Almeno tre anni: ecco quanto ci vorrà perché l’Ucraina possa ricevere i caccia Jas-39 Gripen dalla Svezia, con un procurement di 100-150 esemplari che inizierà dal 2026. Il versatile aereo di “quarta generazione e mezza”, sviluppato nelle sue versioni più recenti come caccia multiruolo e recentemente fresco di battesimo del fuoco dopo l’entrata in servizio nel 1996 nel conflitto tra Thailandia e Cambogia, è da tempo agognato da Kiev per la guerra con la Russia.
La versatilità del Gripen
Del resto, nota Airforce Technology, “gli svedesi sono inoltre addestrati a pilotarlo su strade e autostrade, quindi è in grado di operare bene nelle difficili condizioni di un Paese devastato dalla guerra”. Per Defense News questa versatilità “consentirebbe inoltre all’aeronautica militare ucraina di effettuare missioni di combattimento aria-aria o aria-terra su distanze maggiori e con carichi più pesanti”
Resistente, robusto, poco costoso e capace di muoversi e decollare in ogni condizione meteo, il Gripen è un eccellente aereo da combattimento. Ma l’orizzonte temporale della fornitura appare tutt’altro che funzionale a farlo entrare in linea per giocare un ruolo sostanziale nella difesa ucraina contro le armate di Vladimir Putin e l’offensiva aerea e missilistica che esse pongono in essere contro Kiev.
Prima la difesa della Svezia, poi quella dell’Ucraina
Il motivo è chiaro: la priorità, per i Paesi euroatlantici, va sempre alla difesa nazionale. Il premier di Stoccolma, Ulf Kristersonn, che a inizio anno ricordava il rischio per la Svezia di trovarsi “né in guerra né in pace” con la Russia, lo ha reso ben evidente. E le scelte dell’Aeronautica Reale Svedese lo confermano.
Nei giorni scorsi Saab ha consegnato alla Svezia, in linea con le previsioni, le prime unità del Gripen E, ultimo aggiornamento del caccia che, ricorda Ares – Osservatorio Difesa, “può essere considerato a buon ragione un velivolo completamente nuovo, avendo un motore più potente che gli conferisce autonomia e raggio d’azione decisamente più elevati, così come capacità di carico utile nettamente migliorate, mantenendo peraltro le caratteristiche di facilità di manutenzione e di supporto limitato richieste dal Gripen”. Saab fornirà 60 Gripen E alla Svezia, con alcune unità allestite in Brasile presso gli stabilimenti Embraer, e poi inizierà la produzione per l’Ucraina.
Il Gripen e il riarmo svedese
I tempi lunghi previsti per la consegna al Paese invaso nel 2022 dalla Russia lasciano pensare, dunque, che la Svezia non si priverà dei Gripen C e D oggi in funzione ma contribuirà a puntellare con queste nuove unità la difesa aerea di Kiev, in un contesto in cui nel prossimo decennio Stoccolma investirà l’equivalente di 31 miliardi di euro aggiuntivi per portare al 3,5% le spese militari in rapporto al Pil e consolidare la sua capacità di difesa. Quest’ultima rimane il nerbo del programma, che si inserisce in un ambizioso programma con cui la Svezia vuole fare della deterrenza contro future misure russe a Est un perno del suo ruolo nell’Alleanza Atlantica e che passa anche per il potenziamento dell’Ucraina.
Caccia a Kiev per “testare” l’industria di Stoccolma
La fornitura di Gripen, dunque, con ogni probabilità sarà, magari anche grazie al finanziamento del piano europeo Purl (Prioritized Ukraine Requirements List), orientata a una visione di medio-lungo periodo, presumibilmente oltre un possibile termine dell’attuale conflitto. E viene quasi da pensare che l’obiettivo militare-industriale della Svezia preceda quello strategico di appoggio all’Ucraina: da un lato, il Gripen E potrà essere venduto in un teatro dove un impegno operativo non è da escludere e servirà a generare commesse e visibilità per il ritrovato più noto dell’industria degli armamenti del Paese, a lungo “autarchica” per via della neutralità del Paese conclusa nel 2024 con l’ingresso nella Nato.
Dall’altro, con gli ordini di Gripen per l’Ucraina si potranno consolidare le attività delle fabbriche Saab e le partnership tecnologiche e industriali ad essa sottendenti per far scaldare i motori al sistema degli armamenti svedese in vista del progettato piano per un caccia di sesta generazione a cui Stoccolma spera possa unirsi anche la Germania. Tutto si tiene: ma ora più che mai emerge che anche per i Paesi più critici di Mosca oramai la difesa dell’Ucraina è una derivata prima della difesa dell’Europa e i piani di fornitura di armamenti una proposizione subordinata al riempimento degli arsenali europei.
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