100 miliardi di dollari di armi americane da acquistare con il sostegno europeo e via ad una partnership da ulteriori 50 miliardi per produrre in sinergia e co-progettazione droni di ultima generazione: Volodymyr Zelensky ha offerto a Donald Trump un faraonico patto sulle armi nell’incontro alla Casa Bianca con cui vuole dimostrare come l’Ucraina sia pronta a fare la sua parte, anche economicamente, per partecipare alla sicurezza collettiva dell’alleanza occidentale e garantire la sua stessa stabilità in vista di un possibile cessate il fuoco con la Russia.
Kiev, sostanzialmente, vuole applicare un duplice modello: strutturare una “strategia del porcospino” di stampo taiwanese da un lato, armandosi con diversi apparati difensivi in grado di scoraggiare qualunque invasione e di interoperare con le forze armate Usa e alleate, evolvendo dall’altro un approccio alla israeliana per fare del settore della difesa e della sicurezza un volano di crescita economica, sviluppo tecnologico e aumento della proiezione nazionale. Kiev e Zelensky vogliono veder il Paese rifiorire e rinascere dopo la guerra unendo il volano economico e quello securitario.
Sul primo fronte, non a caso, l’Ucraina intende dotarsi di armamenti americani capaci di sostenerne la sicurezza, a partire dai vitali sistemi antiaerei Patriot, capaci di schermare i cieli della capitale Kiev e delle altre aree strategiche, comprando anche missili a breve e medio raggio e diverse infrastrutture di lancio, secondo documenti consultati dal Financial Times. Ma è sul secondo piano che Kiev ha le maggiori attenzioni. La guerra difensiva condotta dal 2022 contro la Russia ha stimolato l’inventività e la ricerca del Paese, che in campi come quello dronistico oggi gioca da avanguardia internazionale.
Vitaliy Nabukhotny dell’Atlantic Council ha scritto a giugno che Kiev dal 2022 a oggi sta “ridefinendo il ruolo dei droni nella guerra moderna” dato che “l’Ucraina è stata anche pioniera nell’uso di droni e software di supporto per svolgere compiti di sorveglianza, mappando il campo di battaglia e fornendo una consapevolezza situazionale in tempo reale delle posizioni nemiche”.
L’analista fa notare che “questa capacità di ricognizione non è di per sé nuova, ma ha subito significativi miglioramenti negli ultimi anni”, dato che Kiev con le sue forze armate ha dimostrato che “informazioni accurate e aggiornate consentono ai comandanti di prendere decisioni informate in tempi rapidi, migliorando l’efficacia delle operazioni militari”, sfruttando in maniera dinamica, mirata e mai solo scenografica, inoltre, anche l’innovazione dei droni navali, flagelli della flotta russa nel Mar Nero.
L’Ucraina può mettere a disposizione know-how, tecnologie, capitale umano e sviluppi operati direttamente dall’impegno bellico per contribuire a supplire a vuoti di capacità e problematiche nella ricerca, trovando inoltre negli affari militari un utile fattore di diversificazione economica. Il governo ucraino ha già fatto nascere una joint venture con la tedesca Rheinmetall in Ucraina e quest’anno Zelensky spera che anche con gli Usa si possa far partire una fruttuosa collaborazione.
Ad agosto è poi partita Brave1, l’incubatore tecnologico sostenuto dal governo di Kiev per accelerare le tecnologie ucraine e favorire le partnership internazionali, che ha già contatti con 45 aziende. “L’iniziativa consente alle aziende straniere di testare i propri prodotti sul fronte ucraino o di delegare le valutazioni a Brave1, con i militari che conducono le prove e forniscono feedback. L’azienda supervisiona inoltre le dimostrazioni dopo un briefing online e fornisce report dettagliati ai partecipanti”, nota “The Defense Post”.
Per Kiev, prosegue la testata, “le innovazioni ucraine testate sul campo di battaglia, unite alla capacità scientifica e tecnologica dell’Europa, sono fondamentali per costruire una partnership in grado di affrontare le sfide in continua evoluzione per la sicurezza”. La “fortezza Ucraina”, Israele in potenza dell’Europa orientale, è il modello che Zelensky ha in mente per il dopoguerra. Sperando che consolidarla aiuti a promuovere sicurezza, stabilità e, en passant, crescita economica.