insomma sembra si stia palesando una possibilità che avevamo a lungo auspicato, anche, crediamo, per l’incertezza determinatasi dalla nuova politica del presidente Trump verso gli alleati europei.

