La corsa dei Paesi europei alla crescita della deterrenza militare contro i Paesi rivali del blocco occidentale passerà anche per il rafforzamento del deterrente atomico? Le parole del segretario uscente della Nato, Jens Stoltenberg, di recente sono state chiare: l’Alleanza Atlantica dovrebbe modernizzare e rendere più sicuri i propri arsenali, ha dichiarato al quotidiano britannico Telegraph il politico norvegese, da dieci anni segretario della Nato.
Più deterrenza atomica per l’Europa
Stoltenberg ha chiesto che “i missili siano tolti dai depositi” invitando, quindi, i Paesi possessori di armi nucleari nella Nato, Usa, Regno Unito e Francia, ad alzare i livelli di preparazione degli arsenali e, potenzialmente, a espanderli. Un passaggio che può coinvolgere anche gli Stati europei che condividono accordi di condivisione delle atomiche, come l’Italia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania, che in condivisione con gli Usa possono operare con le atomiche a stelle e strisce presenti sul loro territorio.
E visto che oggigiorno il rafforzamento della deterrenza punta verso Mosca, è chiaro che il nuovo oggetto del contendere sarà proprio il Vecchio Continente. “Sia gli Stati Uniti sia il Regno Unito hanno affidato i loro deterrenti nucleari alla Nato, mentre altri alleati europei condividono il peso della responsabilità immagazzinando armi sul loro territorio e investendo nei sistemi per lanciarle”, ha sottolineato il Telegraph.
Inoltre, “il numero di armi nucleari operative è top secret, ma le stime suggeriscono che il Regno Unito ne abbia circa 40 su 225 schierate contemporaneamente. Gli Stati Uniti ne hanno circa 1.700 su 3.700. La Francia, la terza potenza nucleare della Nato”, ha ricordato la prestigiosa testata britannica, “non mette il suo arsenale atomico a disposizione dell’alleanza a causa della decisione di lunga data di mantenere l’indipendenza rispetto alla propria deterrenza”. In ogni caso, più prontezza degli arsenali vorrebbe dire più atomiche schierate. E per l’Europa un ritorno alla logica della Guerra Fredda, quando i missili a media e lunga gittata di Usa e Urss si schieravano sul fronte delimitato da Nato e Patto di Varsavia.
La condivisione nucleare prende piede
A completare un quadro incerto, si sottolinea la continua dipartita degli accordi bilaterali con cui Washington e Mosca avevano incardinato in flussi politici precisi la competizione atomica. Dal trattato Start all’Inf, che normavano i numeri di testate e armi a media e lunga gittata a disposizione, tutti i cardini diplomatici sono caduti. L’atomica è fattore di equilibrio solo se il suo governo si inserisce in uno schema politico chiaro. Se no è, per citare Giorgio La Pira, “frontiera dell’Apocalisse“. La Nato alza la preparazione atomica, gli Usa pensano addirittura di riarmare i vecchi B-52, la Russia modernizza gli arsenali, la Cina secondo Stoltenberg si avvia verso un bacino di mille testate.
In mezzo, c’è l’Europa. Terreno di competizione e punta di lancia della proliferazione nucleare dei nostri tempi. Con Paesi come la Polonia che, entusiasticamente, in nome della rivalità con la Russia mirano a espandere gli accordi di condivisione nucleare con gli Usa, avvicinando ai confini di Mosca la proiezione atomica del campo atlantico, e altri come la Germania ove si riapre addirittura la discussione sulla possibilità di avere un deterrente autonomo capace di partecipare a un nucleare militare di rango europeo. Un piano che ha unito il ministro delle Finanze e leader liberale Christian Lindner, l’ex ministro degli Esteri Joschka Fischer, dei Verdi, e diversi esponenti di Spd e Cdu.
L’idea dalla Germania: un Eurodeterrente
La Germania come perno di un “Eurodeterrente”, come ha detto Lindner. Ma come ha scritto War on the Rocks, “presentando le armi nucleari come una rapida soluzione alla sicurezza, le élite della politica estera tedesca cadono in quella che chiamiamo la trappola delle superarmi: l’idea seducente che una singola tecnologia bellica possa risolvere il dilemma della sicurezza di un Paese”.
In particolare, “la Germania non dispone della struttura delle forze, della tecnologia, delle competenze e delle infrastrutture necessarie per sviluppare e mantenere un proprio deterrente nucleare credibile. Berlino dovrebbe rinnovare la propria industria nucleare o acquisire altrove il materiale, il know-how e la tecnologia necessari. Berlino potrebbe voler testare le sue bombe nucleari per ragioni operative e di credibilità, sollevando la questione di dove le testerà e su chi avranno un impatto“. Un dato che parla di come la proliferazione nucleare senza regia politica per fermare la competizione tra potenze possa aumentare, e non diminuire, i rischi per chi la maneggia. Un monito, mutatis mutandis, a uno Stoltenberg sempre più “falco” nella fase finale del suo mandato. Che invita a non prendere alla leggera certi scenari.

