L’USAF adesso (ri)vuole i missili balistici aviolanciati

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Tra le pieghe del bilancio proposto dall’U.S. Air Force per il 2027, è comparsa una richiesta di finanziamento per lo sviluppo di un missile balistico aviolanciato (ALBM – Air Launched Ballistic Missile), insieme a ulteriori fondi per sviluppare un’evoluzione del missile ipersonico ARRW (Air-launched Rapid Response Weapon), altrimenti noto come AGM-183A. L’U.S. Air Force ha richiesto infatti 346 milioni di dollari iniziali per l’avvio della fabbricazione di armi ipersoniche nell’anno fiscale 2027, suddivisi tra 296 milioni per l’ARRW Increment 2 e quasi 50 milioni per avviare la progettazione di un ALBM. Entrambi i programmi, se finalizzati, puntano a potenziare l’attuale capacità di attacco a lungo raggio dell’aeronautica statunitense con sistemi ipersonici.

Nella richiesta di bilancio dell’U.S. Air Force non sono stati specificati i dettagli sulle capacità dell’ALBM, ma il portavoce ha affermato che l’arma sarà caratterizzata da “profili di traiettoria unici per colpire diversi tipi di bersagli” e che “l’ALBM fornirà ai comandanti operativi una capacità aggiuntiva per colpire diversi tipi di bersagli, garantendo una capacità di attacco altamente diversificata e resiliente”. Il nuovo programma è attualmente nelle prime fasi di sviluppo e la sua tempistica sarà definita non appena l’aeronautica USA finalizzerà i requisiti e la strategia di acquisizione, secondo quanto riferito dal portavoce.

Non è la prima volta che l’U.S. Air Force ricerca la capacità di lancio di missili balistici dall’aria: alla fine degli anni Cinquanta, era stato sviluppato il missile AGM-48 “Skybolt”, ovvero un missile balistico lanciato dai bombardieri strategici B-52 nato per effettuare attacchi nucleari stando a debita distanza dalle difese aeree sovietiche. Il Regno Unito si unì al programma per utilizzare il vettore sui propri bombardieri della serie V (Vulcan, Victor e Valiant) ma solo il Vulcan si dimostrò in grado di trasportarlo per questioni legate all’altezza da terra, essendo possibile montarlo solo su piloni subalari. Lo “Skybolt” venne cancellato a dicembre del 1962, dopo una serie di infruttuosi test, ma successivamente gli Stati Uniti ripresero gli studi per un vettore di questo tipo nei primi anni Ottanta, quando la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) varò il Joint Tactical Missile System (JTACMS). Inizialmente furono assegnati contratti per versioni lanciate da terra e dall’aria, con un simulacro del missile montato su un F-16, ma l’U.S. Air Force abbandonò il programma nel 1984 e il vettore entrò in servizio solo con l’U.S. Army nel 1991 diventando il noto ATACMS. Da allora gli Stati Uniti hanno cercato vettori di attacco in profondità da crociera lanciabili dall’aria, e gli ultimi sviluppi ipersonici, oltre al già citato ARRW, hanno portato all’HACM (Hypersonic Attack Cruise Missile).

Gli esempi di Israele, Russia e Cina

Tra le forze aeree occidentali chi ha sviluppato e messo in servizio un ALBM è Israele. Il 13 aprile 2019, l’aeronautica militare israeliana ha utilizzato per la prima volta in combattimento il missile balistico aviolanciato “Rampage” da aerei F-16 contro un impianto di produzione e stoccaggio di razzi a Masyaf, in Siria. Successivamente, durante l’operazione militare contro l’Iran dell’aprile 2024, l’aviazione di Tel Aviv ha utilizzato per la prima volta il vettore “Rocks”, derivato dall’ALBM per esercitazioni “Sparrow”, mentre sempre nello stesso anno è stato svelato lo “Air Lora”, ovvero la versione aerotrasportata del vettore terrestre “Lora”. Anche durante “Epic Fury” di quest’anno, risulta che Israele abbia utilizzato gli ALBM “Rocks” da F-16 ed F-15. Forse proprio i successi ottenuti da Israele nel recente conflitto contro l’Iran, in cui gli ALBM sarebbero stati usati per colpire le postazioni della difesa aerea, ha convinto l’U.S. Air Force a tornare sui suoi passi e a richiedere fondi per sviluppare un vettore di questo tipo.

Sebbene un ALBM sia capace di esprimere una velocità compresa tra Mach 5 e Mach 7, non è possibile definirlo strettamente ipersonico – secondo la nuova definizione – in quanto non possiede capacità manovriere tali da poter cambiare repentinamente e decisamente la sua traiettoria al pari di altri vettori di questa famiglia. Nonostante questo, un ALBM può avere piccole capacità di manovra nella sua fase terminale, nonostante la traiettoria balistica, pertanto risulta essere uno strumento idoneo per effettuare missioni di distruzione delle difese aeree o di decapitazione dei centri C3 (Comando, Controllo e Comunicazione) in ambiente ostile contestato. In base al carico bellico e alla velocità finale, può essere anche uno strumento idoneo a colpire obiettivi induriti. L’esempio in tal senso è dato dal russo Kh-47M2 “Kinzhal”, più volte utilizzato nel conflitto ucraino per distruggere obiettivi corazzati come bunker o depositi di munizioni. Anche la Repubblica Popolare Cinese ha sviluppato ALBM (almeno due, il YJ-21 e il JL-1 derivato dal DF-21D “Carrier Killer”) a testimonianza della validità del principio di questo tipo di attacco stand-off.

Per quanto riguarda gli attuali missili ipersonici dell’U.S. Air Force, il bilancio per il prossimo anno include 452 milioni di dollari per l’implementazione dell’ARRW e 404 milioni di dollari per avviare l’acquisizione dell’HACM. Entrambe le richieste di fondi non specificano il numero di missili che si intende acquistare. L’HACM è forse la piattaforma più interessante: sviluppato da Raytheon, sussidiaria di RTX, è un vettore con motore scramjet più piccolo dell’ARRW, il che significa che può essere lanciato sia da caccia che da bombardieri. Sebbene alcuni problemi di progettazione ne abbiano leggermente ritardato il programma, l’U.S. Air Force è attualmente nella fase di test sul campo e prevede di avviare le attività di dispiegamento nell’anno fiscale 2027. l’aeronautica USA prevede di continuare a finanziare la ricerca e lo sviluppo dell’HACM almeno fino al 2031, con una spesa totale di 3 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.